Archivi del giorno: 14 agosto 2007

Evagelion reloaded

Mentre ero in crociera con Giuliano ci siamo rivisti tutto Neon Genesis Evangelion. Lo so cosa pensate. Stai in crociera e ti vedi un cartone animato giapponese. Il fatto è che ognuno si rilassa come preferisce, e la visione di serie televisive, cartoni animati et similia è uno degli immancabili riti delle nostre vacanze.  Ergo, ci siamo visti Neon Genesis Evangelion.

Era il 2000, e MTV trasmise una maratona televisiva di robottoni giapponesi. Fu così che vidi le prime due puntate di Evangelion. Pensai che era tra le cose più belle che avessi visto a livello di anime. Per questo nel 2001 me lo seguii tutto. Ci stavo in fissa peggio che per Lost ora. Seguivo le puntate con ansia crescente, persino con inquietudine, e ogni puntata era meglio della precedente. Sentivo che il finale sarebbe stato memorabile, che ci sarebbe stato un prima e dopo Evangelion nel mondo dell’animazione dopo che avessi visto come finiva.

Gli ultimi due episodi mi lasciarono basita. Non capivo. O meglio, mi rifiutavo di capire. E gli angeli? E la Nerv? E la Seele?  Ok, Shinji trova la sua strada, ma tutto il resto? Non ci spiegate niente?

Da allora mi infervoro ogni volta che qualcuno parte dicendo che Evangelion è un capolavoro. Di fronte alla mie rimostranze mi veniva risposto: “Vediti il film The End of Evagelion e vedrai che capirai tutto”. Rispondevo che me l’ero visto e l’avevo trovato inutilmente violento, con scene di una gratuità allucinante, con personaggi incoerenti rispetto alla serie  e le tanto sospirate risposte erano criptiche e raffazzonate. Anno divenne per me il prototipo dell’artista convinto che per fare bene bisogna essere incomprensibili, ma in compenso metterci tanta eleganza formale.

Poi, quest’estate abbiamo deciso di dare una seconda chanche a Evangelion. E ce lo siamo rivisto. Tutti i 26 episodi televisivi in director’s cut, più The End of Evangelion. Un tour de force condotto con animo piuttosto scettico. Perchè Evangelion ci aveva delusi davvero tanto, a suo tempo.

Questa seconda visione non ha radicalmente cambiato il mio giudizio sulla serie. È evidentemente ben fatta per un buon 80% dei suoi episodi: ottima animazione, grande regia, grandissima sceneggiatura. Ma non va a parare da nessuna parte. O meglio, ci va, ma sbandando orribilmente, disbrigando al minimo la trama, e facendolo per altro con sufficienza, con l’aria di chi sta spiegando l’ovvio ad un cretino.

Eppure ci sono cose fantastiche. Eppure, nonostante io sapessi perfettamente che il quadro generale non si sarebbe mai chiarito, ci sono cascata dentro. Mi sono appassionata di nuovo. Ho ammirato la regia e la sceneggiatura. Ho sperato l’insperabile. Mi sono insomma lasciata attrarre dalla confezione dei cioccolatini, dal loro aspetto laccato e perfetto. E mi sono dimenticata dell’amaro che c’era in fondo.

Evangelion mi apre la porta ad una marea di riflessioni sul lavoro di chi racconta storie, sulle difficoltà di un mestiere del genere. È importante quel che racconti, è importante come lo racconti. È importante la lingua che usi, le immagini, i colori. Me è importante anche il senso profondo, senza non c’è storia. Ed è importante la mera trama, contano i fatti e dove portano. E poi è importante il mondo che hai costruito…e così via all’infinito, in un elenco di centinaia di aspetti cui devi badare per scrivere una buona storia.

Evangelion è la perfezione formale. Ti affascina con una confezione ottima. Per 20 episodi fila via come un treno, ed è compatto, denso e persino bello a vedersi. Ma poi si sfalda. Anno se ne parte per la tangente concentrandosi solo su Shinji. Intendiamoci, bella la sua trattazione delle pippe esistenziali del pilota più problematico della storia dei robottoni. Ma si dimentica fatalmente che lui questa crescita ce la stava raccontando con una storia, una storia in cui c’erano gli Anegli, e la Nerv, e la Seele. Non puoi, davvero, non puoi dimenticarti la storia proprio alla fine. Perchè se davvero era solo Shinji che ti interessava, allora avresti dovuto farci 26 episodi ambientati solo nella sua testa.

The End of Evangelion è anche peggio. I personaggi smarriscono la propria caratterizzazione. Il subplot sottotestuale del rapporto quasi incestuoso tra Misato e Shinji non ha ragione di emergere fuori dal cilindro con una battuta volgare come: “Quando torni ti darò il resto”. E anche Shinji che si masturba davanti a Asuka è una scena di cui si fatica a comprendere il senso, e che nel contesto appare del tutto gratuita. È un finale posticcio, una spiegazione che non spiega niente, annegata com’è tra discorsi pseudofilosofici che diventano sempre più spicci. Freud for dummies, Pirandello da Bignami.

Dov’è finito Evangelion? In quale esatto momento del processo creativo Evangelion si è dissolto? Quale è stato il problema? Scarsa pianificazione iniziale? Forse Anno non ha mai davvero saputo cosa volesse Gendo Ikari e in che senso i suoi scopi erano diversi da quelli della Seele?

Non lo so. Ma so che c’è qualcosa da imparare da questa storia monca. Qualcosa che devo capire. Perchè anch’io racconto storie.

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