Forse i più affezionati fra voi ricordano l’estate del 2006 e la Lost Experience. Ci scrissi su un sacco di post. Trattavasi di un Alternate Reality Game; in pratica un gioco interattivo che in tre mesi di ricerca di indizi su internet, per telefono e persino nel mondo reale, ci permise di scoprire cosa sono i famigerati numbers di Lost. Io mi ci appassionai da matti. È marketing virale, una cosa che mi affascina, e cui rubo qualche tecnica scema scema quando si tratta di farvi vedere le copertine dei miei libri.
Beh, è ricominciata. Del resto manca meno di un mese al’inizio della quarta stagione di Lost, che per la cronaca è il mio telefilm preferito. Quindi, gli autori ci vogliono belli caldi per il 31 gennaio, quando finalmente vedremo The Beginnin of the End, e scopriremo se la Minkowsky è lì per salvare i nostri o cosa.
Non vi sto manco a dire che mi sono fiondata in questa nuova avventura, che per la cronaca si chiama Find 815, in un lampo, e tra ieri sera e stamane ho concluso il primo capitolo. Entro oggi dovrebbe vedere la luce anche il secondo. Se volete unirvi alla caccia, vi consiglio di dare un occhio a questo sito
Oceanic Airlines
Il resto verrà da sé.
Ora, cosa mi piace in Lost l’ho detto mille volte: la banalità dell’idea di fondo, decisamente archetipa, la struttura rizomatica, il senso di angoscia, la sceneggiatura fantastica. Cosa mi piace di questi giochini è la commistione spiazzante tra gioco, realtà e telefilm. Il telefilm che invade il reale, il reale che si infiltra nel telefilm. Così, in varie parti del mondo la Oceanic Airlines, che per la cronaca è la fittizia compagnia aerea cui appartiene il volo su cui si trovavano i Losties, tira su cartelloni pubblicitari per il suo trionfale ritorno nei cieli. Al tempo stesso, il nostro eroe di Find 815 scopre che nel 1815 (815, come il numero del volo dei losties) il vulcano Tambora ha veramente eruttato.
È la fantasia che prende possesso della vita, è l’idea affascinante che per pochi secondo il paradosso si infiltri nella nostra realtà di tutti i giorni. E mi fa impazzire.
Per cui, nulla, è ricominciata, e durerà fino al 31. Da lì tornerò la donna lost in Lost che ero prima. Fino al 2010, quando forse scopriremo cos’era l’Isola.
E mentre me ne vado a smontare albero e presepe, un’operazione che mi mette sempre un sacco di malinconia addosso (e infatti mi tirerò su col reiterato ascolto della colonna sonora di quel capolavoro che è Moulin Rouge), vi dico solo una cosa: Namaste.