Oggi avrei voluto cominciare una serie di post sui retroscena dei miei libri. Niente di sconvolgente; un po’ di notizie che mi chiedete spesso via mail, curiosità di vario genere, cose così. Invece mi sa che rimando a domani, o al massimo a più tardi. Perchè non posso esimermi dal raccontarvi un gustoso episodio di vita vissuta che mi permette anche di farvi una segnalazione.
Allora, venerdì ho fatto un’intervista per Donna Moderna. Dovrebbe uscire giovedì prossimo. L’ho fatta per telefono, e fin qui…solo che servivano mie foto. Il dramma è che in giro non ce ne sono. Ok quelle di Panorama, ma c’è sopra il copyright, quindi non possono essere liberamente riprodotte da chicchessia. Quelle che possono andare in giro risalgono a quattro anni fa, e si riducono per altro a tipo due foto. Insomma, la faccio breve: Donna Moderna mi ha mandato un fotografo a casa.
Lo confesso: io a fare queste cose mi diverto. Sono pur sempre una donna. Essendo alta un metro e spicci e non avendo esattamente il fisico da top model, è l’unica mia opportunità di sentirmi fotomodella per un giorno.
Insomma, alle 15.00 bussano alla mia porta e iniziamo con le foto. Tralascio i drammi del tipo “cazzo, non ho messo a posto i fili del computer! No, capperi, che diavolo è quella scatola di medicine in giro?? No, guarda che casino in quell’angolo lì!”. Finchè abbiamo fatto foto in casa mi sono sentita a mio agio e mi son divertita. Ho tirato fuori il solito campionario di pugnali e pugnaletti, con gioia, per altro, perchè è l’unica occasione che ho di usarli senza farmi arrestare.
Il problema si è presentato quando siamo dovuti uscire. Eh già. Perchè il giornale ha chiesto al fotografo di farmi un paio di foto all’aperto, aggiungendo che voleva qualcosa di ambito fantasy. Ecco, so che siete tipi svegli e avete già capito.
Con aria da ladra, sono scesa in strada con la spada camuffata in una specie di zaino. Erano le 15.30, e quindi non potevo più contare sul deserto da abbiocco post-prandiale. Gente in giro, ahimé, ce n’era. Primi sguardi allibiti dei passanti, che puntano l’elsa che porto sottobraccio.
Il fotografo mi chiede dove si può andare a fare qualche foto senza che ci piglino troppo per malati di mente, e qui mi gioco l’unica opportunità di non farmi la fama della maniaca omicida in giro per il mio quartiere. E, ovviamente, la mando ad meretrices. Ho infatti la brillante idea di scegliere come set il parco del quartiere. Non chiedetemi perchè ho pensato proprio al posto più affollato del quartiere. Non lo so. Mera follia, temo.
Immaginate la scena. Pupi che si rincorrono felici nei prati. La nonnina che spinge il passeggino del nipote. Una ragazza che fa jogging. Due tizi che discettano in pesante dialetto romano di un amico che s’è fratturato il bacino. E io. Con la spada in mano.
Ora. Finchè con la spada ci vado alle fiere del fumetto ok. Sono nel mio ambiente. Ma quando sto in mezzo alla gente normale svalvolo. Mi sento stupida. Inizio anche a temere la denuncia. Per cui è stata una mezz’ora allucinante. Non potevo fare a meno di pensare a tutta la gente che mi stava attorno. Tra l’altro con la spada ho dimestichezza nulla, per cui ho seriamente temuto ad un certo punto che sarebbe finita in fronte al fotografo. Per fortuna la presa s’è mantenuta salda e non ho ucciso nessuno, né il fotografo, che mi stava anche simpatico, né la nonnina, né i bimbetti saltellanti.
Adesso sono sinceramente curiosa di vedere il risultato. In genere nello spazio che dedicheranno a me giovedì ci mettono una fotona clamorosa di una pagina intera. Vincerà il caldo rassicurante di casa mia o la figura di tolla in mezzo al parco? Chi vivrà (giovedì) vedrà.