La sofferenza altrui mi fa paura. Non so esattamente cosa del loro dolore mi spaventa. Credo sia la mia cronica incapacità di riuscire a fare qualcosa per lenirlo. Che poi probabilmente non è incapacità mia, è incapacità generica. Cosa dici a chi ha perso un figlio? A chi non ha più un genitore? C’è qualcosa che si può dire?
In teoria il dolore ci accomuna. È l’esperienza che facciamo tutti nella vita, cieca come la morte; capita ai ricchi, ai poveri, agli stronzi e ai santi senza distinzione, e ci riporta al nostro nucleo più vero, ci espone nudi e senza difese. Eppure non ci avvicina. Quando soffri sei al di là, dove nessuno ti può davvero raggiungere. Appartieni ad un mondo diverso, hai una più profonda percezione delle cose, più viva e terribile. Ed è forse questo che mi spaventa. Fare i conti con la vita quando fa sul serio, quando colpisce basso e senza pietà.
Così mi sono ritrovata a tacere per dieci minuti a telefono con una mia amica. Lei piangeva dall’altro capo del filo, e io guardavo il terrazzino dell’albergo, a 600 km da lei. L’ultima volta che ci siamo viste è stato al mio matrimonio. Penso che spesso, quando ci sentiamo a telefono, stiamo zitte. Capitava, quando ci frequentavamo di più.
E lei mi diceva di essere arrabbiata, mi diceva che era come nei suoi incubi e io riuscivo solo a dire “ti capisco”, senza farglielo davvero sentire. Del resto, che vuoi capire? Tu non puoi capire, è da sciocchi avere la presunzione di capire. E mi sono sentita molto, molto inutile.
Oggi sono andata al funerale. Ci siamo abbracciate, io le ho detto che le voglio bene, le ho schioccato due baci sulle guance. Ma forse alla fine l’ho fatto più per me che per lei. Andare. Salutarla e stringerla tra le braccia. Per sentirmi meno impotente. Per cercare le risposte che non ci sono. Per mettere l’ennesima pietra su questa strada infinita, su questo mio dialogo sempre più complicato con la vita e con la morte.
P.S.
Aggiunta qualche foto delle presentazioni di sabato a Lamezia Terme. Grazie a chi mi ha invitto e mi ha regalato questo splendido fine settimana, e a tutti quelli che si son sorbiti i miei deliri su vita e libri