Beh, tutto sommato è stata indolore, no? Ho ancora tre etti di palta sulla faccia; per sembrare umana ho sempre bisogno di chili di stucco
.
Meraviglioso anche l’occhio a mezz’asta, ma, capitemi, non sono abituata a svegliarmi alle 6.00. Considerate anche che ieri mattina mi son svegliata alle 7.00 per il congresso. E tenete anche presente che stamattina mi son persa.
Traffico non ce n’era, per cui sono giunta in prossimità della meta alle 7.15 (l’appuntamento era per le 8.00), giusto in tempo per vedere l’uscita per Saxa Rubra che mi sfilava davanti agli occhi senza che io la imboccassi. Cazzo.
Ok, esco all’uscita dopo. Uscita, inversione, si ripiglia il Raccordo. Cerco l’uscita. Non c’è. Ari-cazzo. Di nuovo uscita, inversione. Cammino. Cammino. Cammino. Inchiodo. Per Saxa Rubra c’è solo un cartellino micro. Prendo la Flaminia. Seguo i cartelli Rai. Non so esattamente cosa accade, ma ritorno sulla Flaminia. Mi son persa. E mi parte la lacrima. Cioè, quasi. Sono sola, alle 7.30, dietro di me l’alba è di un acido color giallino, ho paura dell’intervista e ho pure una riunione in osservatorio alle 10.00, dall’altro lato di Roma. Lo sapete, poi la storia finisce bene (e alla riunione sono arrivata in tempo, nonstante mi sia persa anche al ritorno
).
Per il resto, è divertente farsi truccare e piacevole scambiare due chiacchiere mentre lo fai, e il mondo della televisione è allucinante e divertente. Insomma, questa tre giorni è stata una bella esperienza; ho imparato parecchie cose, è stato divertente e utile. Devo davvero ringraziare la senatrice Serafini, che per altro è anche una persona molto interessante, e il dottor Salerno per l’opportunità. Adesso però devo dormire
P.S.
Mia madre dice che guardo sempre in camera. La verità è che sotto la camera passavano tutti i lucidi con i dati, e io li leggevo. Invece Giuliano dice che non rido. Già è tanto che non piango, visto il sonno