Archivi del giorno: 28 gennaio 2008

Lovely Sara

Tra i vari regali che ho ricevuto per Natale c’è stata la serie completa di Lovely Sara. Molti di voi sono giovincelli, e forse non se la ricordano, ma ogni tanto la rimandano in onda. Quand’ero bambina io la adoravo. Assieme a L’Incantevole Creamy era il mio cartone animato preferito. Non so esattamente cosa mi piacesse così tanto: di sicuro l’ambientazione inglese, che mi ricordava i libri che leggevo allora (e infatti il cartone è tratto da un libro di una scrittrice inglese). E poi…poi non lo so. Il sottogenere è quello “crudeltà sui minori”, cui appartenevano Oliver Twist, Senza Famiglia, I Miserabili…Un filone proficuo nell’800, quando maltrattavano i ragazzini ma poi piangevano sul loro triste destino. Non che oggi sia molto diverso…Ma Lovely Sara è importante soprattutto perchè è stato il mio primo impulso a scrivere, quindi prendetevela con Hogdson Burnett. Sulla scia dell’emozione per il cartone scrissi a otto anni, mentre ero bloccata al paese di mia nonna per una nevicata clamorosa, Sindy e Mindy, il mio primo “libro”.
Comunque, in questi giori ho rivisto tutte le 46 puntate. E mi è piaciuto tanto. Forse riuscivo a cogliere già da ragazzina tutte quelle finezze di cui son diventata consapevole solo ora. Il disegno e l’animazione accurate per il periodo, la musica deliziosa, la cura per i particolari (i bimbi che si muovono come bimbi, l’adorabile Cesare, la vita di tutti i giorni dei poveri di Londra rappresentata in modo vivido e realistico). Mi sono infervorata, ho fatto il tifo per l’impalamento prematuro di quella stronza di Lavinia, o rimproverato l’eccessiva ignavia di Margherita, ho dato del coglione a Mr. Carrisford che non capisce che Sara è la figlia dell’amico morto se non quando la cosa è assolutamente evidente.
Ho tratto persino un insegnamento dal cartone, il che, considerando che è tratto da un classico per l’infanzia, in effetti è una cosa abbastanza ovvia. Sara si trova ad affrontare una situazione che tutti fronteggiamo nella nostra vita: è afflitta dalla meschinità della gente. Certo, le sue vicende sono portate all’eccesso, e la maggior parte di noi non viene mandata al mercato da una zitella inacidita sotto il temporale senza ombrello e con le scarpe rotte. Però, se uno guarda oltre la metafora, Sara se la vede con la gente meschina. E vince. Perchè? Ce lo dice Lavinia, in uno dei pezzi più belli del cartone: Sara sta in una situazione disperata, eppure non si piega ed è serena. Vince sui suoi nemici perchè non perde la dignità, e soprattutto non si fa abbattere dai loro soprusi.
Ho sempre pensato che contro l’imbecillità della gente non ci sia rimedio. Mettersi a parlare con un imbecille è una dannosa perdita di tempo; quello vive in un mondo in cui la logica funziona solo per dargli sempre ragione. Cercare di fargli cambiare idea è inutile. Ecco, Sara propone la sua risposta: se la gente di odia e ti disprezza, fregatene. Ignorali. Non farti abbattere. Vai per la tua strada, fai quel che devi. È lo sgarbo più grande che puoi far loro. Non piegarti.
Poi c’è tutta la storia dell’inutilità della vendetta, e un sottotesto decisamente cristiano (giusto Gesù Cristo può essere così condiscendente verso i propri nemici, dai…), e la critica alla situazione dei minori dell’Inghilterra dell’800. Ma a me ha colpito quel messaggio lì. Che ovviamente non sarò mai in grado di mettere in pratica :P
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