Archivi del mese: dicembre 2007

Chitarristi di tutto il mondo unitevi!

Ieri io e Bianchina abbiamo litigato. O meglio, io e la mia mano destra abbiamo litigato. Vi spiego brevemente il motivo: mi hanno fatto notare che quando suono il polso destro non si muove, ma il movimento del plettro viene portato con tutto il braccio. E questo non va bene. Indi per cui, ieri sera mi sono messa di buona lena a cercare di sciogliere ‘sto benedetto polso. Senza risultato. Cioè, se mi concentro a mille riesco vagamente a muoverlo, ma poi la mano sinistra se ne va per fatti suoi, e al contempo finisco anche per pizzicare le corde un po’ random. Non mi viene per niente naturale. A dire il vero, non riesco a capire esattamente come muoverlo, ‘sto cavolo di polso. D’altronde, sono la donna che scrive tenendo la mano storta, e che non possiede l’articolazione della seconda falange del pollice, quindi non mi stupisco che certe articolazioni mi tradiscano. E qui entrate in gioco voi. Aiutatemi, o voi che sapete. Avete qualche trucco da suggerirmi? Qualche esercizietto? Sbizzarritevi. Io intanto penso ad un post serio :P

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Tir e chitarre

E finalmente, al terzo giorno di protesta, qualcuno si degna di dirci vagamente cosa vogliono gli autotrasportatori.
No, perchè io mi chiedevo: questi qui stanno rischiando la galera, stanno facendo cose illegali, stanno rischiando di far morire della gente (inizia a scarseggiare la benzina per le ambulanze, in farmacia non arrivano i medicinali) e picchiano i crumiri, cazzo, devono avere delle motivazioni davvero serie! Così le ho cercate. E non le ho trovate.
Fateci caso; quando qualcuno sciopera, tipicamente ci danno la notizia, ci avvisano dei disagi e basta. Mai che riesca a capire le motivazioni delle agitazioni.
Comunque. Se queste son le motivazioni, resto perplessa. Lo sciopero è un diritto, e fin qui…È però anche regolato da leggi. Altrimenti domani anche noi ricercatori ci si stende tutti a terra sull’A1 e si manifesta. Per inciso, sarebbe l’unico modo per farci ascoltare, visto che quando scioperiamo noi lo stato ne deriva un disagio prossimo allo zero assoluto. Se esci fuori dalle regole, o sei in dittatura o lo stato ha violato qualche legge che ti tutelava, ma di brutto. Altrimenti ti metti semplicemente dalla parte del torto. Ecco. Picchiare i crumiri, o i semplici autotrasportatori stranieri che si fanno i fatti loro e giustamente se ne sbattono della tua vertenza, bloccare i caselli, far marcire la roba nei magazzini, ecco, forse è farla un po’ fuori dal vaso.
Ma lo stato ha deciso di far la voce grossa, capisce che la situazione è degenerata, e quindi decide di precettare gli scioperanti. Però, dato che questi qui son camionisti, e non no global, non fa NULLA per far rispettare il precettamento. In pratica gentilmente li invita a tornare a lavoro. Davanti al gesto dell’ombrello della categoria, manda la protezione civili a distribuire bevande calde e panini.
Per cui niente. Siamo alle solite. Ci facciamo le regole, poi non le rispettiamo un po’ tutti, e a tutti i livelli. Lo stato che gli tira far rispettare le leggi, gli autotrasportatori che fanno un po’ quel che gli pare. In compenso, ci lamentiamo tutti che le cose non funzionano.
Io, per parte mia, ho la benzina fino a venerdì, viveri a sufficienza per quella data là e grazie al cielo nessun parente che possa soffrire di mancanza di medicinali. Tanto ormai ritirarsi in campagna è lo sport nazionale, non vedo perchè non debba praticarlo anch’io.

