Archivi del giorno: 10 dicembre 2007

Servizio vincente

Il mio lunedì mattina comincia alll’1.30 di notte, quando, nel bel mezzo di un match molto combattutto a tennis con Faggiano (con due G, mi raccomando), Giuliano termina il suo servizio sul lampadario. Stiamo parlando di Wii. Lui si apre una mano in tre punti, il lampadario esplode in un’orgia di frammenti di vetro, e io scoppio a piangere perchè la roba che si rompe mi mette sempre tristezza. Come quando ho fatto la fiancata alla 147, più o meno un anno fa, ora che ci penso, o quando ho distrutto il cellulare sbattendolo per terra.
Non sono i 300 euro che sono finiti dispersi a terra in schegge di vetro che ci tormenteranno per i prossimi secoli ad angustiarmi. È che gli oggetti hanno sempre un senso, e quando si rompono si scassa qualcosa anche nella mia gola.
Il lampadario del soggiorno è stato in assoluto il più tormentato di tutti i fottuti lampadari di casa nostra. Non so quanti negozi abbiamo girato per trovarlo, e forse a me alla fine non piaceva neppure tanto. Piaceva a Giuliano, quindi forse è anche giusto che sia stato lui a scassarlo. È il pensiero di tutto quel tempo speso a cercarlo e buttato alle ortiche, è il pensiero del tempo che spenderò per trovarne uno nuovo, che presumibilmente mi farà più schifo ancora di quello vecchio, e che si scasserà tra un anno per qualche altra ragione. È che la roba che si scassa mi ricorda la scarsità di controllo che ho su molteplici aspetti della mia vita. Mi fa venire in mente che ci vuole un sacco di tempo per incasellare le cose nel loro giusto posto, e poi basta una cazzata da mezzo secondo per mandare tutto a puttane. Un’ottima metafora della vita, direi.

Vi lascio con l’angolo delle amenità, per evitare di deprimermi(ci) troppo.
Venerdì ho avuto la famigerata presentazione Verdenero che tanto mi preoccupava. Piuttosto indolore, direi (scusa ancora Odry, ero veramente fuori di brocca e sono stata anche piuttosto maleducata). Poi c’è stato uno dei siparietti più paradossali della mia giovane esistenza. Dividevo il palco, fra gli altri, con Giancarlo De Cataldo. Suppongo lo conosciate, ma io vi rinfresco la memoria. Vi illustro anche cosa penso di uno dei suoi libri. Ecco. Quando sono andata lì a salutarlo mi ha chiesto l’autografo per suo figlio, che a quanto pare legge i miei libri. Immaginatevi la scena. Io. Che firmo un autografo a De Cataldo. Una scena così paradossale che ci hanno fotografati.
La sagra del paradosso si è conclusa la sera successiva, mentre andavo verso il Teatro Valle per andare a vedere Gomorra.  Mi giro e vedo avanzare questo, con sopra Ratzinger. Una scena à la Marchese del Grillo. E ho pensato: c’è gente che si fa centiaia, migliaia di chilometri e si sbatte sotto il sole per vedere quest’uomo che si affaccia dalla finestra per l’Angelus. Noi a Roma ce lo vediamo passare accanto così, che da Piazza della Mignanella se ne torna a S. Pietro. Le meraviglie del vivere nella Capitale. Allora il pensiero vola a tutte le opportunità che Roma mi ha dato il 27 anni di convivenza: teatro, mostre e tanto altro. Ma nemmeno così riesco a voler bene alla città o ad esserle anche solo un pochino riconoscente.

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