Mi cimento anch’io sull’argomento del giorno: il Papa non va alla Sapienza.
Innazitutto, confesso il mio imbarazzo a commentare la cosa. Io non riesco a trovare il testo integrale del famigerato discorso di Ratzinger durante il quale citò le altrettanto famigerate parole di Feyerabend “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Trovo solo versioni smozzicate trovate per altro su siti smaccatamente pro-papa. È ovvio che da una cosa così, per esempio, farsi un’opinione non è facile. Cosa è stato omesso dietro le parentesi quadre? In che contesto sono state fatte queste esternazioni? Ah boh. Ma, mi si dirà, le parole di Feyerabend sono abbastanza chiare. Ah certo, se le stacchi da tutto il discorso che c’è dietro…Ed è qui il busillis. Io quelle parole di Feyerabend me le ricordo. Le lessi in inglese un anno fa, su un libro regalatomi da un mio amico. Credo sia l’unico libro di filosofia che abbia mai letto, e per di più era in inglese. Quindi è possibile che sia io a non aver capito, ma non mi pare che Feyerabend fosse esattamente a favore del processo a Galileo, e a quanto pare chi ne sa più di me è più o meno d’accordo. Vi riassumo quel che ho capito di Contro il Metodo, il libro da cui Ratzinger prese la citazione. Sono mie interpretazioni, eh? Però non mi pare siano molto lontane da quelle comunemente accettate.
Donc, Contro il Metodo sostanzialmente è un libro che propugna l’idea che sia impossibile affibbiare alla scienza un metodo. Nel senso: la scienza, per poter davvero produrre risultati, deve poter essere libera di usare tutti i mezzi a propria disposizione, anche i colpi bassi, per usare un’efficace metafora del mio amico che mi regalò il libro. In sintesi, l’intuizione è ciò che conta davvero, e l’intuizione, il colpo di genio, non seguono leggi né metodi. Anything goes, tutto fa brodo, pur di raggiungere la verità. Anzi, il metodo spesso costituisce solo una sovrastruttura che impastoia la scienza; è il “potere” che cerca di imbrigliare il genio anarchico, che solo perchè anarchico riesce a giungere alla verità. Si può essere d’accordo o meno (io in parte lo sono), ma sostanzialmente il discorso è questo.
E Galileo? Galileo aveva barato. All’epoca non possedeva realmente gli strumenti per dimostrare la veridicità della sua intuizione (giusta), ossia che la terra girava intorno al sole. Ma lui sapeva, sentiva che era giusta. In un certo senso, sostiene Feyerabend, il suo sostenere la sua tesi era, rispetto al concetto comune di scienza che si aveva nel suo periodo, non scientifico. La Chiesa, Bellarmino, invece, seguivano quelle che erano le regole, il metodo della scienza dell’epoca. In questo senso il processo a Galileo era giusto e ragionevole: se si ammette che la scienza deve avere un metodo per andare avanti, allora Bellarmino aveva ragione a processare Galileo. È ovvio che Feyerabend usa questo esempio per rafforzare la sua tesi: che la scienza non ha metodo, che l’intuizione geniale è quel che conta. Quindi si guarda bene dall’approvare il processo a Galileo; proprio perchè parte dal presupposto che processare Galileo fu un intollerabile atto di prevaricazione del potere sulla libertà della scienza, il suo discorso fila.
Ripeto, se c’è un filosofo tra voi mi corregga pure, siamo qui per imparare, e Feyerabend è un personaggio che mi affascina e che mi interessa conoscere meglio.
Detto questo, io non capisco una cosa: è il Papa che ha distorto in malafede il pensiero di Feyerabend per tirare acqua al proprio mulino (paradossalmente mettendo in pratica proprio quell’anything goes che è il motto di Contro il Metodo), o sono i 67 professori che hanno in antipatia Feyerabend?