Per tirarvi giù ancora un po’, o per farvi ridere, a seconda se l’audio vi funziona o meno, ieri mi sono ripresa mentre suonavo. Non ho granchè consapevolezza della mie dita, e volevo vedere che combino sulla tastiera. Visto che ormai mi sono fatta un punto d’onore di rendervi partecipi dei miei patetici tentativi di suonare la chitarra, vi posto la ripresa, scusandomi per i vari errori che faccio qua e là.

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Mi attacco alle foto altrui

Magari potevate avere la curiosità di sapere come è andata venerdì sera a Più Libri Più Liberi. Io foto non ne ho fatte, per questo mi attacco a quelle altrui: direttamente dal blog di Verdenero, ecco a voi un po’ di fotine della serata. Enjoy

Presentazione Più Libri Più Liberi 

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Stand my Ground

Da ragazzina, come tutti i tredicenni, ho avuto il mio momento no. Lungi da me ovviamente realizzare che era un banalissimo momento no, come quello di qualsiasi altro preadolescente; no, io ero l’unico essere al mondo a soffrire di niente, ero l’unica persona così sensibile da cogliere l’assurdità dell’esistenza. Vabbeh. In ogni caso, nei momenti peggiori, quando vedevo tutto nero, avevo una fantasia: che si potesse mandare avanti il nastro. Una specie di morte meno definitiva e a comando. Non ti piace come vanno le cose? Chiudi gli occhi per uno, due mesi, e ti risvegli dopo, quando tutto va per il meglio. Era un pensiero consolante.
Stamattina, dopo un’ora e mezza di traffico per fare i venti chilometri che separano casa mia dal lavoro, e dopo essermi imbattuta in una serie di complicazioni appena arrivata, quella fantasia mi è tornata alla mente.
Svegliarmi tra qualche anno. Tagliare tutte le complicazioni di questo periodo di passaggio, le decisioni, gli inghippi, e uscirne quando tutto sarà finito e deciso. Mi perderei un sacco di cose, lo so: probabilmente il periodo migliore della mia carriera di scrittrice, una gravidanza e qualcos’altro che dimentico. Ma non dovrei stare qua a mettere insieme i cocci perchè tutto torni.
Poi mi ricordo che questo è un bel periodo, cazzo, che le cose mi stanno andando bene, e devo tener duro, continuare. Vale la pena sopportare le cose che non vanno, la stanchezza perenne, le tristezze, le sfide. E che in ogni caso la porta di servizio nella vita non esiste, non si sfugge. O combatti o soccombi, e sebbene io abbia pensato a lungo di non essere attrezzata per fare il guerriero, l’armatura e la spada ce l’ho. Per cui nulla, mi siedo qua davanti, rimbocco le maniche e vado avanti. Come sempre. E questo, tutto sommato, me lo avete insegnato anche voi, in tante delle mail che mi avete mandato di recente.

Per l’angolo della cosa buffa (dovrei istituzionalizzarla, ‘sta rubrica…), ieri sera, appena vado online, gaspad mi chiama via Adium. Mi dice che una mia collega ha mandato una mail a tutti quelli che lavorano con me. Considerato che io a casa la posta di lavoro non la posso scaricare, la posso solo vedere online. Il contenuto della mail?
Questo.
Ho seriamente valutato la possibilità di venire oggi a lavoro dopo essere rapidamente passata dal chirurgo plastico per un cambio di connotati (che, tutto sommato, mi farebbe anche bene…). Per fortuna però per ora tutto tace…

