Premessa: non sono morta. Solo, stamattina ho avuto una riunione, e poi dopo pranzo sono venuta a casa. Il raffreddore mi sta mettendo ko. Non è bastato neppure il gluewein…forse potrà qualcosa la tachipirina più tardi
Non si può cercare un negozio
di antiquariato in via del Corso
Ogni acquisto ha il suo luogo giusto
e non tutte le strade sono un percorso
Niccolò Fabi, Il Negozio di Antiquariato
Il centro commerciale e l’ipermercato sono una gran comodità. Senza non so esattamente come farei a mangiare. Ma è anche vero che a volte si ha bisogno di certi negozi un po’ più particolari.
Ora, una bottiglia di vino la posso andare a comprare anche al supermercato sotto casa mia. Ha una buona sezione di vini, e si riesce a trovare anche qualcosa che costi un po’ di più. Ma l’enoteca è pur sempre l’enoteca. Così come la piccola libreria ha un fascino che Messagerie si sogna.
È che a volte entri in questi piccoli negozi, e capisci che sei nel posto giusto. Fanculo alle strategie di marketing, al minimalismo di certe vetrine che devono contenere il minor numero possibile di capi per essere chic. Si fottano gi scaffali anemici di certi megastore, in cui l’apparenza conta più della sostanza. I piccoli negozi di cui parlo io sono pieni come uova. Gli scaffali traboccano. E sono piccoli. Neppure troppo fighi. Ma trasudano di amore per il prodotto.
Il negoziante conosce bene la sua merce, e quando te la dà in mano non manca mai di raccontarti qualche aneddoto su quel che stai comprando. Lui non è un co. co. co. giustamente scoglionato, e non ha fatto qualche settimana di stage per imparare a venderti il prodotto del momento. Lui quel negozio l’ha tirato su col sudore della sua fronte, ed è contento di lavorarci. Lui è per il rapporto umano: magari conosce persino i suoi clienti, e sa sempre cosa ti sta vendendo. Non ti dice: “Chi??” se gli chiedi qualcosa di un filo più esotico del solito.
Così l’ultima volta che sono stata nella mia enoteca di fiducia. È un negozio di questi. Piccola, coi vini ammassati sugli scaffali fino al soffito. Non disordinata. Raccolta. E il proprietario, quando mi ha dato quel che cercavo, si è dilungato a raccontarmi del vitigno, e dell’etichetta. A me è venuto naturale raccontargli perchè avessi scelto proprio quella bottiglia, e non un’altra.
Oppure a Cefalù, un mese fa circa. Giuliano è appassionato di libri antichi. L’ultimo acquisto è uno scassatissimo libro del 1684. Per questo, quando abbiamo visto questo negozio di anticaglie lungo il corso ci siamo fiondati. Musica jazz di sottofondo, e roba ammassata ovunque. L’odore di antico, la carta ingiallita. Ci siamo messi a frugare nella pila di libri vecchi, tirando fuori una serie di cimeli del Ventennio. Tra cui questo libello che riassumeva l’ideaologia fascista. Una cosa che andrebbe fatta leggere nelle scuole, per capire cosa è la propaganda, cosa la dittatura, e di conseguenza il Ventennio, nelle parole di chi il consenso lo creava.
Il negoziante ci ha intrattenuti con una serie di altri libelli a dir poco fantastici: tra questi, una delirante opera di un prete che paragonava Mussolini a San Francesco, con tanto di foto esplicative e confronto punto per punto. E via a parlare, la Madonna del Manganello e altre amenità.
Ecco. A volte uno ha bisogno di posti così. L’ipermercato per il mero sostentamento, il luogo un cui la merce è davvero solo bene di consumo, in cui le persone cessanno di essere individui per farsi massa, e questi piccoli negozi per il cibo spiritule. La bottega che riesce a dare vita alla pagina inanimata e consunta, l’enoteca che dà un’anima a ciascuna bottiglia. Perchè anche le cose, nelle giuste mani, non sono semplici oggetti.