Archivi del giorno: 29 novembre 2007

Lo spoiler definitivo

Questo post conterrà lo spoiler definitivo. Lo volevo scrivere da parecchio tempo, ma prima dell’uscita del libro non potevo farlo per ovvi motivi. Ora, in teoria non potrei farlo lo stesso, perchè molti di voi non hanno letto Un Nuovo Regno. La soluzione è la seguente: il post lo scrivo in bianco. Se volete leggere, selezionate il testo qui sotto. Siete pronti?
Via!

Far morire Ido è stata probabilmente la cosa più difficile della mia carriera letteraria. Non è stato tanto lo scriverlo in sé. Le parole sono venute fuori facilmente. Un’ora, e Ido non c’era più. Del resto, era parecchio che avevo in mente la sua fine. No, è stato difficile accettarlo, è stato difficile non tornare indietro a cambiare tutto.
Non ho saputo che Ido sarebbe morto fino più o meno all’inizio del terzo libro. Per lui avevo in mente un destino da re, finalmente: avrebbe preso sotto la sua ala protettiva San e sarebbe asceso al trono, ormai abbastanza vecchio per smetterla di menare le mani.
Poi ho pensato che forse non era giusto. Mi sono ricordata che Sennar gli aveva detto “Tu morirai con la tua spada in pugno”, e non si trattava di portare sfiga, si trattava di un vero e proprio augurio. Poteva Ido morire in un letto, vecchio e decrepito, domato dalla stanchezza? Se lo meritava?
Allora ho cominciato a pensare che forse gli doveva di più. Era sempre stato un combattente, e da combattente doveva morire. E ho deciso. Se ne sarebbe andato come era vissuto.
Così, nel pomeriggio dopo una delle giornate più stressanti e pesanti dal punto di vista psicologico che io ricordi nella mia vita, mi sono seduta sul letto di casa mia, il Mac sulle ginocchia, e ho ucciso Ido.
Non mi sono mai commossa né leggendo né scrivendo. Eppure quel pomeriggio ci sono andata vicina. Quando ho vergato l’ultima parola di quel capitolo, mi sono alzata e sono andata in soggiorno.
“L’ho fatto”, ho detto a Giuliano, e lui ha capito subito.
Per il resto della serata mi sono sentiva strana. Vuota. Ero più sola di prima. Era come fosse morta una persona vera. Non facevo altro che domandarmi “diavolo, cosa ho fatto?”.
Il giorno dopo sono partite le paranoie: e se non mi verrà più fuori un personaggio che mi soddisfi come Ido? E il prossimo libro, come faccio a scriverlo senza lui? Senza stare a pensare che anche per i personaggi di carta la morte è ineluttabile, e che se non arrivava Dohor con la sua spada, sarebbe stata la vecchiaia. Ido aveva cento e passa anni, per quanti altri libri ancora avrei potuto costringerlo a starmi accanto, a combattere per me?
No, Ido era stanco per davvero. Stanco di reggere le sorti dei miei libri, stanco di dover contemplare un mondo che ormai non capiva, stanco di dover essere separato dalle persone che amava. E non era giusto che lo tenessi ancora accanto a me solo perchè avevo paura di camminare da sola.
Così, un pomeriggio, ho ripreso quelle pagine. Ho messo gli auricolari, ho selezionato sull’iPod Knights of Cydonia, versione di Verona, la versione che ho sentito quando sono andata al concerto dei Muse. Mi piace molto, perchè il riff finale è più straziante. Quella canzone l’avevo sempre avuta in mente per Ido. Quando scrivevo di lui, Matt nel cervello mi strillava
No one is going to take me alive
Time has come to make things right
You and I will fight for our rights
You and I will fight to survive

A quanto pare nessuno se n’è accorto, ma quelle parole ci sono nel libro. Le ho tradotte identiche. A voi trovarle, adesso. Comunque. Ho premuto play, e ho iniziato a leggere. E c’era tutto. C’era l’ultima battaglia di Ido, c’era un uomo che non si è veramente arreso mai, c’era tutto ciò che mi piacerebbe essere e che non sono. C’era Ido. Mi sono quasi commossa, ho chiuso il libro, e ho capito che avevo fatto bene. Che era giusto così.
Ido è stato la mia guida. Ho avuto molti maestri nella mia vita: i miei genitori, la mia prof di lettere del ginnasio, il mio prof di filosofia del liceo, Sandrone. Ido è stato uno di loro. Ido è stato la mia guida tra le cronache e le guerre. Ido mi ha dato il coraggio di proseguire, e mi sussurrava ogni sera che insieme potevano farcela. Ma arriva sempre il momento in cui devi spiegare le ali e andare. Devi provare a muoverti da solo. Per me e Ido era decisamente arrivato il momento dell’addio. E avevo un solo modo per ringraziarlo di tutto: lasciarlo andare via, e donargli una morte che lo consegnasse definitivamente alla memoria dei lettori. Spero di esserci riuscita.

P.S.
Vi segnalo una mia intervista pubblicata oggi sul Mangialibri
Intervista

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Bianchina colpisce ancora

Valgono le raccomandazioni della volta scorsa, per cui prima di aprire pensateci bene…

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