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Servizio vincente

Il mio lunedì mattina comincia alll’1.30 di notte, quando, nel bel mezzo di un match molto combattutto a tennis con Faggiano (con due G, mi raccomando), Giuliano termina il suo servizio sul lampadario. Stiamo parlando di Wii. Lui si apre una mano in tre punti, il lampadario esplode in un’orgia di frammenti di vetro, e io scoppio a piangere perchè la roba che si rompe mi mette sempre tristezza. Come quando ho fatto la fiancata alla 147, più o meno un anno fa, ora che ci penso, o quando ho distrutto il cellulare sbattendolo per terra.
Non sono i 300 euro che sono finiti dispersi a terra in schegge di vetro che ci tormenteranno per i prossimi secoli ad angustiarmi. È che gli oggetti hanno sempre un senso, e quando si rompono si scassa qualcosa anche nella mia gola.
Il lampadario del soggiorno è stato in assoluto il più tormentato di tutti i fottuti lampadari di casa nostra. Non so quanti negozi abbiamo girato per trovarlo, e forse a me alla fine non piaceva neppure tanto. Piaceva a Giuliano, quindi forse è anche giusto che sia stato lui a scassarlo. È il pensiero di tutto quel tempo speso a cercarlo e buttato alle ortiche, è il pensiero del tempo che spenderò per trovarne uno nuovo, che presumibilmente mi farà più schifo ancora di quello vecchio, e che si scasserà tra un anno per qualche altra ragione. È che la roba che si scassa mi ricorda la scarsità di controllo che ho su molteplici aspetti della mia vita. Mi fa venire in mente che ci vuole un sacco di tempo per incasellare le cose nel loro giusto posto, e poi basta una cazzata da mezzo secondo per mandare tutto a puttane. Un’ottima metafora della vita, direi.

Vi lascio con l’angolo delle amenità, per evitare di deprimermi(ci) troppo.
Venerdì ho avuto la famigerata presentazione Verdenero che tanto mi preoccupava. Piuttosto indolore, direi (scusa ancora Odry, ero veramente fuori di brocca e sono stata anche piuttosto maleducata). Poi c’è stato uno dei siparietti più paradossali della mia giovane esistenza. Dividevo il palco, fra gli altri, con Giancarlo De Cataldo. Suppongo lo conosciate, ma io vi rinfresco la memoria. Vi illustro anche cosa penso di uno dei suoi libri. Ecco. Quando sono andata lì a salutarlo mi ha chiesto l’autografo per suo figlio, che a quanto pare legge i miei libri. Immaginatevi la scena. Io. Che firmo un autografo a De Cataldo. Una scena così paradossale che ci hanno fotografati.
La sagra del paradosso si è conclusa la sera successiva, mentre andavo verso il Teatro Valle per andare a vedere Gomorra.  Mi giro e vedo avanzare questo, con sopra Ratzinger. Una scena à la Marchese del Grillo. E ho pensato: c’è gente che si fa centiaia, migliaia di chilometri e si sbatte sotto il sole per vedere quest’uomo che si affaccia dalla finestra per l’Angelus. Noi a Roma ce lo vediamo passare accanto così, che da Piazza della Mignanella se ne torna a S. Pietro. Le meraviglie del vivere nella Capitale. Allora il pensiero vola a tutte le opportunità che Roma mi ha dato il 27 anni di convivenza: teatro, mostre e tanto altro. Ma nemmeno così riesco a voler bene alla città o ad esserle anche solo un pochino riconoscente.

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Christmas in Giuffrida-Troisi’s Manor

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Good bye, Commissario Guerra