Anyway, ci si può svincolare da questa premessa. Perchè per me il Papa è magari giustificato ad andare a tenere una lectio magistralis alla facoltà di teologia o di filosofia di una qualsiasi università (è il suo campo, tutto sommato), ma sinceramente non capisco secondo quale logica debba andare ad aprire l’anno accademico alla Sapienza. Quindi, errore del rettore, che ha mischiato i ceci con le pere. Poi lo sappiamo tutti cosa sarebbe andato a dire, no? Che la ragione da sola è arida, che la scienza senza fede è il male, bla bla bla, cose che ovviamente non ha senso andare a dire in un posto dove un buon 50% degli astanti fa serenamente scienza senza presupporre l’esistenza di dio.
Quindi, complessivamente sono contenta che il Papa alla fine non vada alla Sapienza. Il giusto ordine delle cose è stato ristabilito. Peccato che il fatto che abbia deciso di non andare non la trovo affatto una vittoria della laicità sulla teocrazia. Noi che alla laicità ci crediamo possiamo pure inserire l’episodio nel suo giusto contesto: un’autorità religiosa non va a mettere una bandierina in casa di un’autorità laica. Ma la maggior parte degli italiani, che alla fine crede un po’ per superstizione e un po’ per abitudine, e che non capisce chiaramente cosa voglia dire essere laici, non l’ha vista così: ha visto 67 professori che hanno messo il bavaglio al Papa, che, nobilmente, ha scelto la via del martire e non si è presentato dove non era gradito. E se vogliamo davvero che l’Italia sia laica, dobbiamo spiegare a questa gente perchè in un mondo come il nostro la divisione tra stato è Chiesa è una necessità imperscindibile. E stavolta non gliel’abbiamo spiegato.
Per come la vedo io, gli studenti e i professori non dovevano manifestare perchè il Papa non andasse alla Sapienza. Dovevano manifestare per ottenere non un’omelia domenicale, ma un confronto. Che venga il Papa, che dica quel che vuole, ma che poi accetti il contraddittorio: che ascolti le nostre domande, che ci risponda. Che ci spieghi perchè gli omosessuali sono uno scherzo di natura, perchè un omicida basta che si pente e può far la comunione e un divorziato è fuori dalla Chiesa per sempre. Facciamogli fare un giro nel mondo reale, al Papa, che siano i cattolici stessi, quelli che si sentono sempre più a disagio a sentirsi rappresentati da questo Vaticano, e fargli queste domande.
Ovviamente, il Papa non si sarebb prestato. Non sarebbe venuto o non avrebbe accettato. In ogni caso, sarebbe stato LUI a sottrarsi al confronto. Sarebbe stato LUI a mettere un bavaglio a noi. Può sembrare una sottigliezza, ma per me fa tutta la differenza del mondo.
Che poi a me non piaccia questa radicalizzazione del confronto fede-scienza lo sapete già. Non mi piace la teologia del papa, che con un manto onnicomprensivo vuole inglobare sotto la fede tutto, ma proprio tutto (e chi non crede come noi? Al rogo? E chi crede in una verità diversa?) e non mi piace la logica risposta dei laici: che i credenti son tutti cretini e che la religione è il grande male del mondo. Ma tanto la ragionevolezza e la capacità di accettare le differenze non sono esattamente la cifra di questo secolo.
P.S.
Ops, nella foga mi stavo dimenticando l’indizio quotidiano. Innanzitutto, se siete arrivati fin qua sotto tanto di cappello, credo questo sia il post più palloso della mia triennale carriera
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Allora, il progetto top secret. È un fantasy, ve l’avevo detto? Ma io lo definirei più un libro del filone fantastico. Così, perchè a volte sperimentare cose nuove è bello. Il lago della foto di ieri non era un lago qualsiasi: è il Lago di Albano. Le foto non gli rendono giustizia, è uno dei posti più belli che conosca. Soprattutto il bosco che si sviluppa lungo una buona metà delle rive. Da ragazzina lo amavo e lo odiavo: perchè è un bosco stupendo, ma è una natura selvaggia e terribile. Ci entri dentro e ti senti un estraneo, ti pare che da un momento all’altro il bosco ti possa fagocitare. Andateci, se passate da queste parti.