Archivi del giorno: 4 gennaio 2008

Informazione di servizio

Stasera sto in tv. Mi vedrete a Tempi Dispari, trasmissione di Rai News 24, alle ore 21.20. Il canale si prende sul digitale terrestre. Potrete apprezzare live quanto sono ingrassata durante le feste :P

P.S.
Presumibilmente apparirò verso le 22.00, quindi non demordete se non mi vedete subito

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Senza lavoro – Idee – La filosofia dei Lemmings

Stamattina sono andata a controllarmi la posta del mio vecchio lavoro. Non mi hanno ancora sospeso l’account, e da quelle parti mi arriva roba di lavoro, per cui continuo a controllare. Stamane ci ho trovato questo

Please be informed that Ms Felicia Troisi left Esrin on the 31/12 /2007.

NAME FIRST : FELICIA
NAME LAST : TROISI
CONTRACT NUMBER: ASDC
CONTRACT COMPANY: ASI SCIENCE DATA CENTRE
DIVISION: DG
ROOM: 05105
EXT: 88898

Mi ha fatto lo stesso effetto di quando mi arrivò a Monaco la lettera con cui l’agenzia mi avvisava che la mia casa era di nuovo in affitto.
Continuo a pensare di aver fatto la scelta giusta, e mi crogiolo ogni mattina nel letto fino alle 11.00, godendomi il dolce far nulla. Eppure…Eppure mi manca il mio badge, la mia scrivania, il mio telefono. Mi manca l’idea di avere un lavoro, di essere una ricercatrice. Adesso cosa sono? Cosa faccio? In pratica quello che facevo prima. Da lunedì riunione coi colleghi, poi mi metterò sul serio sull’articolo. Ma non sono ufficialmente una ricercatrice. Il mio nome non sta nell’elenco dei dipendenti di nessun ente. Lo so che è solo una formalità, ma i simboli a volte contano più della realtà.

Ho passato dieci giorni a spremermi le meningi. Mi serviva un’idea per una cosa da scrivere (non chiedetemi i particolari, è un work in progress). Ne avevo avuta una, ma non andava bene. E la cosa mi aveva messo in crisi. Ormai mi conoscete, quindi immagino supporrete esattamente cosa mi è passato per la testa in questi dieci giorni: o mio dio, vuoi vedere che non avrò più idee, sono in crisi, no, la verità è che idee non ne ho mai avute…Dieci giorni a deprimermi inutilmente, a incazzarmi ogni volta che mi toccava cestinare uno spunto. Poi, ieri sera, mentre pensavo ad altro, mentre mi facevo beatamente i fatti miei sul divano, pling! Idea. Tempo manco mezz’ora avevo scritto tre pagine, e stamattina mi ritrovo a oltre metà della tenzone, felicemente in vista del traguardo.
Ecco, è che io dimentico sempre il punto fondamentale di ogni cosa nella vita: take it easy.
Se invece di autoflaggellarmi col solito florilegio di pippe mi fossi messa a suonare in santa pace mi sarei risparmiata un sacco di stress e sarei giunta alla soluzione del problema assai prima.
Ora, magari il racconto farà schifo, è una possibilità che valuto sempre quando faccio una cosa qualsiasi, dal sugo per il pranzo alla triogia di 2000 pagine, però intanto ho scritto, e scrivere mi fa sempre bene.

Ho rispolverato un giochino vecchissimo che mi fece conoscere Giuliano: Lemmings. È una cosa che dà assuefazione. In due sere ho finito tutti i trenta quadri del livello più basso di difficoltà. E mentre riflettevo su come salvare quei rastoni mezzi rimbambiti ho pensato al senso di questo videogioco. Con orrore ho realizzato che tutto sommato è veramente un giochino fascista. Riflettiamoci un attimo. C’è il popolo, decisamente bue, costituito da una serie di tardo-hyppies rasta-muniti dediti sicuramente al consumo di sostanze stupefacenti (altrimenti i capelli verdi non si spiegano); il nostro popolo è completamente incapace di autoregolarsi. Se i Lemmings engono lasciati liberi di fare ciò che vogliono finirebbero tutti sterminati in modi orrendi: spiaccicati al suolo, bruciati, triturati, schiacciati, annegati. Primo messaggio: la massa è composta da idioti facilmente malleabili. Secondo messaggio: di conseguenza, imporsi su di essa con la forza, governarla, non vuol dire reprimerla, ma indirizzarla, salvarle la vita. E infatti cosa fa il giocatore? Dice loro tutto quello che devono fare per salvarli: tu fermati, tu scava, tu esplodi. È un’apologia della dittatura, è evidente!
C’è chi la vede invece più sul piano nichilistico-esistenzialista: su un sito ho letto di uno che ritiene che in verità i Lemming cerchino scientemente la morte, come unica forma di libertà loro concessa al sopruso del giocatore-dittatore che impone loro la sua volontà. La morte, dunque, come atto di ribellione al destino e ad un’esistenza incanalata in binari prefissati. Mah. Forse…
Oppure i Lemmings sono comunisti: infatti la massa conta più del singolo. A volte è necessario suicidare qualche Lemmings per salvare tutti gli altri. Ma è per un greater good, perchè tutti siano salvi. Ossia l’individuo è solo un tassello, ciò che conta è la salvezza della razza. Darwiniano, direi.
Oppure sono io che dovrei smetterla di intripparmi per i giochini vintage :P

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