Archivi del giorno: 21 novembre 2007

La vita ai tempi di Bianchina

Mi ci metto su in genere quando torno da lavoro. Un’ora dalle 18.30 alle 19.30. E poi dopo cena. 20.30, 21.30. Ma perdo spesso la cognizione del tempo. Mi intestardisco, mi metto là a fare le tre note che ho imparato.
Ok, re, sol, si, la. No, scema, la terza corda, non la seconda! Così, ok. Allora, re, sol, si, la, re…re! Ma che cazzo sto pizzicando? Ah, il sol. Uffa. Vabbeh, ricominciamo. Re, sol, si, la, re, do. No, quella è la prima corda. E il secondo tasto, per altro, ad essere precisi.
E via così per due ore. Motivetti scemi, gli stessi su cui mi incaponivo quattordici anni fa, quando presi in mano la prima volta il flauto dolce. Solo che lì è facile, ogni dito un foro. Qua no. Ogni dito sei corde e un fottiliardo di tasti, e il cervello, le mie dita, ancora non sanno dove stanno, come pigiarli e dove. Questione di abitudine, lo so. Questione di perseveranza, di costanza. E mi convinco che queste doti ce le ho. Ho perso 15 chili, sto mantenendo il peso, posso farcela ad imparare anche la chitarra.
Ieri ho smesso perchè dovevo scrivere, ma soprattutto perchè non mi sentivo più l’indice. Era di un lieto viola, con su inciso il solco della corda. Poi ho fatto una cosa. Indubbiamente prematura e scema. Ossia mi sono cercata le tab di Unintended. Così, tanto per. E ho suonato le mie prime nove note dei Muse. L’evento è stato talmente folgorante che mi sono registrata, solo per scoprire, ovviamente, che stono orribilmente. Sento che presto Giuliano e i vicini si coalizzeranno per farmi smettere. Allora sarà la volta buona che mi chiuderò in garage a suonare.
Comunque. Stamane mi sono svegliata con la voglia di riprendere in mano Bianchina e continuare il discorso interrotto. Oggi pomeriggio dopo lavoro vado a comprarmi un libro serio per studiare, che temo che con quello delle medie ci andò avanti poco.
Io non lo so quanto durerà questa storia. Però so che è proprio come ho scritto certe volte: mettere in moto il corpo, lasciar prendere il controllo al cervelletto, aiuta. Che sia menare di spada come le mie protagoniste, o suonare all’infinito l’unico motivetto che ti riesce, è una cosa che svuota la mente. Escono fuori i cattivi pensieri, le angosce, se ne va persino il raffreddore che mi son beccata. Entra il suono delle corde, e ci resta fino a quando non poso la chitarra nel suo fodero.
It’s Bianchina time. 

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