È ufficiale: il mio tentativo di Wonderwomanizzarmi è miseramente fallito. Non puoi fare 1500 chilometri in un giorno sperando di riuscire a rispettare gli orari dei vari impegni.
L’impresa era già partita col piede sbagliato. Alle 19.00 di venerdì sera arrivo a Fiumicino per prendere il volo che mi porterà a Trapani, e già non mi vogliono far partire. Per errore è stata cancellata la mia prenotazione. Un errore tutto sommato banale, e molto comprensibile, se vi sto a spiegare quante volte ho dovuto cambiare prenotazione per mia colpa, ma è una storia lunga e noiosa che vi risparmio. Anyway, minuti di panico, telefonate a Marsala dai miei ospiti, pianto e stridore di denti che mi impediscono di sentire Giuliano che da un minuto buono mi dice che non c’è problema, si rifà il biglietto lì e si parte senza problemi.
Primo volo, Roma, Trapani. Tutto bene. Viaggio piacevole, atterraggio un pochino avventuroso per i miei standard (sbandiamo), ma va tutto bene. Incontro il mio ospite, vado a Marsala. Tutto ciò che riesco a vedere della città è uno scorcio di straziante bellezza dalla stanza del mio albergo. La Chiesa del Purgatorio con annessa piazza. Se poi penso che stavo pure a due passi da Mozia mi sento male, sob…e poi quel po’ che ho visto della città dalla macchina, mentre da Trapani andavamo in albergo, mi pareva fighissimo, però il destino è cinico e baro. Ricordo che suddetto destino aveva stabilito che restassi a Marsala 12 ore e mezza.
Notte piuttosto agitata, causa uno dei temporali più violenti che io ricordi. Tuoni a tutto spiano, fulmini e soprattutto vento, un sacco di vento. Cazzo, se tira tanto vento gli aerei non partono, e io ne devo prendere uno alle 14.30 del giorno dopo per stare a Torino alle 16.00, causa presentazione ad Orbassano alle 18.00. Calma, Licia, respira. Innanzitutto sono le…2.30 di notte, dice la sveglia. Mancano 12 ore alla partenza. E sei a Marsala, che dista da Punta Raisi, da dove parte il tuo aereo, 100 km. C’è tutto il tempo perchè metta al bello, e comunque non è detto che a 100 km da qui la situazione meteo sia la stessa. Come Dio vuole, mi riaddormento.
Il mattino dopo, lampi, tuoni, pioggia e vento. Cazz…Alle 9.30, presentazione con e scuole superiori della città. Una delle migliori della mia carriera. Innanzitutto la location è il teatro della città, che sembra l’Argentina in piccolo, e poi c’è un sacco di gente, le prof che mi presentano fanno una delle analisi dei miei libri più belle e profonde che mi sia mai capitato di ascoltare, e poi sentire i ragazzi che leggono pezzi dei miei libri mi fa davvero venire il magone. Ma poi le domande che vengono dopo sono belle ed interessanti: la musica, il fanatismo, la fede, tanti argomenti che non mi era mai capitato di toccare durante altre presentazioni. Insomma, sono davvero stata bene.
Alle 11.30, gettando l’ultimo, rattristato sguardo a tutto ciò di Marsala che non avrò modo di vedere, parto per Punta Raisi. Sotto un cielo plumbeo, arriviamo. Lampi, tuoni e vento. Ovviamente. C’è un mare fantastico, grosso, incazzato e molto invernale. Per fortuna, si parte nonostante il meteo avverso. E si parte anche puntuali, alle 14.30 come schedulato. L’aereo decolla sotto raffiche di vento che mi fanno tremare, innaffiato da pioggia scrosciante.1h e 30 di volo, tempo sufficiente per lavorare un po’, e lavorare persino bene. Riguardo ben quattro capitoli del progetto top secret, lavorando di buona lena e con l’intima convinzione che la mission impossible riuscirà: atterrerò a Torino alle 16.10, alle 17.00 circa sarò ad Orbassano, abbondantemente in tempo per la presentazione.
Alpi all’orizzonte, siamo quasi arrivati. L’aereo vira. Ok, si allineerà con la pista. Vira. Vira. Vira. Giro giro tondo, casca il mondo…
Io: “Ma non gira un po’ troppo, quest’aereo?”.
Giuliano: “Mah, non saprei”
Voce dal capitano: “Buonasera, è il capitano che vi parla. Mi spiace dovervi comunicare che l’aeroporto di Torino…”.
i 70 passeggeri: “…e?”
Voce del capitano: …
Partono le ipotesi. L’aeroporto di Torino è andato a fuoco. È esploso. È stato inghiottito da una bolla spazio temporale. È stato trasferito in blocco a Milano.
Voce del capitano: “Scusate, stavo rispondendo ad una chiamata radio. Niente, all’aeroporto di Caselle c’è stato un problema al carrello di un aereo, per cui adesso l’aeroporto è chiuso. Siamo in holding e il tempo di attesa stimato per riapertura dell’aeroporto è di un’ora circa…”
Io: 
Voce del pilota: “…ma noi possiamo restare in volo non più di venti minuti, quindi se Caselle non apre abbiamo come alternato Cuneo”.