Fedele al principio che oggi è un giorno di ferie, non mi sono preoccupata oggi di scrivere un post. Poi, però, ho aperto Repubblica. E lo spunto mi è venuto immediato. 
Chiude La Squadra.
 Forse la maggior parte di voi non lo ricorda, ma io sono stata un’appassionata de La Squadra. Me lo vedevo assieme al babbo quando vivevo a casa dei miei. Poi ho mollato. Sono andata a vivere da sola, e il tempo di vedere qualcosa in tv la sera è drasticamente calato, poi ho iniziato a seguire il Dr. House…però la passione non è mai calata. A me La Squadra è sempre piaciuto, e continua a piacermi. Gli attori erano bravi, il tasso di buonismo decisamente inferiore alla media delle fiction nostrane. Avevi l’impressione di seguire le storie di persone vere, coi loro difetti e i loro scazzi. C’era lo stronzo, quella simpatica, quella timida…un’umanità varia, fatta di persone e non di macchiette. E poi ti parlavano di storie importanti. Ricordo una serie che girava quasi totalmente intorno al tema del traffico di medicinali scaduti verso paesi del terzo mondo. Oppure quella che parlava di smaltimento illegale di rifiuti tossici. Roba interessante, trattata col dovuto approfondimento. Per me La Squadra è sempre stata l’eccellenza della fiction nostrana, una cosa che, tutto sommato, poteva quanto meno aspirare a confrontarsi coi telefilm di oltre oceano.
Io non so se abbiano chiuso La Squadra perchè dava fastidio. So che perdiamo un altro pezzetto di tv di qualità. Ancora una volta, l’intelligenza perde terreno a favore della scempiaggine televisiva, fedeli al motto che pensare è superfluo, staccare il cervello l’unica scelta possibile.Tocca proprio che recuperi tutte le stagioni in DVD. 

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Vortice

Allora, vi state baloccando con l’intervista su Donna Moderna? Io ho dato un’occhiata stamattina prima di uscire. Alla fine, nella foto né spada (anche se se ne vede un pezzetto di elsa) né pugnale, però è bella lo stesso, no? Me a parte, intendo. Ormai ho la prova provata che in foto vengo male sempre e comunque. Credo sia una caratteristica genetica.
Per il resto, stanotte mi sono svegliata alle 3.30 che avevo caldo (e anche lo stomaco pesante per via della cena cinese; da quando sono calata di peso inizio a farmi passare certi sfizi…). Mi sono riuscita a riaddormentare solo alle 4.00 circa, dopo aver vagolato su internet come un’anima in pena. Il pensiero contingente che mi aveva svegliata suonava pressapoco così: cazzo, domani ho una presentazione in cui mi presenta Curzio Maltese e parla con me gente tipo Giancarlo De Cataldo.
Ma la verità è che questa è solo la punta dell’iceberg. È che ogni tanto la vita prende la rincorsa e scappa. Una passa un tot di tempo più o meno ferma, accettando lo status quo, e poi c’è un’accelerata improvvisa, esattamente quando ci si era ormai abituati al modo in cui le cose stavano scorrendo.
Un po’ di tempo fa qualcuno mi ha scritto che il suo sogno stava per realizzarsi, e aveva paura. Mi chiedeva se a me era mai capitato qualcosa di simile, se avevo avuto paura anch’io prima della pubblicazione. Ecco. Io ieri ho avuto paura. Perchè le cose stanno cambiando, perchè sto prendendo delle decisioni, perchè tutto inizia a diventare troppo grande. Lo so che non c’è niente di male. Che devo essere contenta, che, diciamocelo, ho pure faticato, e non poco, per migliorare e ottenere certe cose. Però uno ha paura lo stesso. Quando gli eventi si susseguono a tale velocità che prevengono persino i tuoi sogni, ti prende la vertigine.
Ho sicuramente bisogno di una vacanza. Tanto riposo, un po’ di tempo per vedere gli amici con calma, suonare senza fretta, farsi un bagno da due ore col bagno schiuma alla cioccolata, e dormire, dormire un sacco. Ma non è solo questo. Mi serve un po’ di tempo per ragionare sulla strada percorsa, per metabolizzare tutto quello che è successo nell’ultimo mese. Devo accettare che, sì, è capitato proprio a me, che sta andando bene. Che non so quanto durerà già lo so, per cui non mi spreco a rifletterci troppo.
Domani, intanto, giornata di ferie a casa. Prevedo un po’ di sane pulizie, magari ci infilo anche presepe e alberello, e magari metto anche a posto un po’ il sito, che è troppo che non lo aggiorno. Poi, per chi vuole, appuntamento al Palazzo dei Congressi alle 18.00.

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Lega no limits

Oggi avrei voluto spendere qualche parola per il mio transito in terra Veneziana, dove ho passato un bel week end, in mezzo a tanto affetto, e ho persino, udite udite, trovato modo di riposarmi. Peccato che la Lega mi fornisca sempre nuovi e urgenti argomenti per post di invettiva. Per cui, niente, quando avrò le foto mi dilungherò un po’ di più sulla mia salita a Mirano. Intanto mi occupo del simpaticissimo signor Bettio, consigliere comunale di Treviso. Cosa ha detto, potete leggerlo qua.
È incredibile come la Lega sia sempre oltre. Uno pensa che dopo Calderoli con la maglietta con su le vignette che hanno fatto incazzare mezzo Islam le abbia viste tutte, pensa che non si possa scendere più in basso di certe esternazioni. Loro invece riescono sempre ad andare oltre, a dimostrarti che al peggio non esiste proprio fine.
Ma la cosa che davvero mi inquieta è il silenzio da cui è stata accompagnata questa dichiarazione, che non solo dimostra la profonda ignoranza di quest’uomo qui, ma sconfina veramente col penale. L’opposizione ha ascoltato in religioso silenzio. Come se fosse normale che uno invochi le decimazioni come efficace metodo di riduzione della criminalità organizzata.
Ma poi c’è qualcuno che ha osato dire che qui siamo al di fuori della normale dialettica democratica, che quest’uomo ha detto una cosa gravissima, che istiga all’odio razziale? Intendo i nostri politici, che quando si tratta di esternare sui PACS sono sempre lì a far la fila dai giornalisti per mostrare quanto tengono alla famiglia (a parte che poi, nella vita privata, vano a mignotte e hanno almeno almeno due moglie e l’amante giovane) ed esporci il loro illuminato parere, non hanno ritenuto opportuno spendere due parole per condannare le frasi gravissime di questo tizio.
A me pare ovvio che ormai il limite si sta spostando. Che cose che prima rientravano nel novero “cazzate criminose che non puoi pronunciare senza essere considerato a ragione un imbecille” stanno diventando leggittime opinioni condivise dalla maggioranza. Abbiamo dovuto vederne di tutti i colori per iniziare a capire che il razzismo è un atteggiamento criminoso, per giungere a comprendere che la xenofobia è moralmente inaccettabile, e adesso stiamo tornando indietro. Nulla di male a definire i Rom tutti stupratori, è condivisibile persino dire che i rumeni son ladri dentro. Chi dice queste cose non è più circondato da un diffuso senso di riprovazione, ma anzi viene considerato uno che non ha peli sulla lingua, un coraggioso che dice cose giuste e sacrosante.
Del resto, la classe politica ci va a nozze con la nostra paura. Fa audience dire che siamo invasi da stranieri che ci rubano il lavoro, ci ammazzano e violano le nostre donne. Chiudetevi in casa, che a proteggervi ci pensiamo noi. I tempi sono duri, ci vogliono soluzioni drastiche. E via pezzi di libertà che cediamo a favore di una idolatrata sicurezza.
E allora oggi io spendo i miei due cent per dire che è vergognoso che si debbano sentire cose del genere non dalla bocca del pensionato al bar all’angolo di casa, ma da parte di un consigliere comunale, e che tutti stiano zitti ad assentire.