E qui scatta il panico. Sono le 16:00. Venti minuti fanno 16:20. Ma a Cuneo. Quanto dista Cuneo da Torino? E come ci vado da Cuneo a Torino? Faccio i conti, guardo fuori l’aereo che gira, e inizio ad entrare in paranoia. Cazzo. E se ci finisce il carburante e caschiamo? E se ci incocciamo con quell’altro aereo che sta girando con noi? Ma il vero dramma è: sono a 1000 metri da terra, il cell è ovviamente spento, non posso dire a nessuno che sto girando come una scema sopra Torino e non arriverò mai in tempo per la presentazione. Ma, soprattutto, anche supponendo che possa accendere il cel, io non ho il numero degli organizzatori. Vi lascio immaginare la portata del dramma.
Restiamo a girare per venti minuti, nei quali considero seriamente l’ipotesi di spaccare il finestrino e buttarmi di sotto. Quanta gente è sopravvissuta ad un carpiato di 1000 metri? Poi…
Voce del capitano: “Niente, prima di mezz’ora Caselle non riapre, per cui atterriamo a Cuneo. Lì troverete dei pullman della compagnia che vi porteranno a Caselle”.
E così avviene. Atterraggio brusco, e quando vedo l’aeroporto di Cuneo capisco perchè. C’è una pista sola, sulla quale sono fermi, nell’ordine: un elicottero giallo, tre bimotori a elica e noi. Ci vogliono venti minuti solo per farci scendere, presumibilmente perchè qui non ci sono scale per tirare giù gente da un Boeing 737. In quei venti minuti io chiamo tutti quelli che possono avere a che fare con Torino, col Piemonte, e via via con l’Italia, i libri, me e la vita in generale. Tra i beneficiati c’è anche Fab, che si becca una mia lieta telefonata isterica in cui lo prego di cercarmi su internet il numero degli organizzatori della Festa del Libro di Orbassano. Niente, non esistono.
Fab: “Ci sono giusto i carabinieri di Orbassano”
Io: “vabbeh, dai, almeno ci abbiamo provato. Grazie mille, provo per altre vie”.
Che poi sarebbe la mia capa in Mondadori, che sente una dell’ufficio stampa, che sente la persona che in Mondadori mi ha organizzato l’incontro, che riesce a trovare la persona cui devo riferirmi ad Orbassano. E finalmente ci sentiamo, mentre vago disperata per le campagne del cuneese (che offrono, per altro, un panorama fantastico delle Alpi e del Monte Bianco).
Varie le ipotesi vagliate. Prendi un taxi. Non ce ne sono. Grazie, siamo in the middle of nowhere. Ok, lo chiami. La ditta ne ha solo tre, tutti fuori, e il più vicino arriva tra quaranta minuti. Va bene, prendi il pullman dell’Air One. Salgo sempre più disperata. Chiamata di Fab.
Io: “Fab, tutto a posto! L’ho beccato!”
Fab: “Ah. Io nel frattempo ho chiamato i carabinieri di Orbassano, gli ho spiegato la situazione e hanno detto che vanno a dire il tutto al tizio alla fiera”.
Io: cazzo, non avrò più il coraggio di presentarmi da quelle parti…rido istericamente “cazzo, dai, i carabinieri! Vabbeh, grazie, sei un angelo, per fortuna abbiamo risolto, dai…”
Risolto un cazzo. La navetta non parte. È che un buon 70% dei passeggeri aveva imbarcato i bagagli, e non glieli stanno ridando. Ora. L’aereo sta lì a due passi. Basterebbe andar lì e ravanare a mano nella stiva. No. Per ignoti motivi non si può fare.
Sono le 17.40 e io sono in paranoia. Fuori fanno 2°. Un signore prende in mano la situazione.
Signore: “Ma siamo tutti col bagaglio a mano qua?”
Una signora timida alza la mano: “Io no…”
Signore: “Ok, glielo chiediamo per favore. Se lei scende, noi intanto possiamo partire”.
La signora ignota, che ringrazio dal profondo del cuore, scende. Salgono due tizi, poi le porte si chiudono.
Signore: “Mo però basta, siamo come le scialuppe del Titanic: chi c’è c’è e si parte”.
E infatti si parte. Ogni quindici minuti mi sento col mio ospite aggiornandolo sulla situazione. Intanto ho visioni del pubblico che prepara i pomodori da lanciarmi al mio arrivo.Il pullman si muove lento diretto a Caselle. Io capisco che non c’è niente che possa fare. Il teletrasporto non esiste, ho perso l’occasione di dirottare un elicottero a Cuneo e farmi portare ad Orbassano, per cui accendo l’iPod e chiedo aiuto ai Muse, che non me lo negano.