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Un po’ di nomi

Come promesso ieri, oggi si inizia una rubrichina sui miei libri. Non so con quanta costanza mi ci metterò su, intanto vi beccate questa prima puntata. Potrebbe anche essere l’unica in effetti…a volte la mia incapacità di progettare per bene certe cose mi stupisce…Vabbeh.
Ho notato che ci sono domande ricorrenti nelle vostre mail; in particolare, una cosa che mi chiedete molto spesso è l’origine dei nomi dei miei personaggi. Ho pensato potesse allora essere carino parlare di quelli dei personaggi principali, svelando anche magari qualche altarino…Non ho i libri sotto mano, per cui mi limiterò ai nomi più importanti (in verità sto consultando Wikipedia per ricordarmeli :P ).
Cominciamo con le Cronache:
Nihal: ormai lo sanno più o meno tutti, è il nome di una stella della costellazione della Lepre. Si pronuncia Nihàl, è un nome arabo e significa Cammelli che si Abbeverano. L’avessi saputo prima, forse non avrei scelto proprio questo nome. Non credo però che non tutti sappiano che Nihal da principio aveva un altro nome: Leida. Leida è una città olandese che ha avuto una grossa importanza nella fisica dell’800. Io, comunque, avevo scelto questo nome perchè mi piaceva il suono. Piacque invece di meno alla Mondadori: mi dissero che innanzitutto ricordava troppo la principessa Leila di Star Wars, e che poi comunque si ricordava poco. Io allora mi tirai giù un bel catalogo di nomi di stelle e cercai quelli che mi piacevano di più. Nihal mi colpì da subito, e piacque molto anche agli editor. Per curiosità, mi piaceva parecchio anche Bellatrix, ma non il nome in sé, che aveva qualcosa di poco pratico, ma il fatto che in latino significhi combattente.

Sennar: tutto sommato è un nome inventanto. Mi piaceva il suono, mi ci sono affezionata subito. Temo però di essermi ispirata a Senara, un personaggio delle Querce di Albion della Bradley. Non che avessi amato particolarmente quel libro, però era bello lungo, e Senara era una protagonista, per cui, per forza di cose, mi era rimasto in testa.

Laio: qui la mia fantasia iniziava a difettare. Per un personaggio così candido volevo un nome semplice, quasi banale. Laio mi venne fuori al volo. Per chi non lo sapesse, Laio è il padre di Edipo, ucciso dal figlio, e l’Edipo Re è probabilmente la mia tragedia greca preferita.

Ido: è il nome di uno dei personaggi principali di Alita. Ido è l’uomo che raccoglie la testa di Alita nella città discarica, le dà un corpo e la alleva come una figlia. Un maestro anche lui, quindi il nome tutto sommato ci stava. La verità è che Ido all’inizio si chimava Oda. Il nome l’avevo scelto per due ragioni: volevo che gli gnomi avessero nomi brevi, in modo da distinguere le razze anche da questo punto di vista e Oda Nobunaga è un personaggio storico giapponese che avevo conosciuto tramite il fumetto Keiji il Magnifico. Il problema è che quando la Mondadori lesse Oda mi disse che essere basso + maestro + Oda = Yoda, e mi chiese di cambiare. Mi buttai su Ido, che era breve e conteneva comunque un riferimento al mio amato giappone

Soana: credevo di averlo inventato. Poi ho scoperto che esiste una Via Soana dietro S. Giovanni, a Roma, e che esiste una valle Soana. Anche in questo caso, mi piaceva il suono

Dola: questa fa veramente ridere. Fedele al principio che i nomi degli gnomi dovevano essere brevi, ho iniziato a fare le più assurde combinazioni di tre o quattro vocali e consonanti che mi venissero in mente. Poi ho mangiato una banana Dole, mi sono ricordata che allucinante sfruttamento dei contadini applicano le grandi multinazionali alimentari, e ho deciso che il mio cattivo si sarebbe chiamato Dola.

Deinoforo: anche qui, la fantasia iniziava a difettare. Allora ho ravanato nelle mie residue conoscenze di latino e greco. Deinos, in greco, vuol dire “terribile”. L’avevo imparato a dodici anni, quando mi ero infatuata dei dinosauri e sapevo tutto del deinonychus. Sempre in greco, ma in verità anche in latino, fero vuol dire portare. Per cui Deinoforo = portatore di cose terribili, più o meno. E poi Deinoforo mi pare un nome abbastanza agghiacciante per un cattivo

Aster: ritorniamo alle stelle. Aster in latino vuol dire appunto astro. Un nome innocuo per un personaggio assai inquietante, era un contrasto che mi piaceva

E veniamo adesso alle Guerre
Dubhe: memore dell’esperienza del precedente libro, mi gettai sul solito catalogo. Dubhe mi piaceva molto come suono, e poi è una stella dell’Orsa Maggiore, la si vede tutto l’anno. Tra l’altro era stato uno dei nomi papabili per Nihal. Decisi a volo.

Lonerin: ero ossessionata dal nome Lohengrin, che, per la cronaca, è uno dei protagonisti del ciclo arturiano. Wagner c’ha fatto su un’opera lirica, Ludwig II di Baviera l’aveva messo nei dipindi che decorano Neuschwanstein. Insomma, ero già fissata con la germania, per cui trovai qualcosa di simile. Lonerin mi pareva perfetto.

Rekla: un nome scelto solo ed esclusivamente ad orecchio. Mi suonava, era aspro, come la persona che lo portava

Theana: ovviamente, è ricalcato su Soana. Non che le due abbiano qualcosa in comune, a parte la magia, ma per entrambe iniziavo a sperimentare un grosso problema: all’inizio della loro creazione non le visualizzavo a sufficienza. Nella mia testa erano sfocate. Soana l’ho recuperata nelle Guerre, e ora posso dire di essere soddisfatta di come mi è venuta fuori, Theana si è fatta valere in Un Nuovo Regno. Insomma, alla fine sono due successi. Ho scoperto con orrore da poco che Theana, o qualcosa di simile, è il vero nome di Terru, uno dei personaggi de I racconti di Terramare di Goro Miyazaki (film bruttarello anzicchè no, per altro). C’è anche un tizio che si chiama Tenar…

Dohor: nelle intenzioni iniziali, Dohor come personaggio inizia a finiva nell’Accademia. Il suo ruolo era solo quello di mostrare le difficoltò incontrate da Ido a fare l’insegnante. Poi c’ha preso la mano e ha deciso di mettersi a fare il cattivo in grande stile. Il nome, comunque, lo scelsi come faccio di solito coi personaggi secondari: guardo la tastiera, accoppio le lettere a caso, e vedo se mi suonano.

Tarik: solita ossessione per i nomi arabeggianti. Non lo so, mi piacciono da impazzire. Tariq è un nome arabo; l’ho modificato un pochino e l’ho usatoSan: ha funzionato un po’ come con Laio. Personaggio tutto sommato ingenuo, volevo un nome semplice. San mi pareva perfetto: facile da ricordare, semplice e carino.

Learco: lui mi ha dato un po’ di grattacapi. Avevo voglia di un nome che facesse un effetto un po’ straniante nel contesto (nomi come Deinoforo, Laio sembrano starci un po’ poco nei miei libri, e questo, non so perchè, mi piace). Allora mi sono buttata sul mitologico, cercando disperatamente un personaggio che avesse avuto problemi col padre e avesse un nome che mi piacesse. Considerate che le prime venti pagine delle guerre le scrissi perchè fossero ambientate durante la Guerra dei Duecento Anni, e Learco in verità era Nammen. Alla fine trovai Learco, personaggio minore della mitologia addirittura ammazzato dal padre folle. Mi piacque e lo adottai.

Yeshol: volevo un nome esotico e sibilante. Avevo in mente la sonorità di certe parole ebraiche (avevo tirato in ballo gli arabi, per par condicio ci volevano anche gli ebrei). E così mi è venuto questo nome, e non riesco nemmeno a ricostruire da quale vocabolo l’avevo cavato fuori

Sherva: anche qui, nome sibilante perun personaggio viscido come una serpe. Credo avessi in mente la parola Shervood.

Voilà, spero di avervi divertito e di aver soddisfatto le vostre curiosità. Se avete in mente altri personaggi di cui volete la storia, fatemelo sapere, ma considerate che i nomi dei personaggi più secondari sono tipicamente tirati a caso :P

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