Arrivo a Caselle alle 19.40, e la presentazione era alle 18.00. Sì, mi tireranno i pomodori, e avranno anche decisamente ragione. Qui, mi raccatta l’insostituibile Fab, che mi scarica a Orbassano alle 20.00. Due ore di ritardo. Manco i Rolling Stone. Finalmente incontro il mio ospite, e mi spiaccico a terra in scuse, poi apro la porta fatale. Non ci sarà nessuno. Saranno andati tutti, giustamente, via. O, se ci saranno, mi manderanno sonoramente a cagare.
Apro.
E ci sono cinquanta persone sorridenti. Che mi applaudono. Che mi hanno aspettata. La sera di Italia Scozia, per altro.E io lì capisco che è veramente successo qualcosa di grande, in questi tre anni. Che ho accumulato debiti che non potrò mai più sanare, neppure a vivere in eterno. Che ho grandi responsabilità, che chissà come, ad un certo punto della mia carriera di scrittura, qualcuno ha iniziato ad amare per davvero, ma proprio tanto, quel che facevo.
La presentazione è condotta dai ragazzi del gruppo RIDO, che prima facevano parte del Consiglio Comunale come rappresentati dei giovani. Bellissima esperienza, perchè le domande son puntuali e interessanti, e il pubblico attento e gentile, nonostante il clamorosissimo ritardo. Ma soprattutto l’atmosfera è dannatamente piacevole, calda, interessante, e ne ho un gran bisogno, dopo la mia lieta odiessea. Insomma, tra mattina e pomeriggio mi son toccate in sorte due splendide presentazioni, per cui, non fosse per la sfortunata parentesi aviaria, sarebbe stata proprio una gran bella giornata.La serata si chiude con una cena in compagnia di Fab e ragazza; purtroppo, per strada ci perdiamo Valberici, che era alla presentazione con noi. Prima pensiamo che ci attenderà dove andremo a mangiare, non lo vediamo e allora pensiamo che ci chiamerà (lui ha il numero di Fab, noi non abbiamo il suo) ma la chiamata non arriva. E, anche qua, un fottiliardo di teorie. Si è perso. Era stanco ed è andato a casa. È scomparso. È stato rapito dagli alieni. Solo ora leggo sul suo blog il perchè di questa assenza, e, capperi, certo che è stata davvero la giornata internazionale della sfiga, ieri! Nel frattempo, Val, grazie da morire per i regali, apprezzatissimi entrambi (Musashi è assolutamente un must, e il cd ho iniziato a spararmelo con lo stereo di casa; devo dire che la nuova cantante la preferisco alla vecchia) e grazie anche per il bigliettino
.
Sulla giornata di oggi non c’è molto da dire. Sveglia alle 8.00, partenza per Caselle alle 9.00. Volo che parte puntuale, io che perdo i sensi sul sedile mentre sento un po’ di buona musica. Atterraggio in orario, pranzo a casa dei miei, dieci minuti di sonno e poi pulizia casa e lavoro. Ma c’è la postilla gustosa.
Stamane, in macchina, il mio ospite mi ha riportato alla mente i famosi carabinieri, che io avevo volontariamente rimosso. I solerti pubblici ufficiali allertati da Fab hanno preso la situazione sul serio. Non è che, come speravo io, han detto a Fab “andiamo a vedere” tanto per dire qualcosa. No. Pigliano la macchina e vanno. Giungono in loco, scendono. Faccia seria, divisa di ordinanza. Pinzano il mio ospite tra la folla.
Carabiniere: “Le dice qualcosa il nome Licia Troisi?”
Il mio ospite è un filino perplesso. Si guarda attorno, si domanda se non sia per caso implicata in traffico di droga, corruzione di minorenne o altro.
Lui: “sì…”
Carabiniere, sempre più grave: “È che a Torino c’è stato un problema con un aereo…”
Ora, in una frase del genere non è che ci sia molto da equivocare. E di problemi con gli aerei che implichino l’intervento dei carabinieri ce n’è un solo genere, quello che contempla la presenza di rottami fumanti e vittime. Per cui il mio ospite, nei due centesimi di secondo che ci mette il carabiniere a finire la storia, pensa “cazzo” e immagina il frullato di scrittrice che sarà sparso da qualche parte tra Palermo e Caselle. Lo vorranno per riconoscere i resti? Lo vengono solo ad avvertire? E mo che gli dice ai cinquanta sorridenti in platea?Fortunatamente, il carabiniere continua la sua storia, iniziando a delirare di aerei dirottati a Cuneo, di donne sperse nella campagna, di pullman che non partono e numeri di telefono. Compiuta la missione, il prode va via.
Fantastico. Giuro, avrei voluto esserci per assistere alla scena.
P.S
Ho appena scoperto sul forum dei Muse che frequento che Fury è diventata fissa nelle setlist delle ultime date del tour dei Muse. C’ho pure le prove (gli ultimi minuti di questa orrida registrazione).
Cioè. Non so se capite. I Muse in Australia stanno facendo la mia canzone preferita, l’epigrafe a La Setta degli Assassini, una cosa che se la sentissi live probabilmente morirei lì sugli spalti.
Io domani vado in Australia.