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29
febbraio 2008

Ieri, ad un certo punto della mattinata (il solito punto in cui io giaccio sul divano cercando la voglia di lavorare), mi è arrivata una mail. Dentro c’erano gli ultimi aggiornamenti circa uno dei miei progetti futuri, nello specifico il mio racconto Nulla si crea, tutto si Distrugge, che uscirà nell’antologia Ai Confini della Realtà. E mi è presa quella bella frenesia da prossima pubblicazione che è uno degli aspetti più piacevoli del mio lavoro.
Quali erano gli aggiornamenti? Presto detto:
a. la copertina
b. la quarta, i risvolti e tutta quella roba editoriale che sta intorno alla copertina e non so come si chiama
c. l’elenco degli autori e i riassuntini dei racconti
Mancava solo la data di uscita esatta, ma abbiamo quella approssimativa: metà marzo. Capperi ci manca davvero poco. Sarà con ogni probabilità la mia prossima cosa ad uscire, prima de La Ragazza Drago.
Novità delle novità, anche questo progetto mi fa spavento. È che questa è una cosa molto nuova, molto diversa da tutto ciò che ho fatto finora. È la mia prima incursione al di fuori dei territori del fantasy e della letteratura per ragazzi. L’idea poi di stare al fianco di altri scrittori mi terrorizza. Mi sento già la più incapace del gruppo…Per altro, il mio racconto è la dimostrazione di quanto per me sia terapeutica la scrittura: ho preso spunto da una mia ossessione adolescenziale, che mi riempì la vita per alcuni mesi di una lontana estate di ben quattordici anni fa. Prima di scrivere questa cosa, quella storia lì la conoscevano solo i miei e mio marito; adesso la piazzo addirittura qua sul blog. Potenza della parola scritta, che mi strappa dalla mente le ossessioni e me le rende innocue sbattendole su carta.
Comunque. Chi è iscritto alla mailing list a breve si vedrà recapitare nella casella di posta l’intero pacchetto che vi ho descritto più sopra. Lo so, sembra un modo becero e terribile di sponsorizzare l’iscrizione alla mailing list, ma in realtà è un modo per darle un senso: se ci piazzo sopra solo le cose che già leggete qua, a che serve? Comunque, don’t worry, lunedì posto il tutto anche qui sopra. O forse martedì, che lunedì ho una teleconferenza in inglese che, come potete ben immaginare, assorbirà tutte le mie energie fisiche e mentali.
Intanto, vi beccate un angolo di copertina, l’elenco degli autori e il riassunto del mio racconto. Ossia, in ordine rigorosamente inverso:

Licia Troisi è sicura che Nulla si crea, tutto si distrugge e ne affida la dimostrazione a uno scienziato davvero unico.

Tullio Avoledo, Eraldo Baldini, Violetta Bellocchio, Gianni Biondillo, Pino Corrias, Luca Di Fulvio, Chiara Palazzolo, Licia Troisi, Carla Vangelista, Marco Vichi.

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28
febbraio 2008

Sì, ieri avevo detto che non me ne fregava niente, e non voglio certo rimangiarmelo. Però in effetti ieri, posseduta nel primo pomeriggio da una colossale voglia di far nulla, mi sono letta un po’ di cronache del Festival, che fosse tvblog, o la Repubblica o un blog dedicato. E mi sono ricordata quando da piccola invece lo seguivo. Ho questo ricordo, una specie di flash; io che guardo il Festival mangiando delle nocciole tostate con lo zucchero fatte da mia madre. Sarà capitato una volta sola che le abbia fatte in occasione del Festival, ma nel mio ricordo Sanremo è sempre associato alle nocciole con lo zucchero.
Allora era diverso. Allora la televisione la guardavo, la sera era una specie di rito. In tre sul divano a guardare qualcosa. E non ci separava. Era un altro modo di stare assieme, perchè insieme godevamo di quell’esperienza, assieme commentavamo i programmi e i film. Ecco, io penso che Sanremo, per me ma probabilmente un po’ per tutti quelli non più giovani di me, appartenga a quell’epoca lì. L’epoca in cui c’era ancora qualcosa di sacrale nella televisione. Riunirsi la sera davanti alla tv era un rito, e il televisore stesso aveva una sua autorevolezza. I presentatori ingessati di vent’anni fa appresentavano perfettamente un mondo in cui ancora esisteva l’evento televisivo, vissuto come un gran galà a corte. Adesso cosa ha di sacrale la televisione? Innanzitutto, non è più l’unica finestra sul mondo, come era all’epoca. All’epoca quel che diceva il telegiornale era oro colato, non avevi la rete dove andare a cercare un parere alternativo. Adesso il telegiornale è diventato un allegro coacervo di cazzate sui flirt delle veline e interminabili servizi sull’opinione dei politici su qualsiasi argomento, che sia la fecondazione assistita o il derby Roma-Lazio. Se ti vuoi informare, ti devi rimboccare le maniche su internet.
E poi c’è anche stato un progressivo deteriorarsi dell’offerta televisiva. Via i comici, che ci fanno pensare, su le gonne delle veline, largo ai reality in tutte le salse. La televisione non è più un posto dove mantenere un certo atteggiamento, non è più il salotto buono della casa degli italiani. La televisione è il luogo dello sbraco, dove ogni opinione, pure la più insulsa, ha diritto di cittadinanza, il posto in cui andare a cercare i quindici minuti di celebrità di warholiana memoria.
È ovvio che in questo contesto l’evento televisivo non esiste più. Ma davvero c’è qualcuno ancora convinto che la gente aspetti con trepidazione Miss Italia o Sanremo, che seratone del genere siano vissute con la stessa palpitazione da Gran Ballo delle Debuttanti di venti anni fa? Quell’Italia che la pensava così non esiste più, e non esiste più neppure quella televisione. Il Festival è il fossile di ciò che era, ciò che resta di una televisione che aspirava ad essere un elemento importante nella vita delle famiglie, un elemento di unione. Cose come il Festival non si fanno più perchè nessuno crede più all’autorevolezza della televisione.
Poi, io non sono né sociologa né esperta di queste cose, e quindi sicuramente l’emorragia di ascolti del Festival è da ricondursi al fatto che sia uno spettacolo palloso,  che la musica fa schifo, che è troppo lungo, e tutte cose che so per sentito dire, non avendone visto neppure una puntata. Ma so perchè non lo vedo io: perchè da tempo la televisione ha smesso di deludermi. L’ha fatto così tante volte che è gradualmente uscita dalla mia vita, e ora non concepisco più l’attesa di un programma o di un film. Da passiva fruitrice dell’offerta, come ero quindici anni fa, sono diventata consumatrice attiva: se ho voglia di vedere qualcosa, piglio un dvd.
Forse un po’ rimpiango quei tempi lì, che nella mia memoria erano meno volgari, più semplici e puri. Ma coi ricordi funziona sempre così, il diaframma del tempo deforma il volto delle cose e le migliora. E stasera, un buon libro o una pizza con gli amici.

27
febbraio 2008

Ho valutato se fare come molti, ossia guardare il Festival di Sanremo nonostante non me ne possa fregare di meno solo per poterne parlare male il giorno appresso. Ma mi sono imbattuta in due grossi ostacoli: 1) quando dico che non me ne frega niente, intendo proprio niente niente, al massimo, forse, riuscirei a vederlo se ci fosse ancora il commento radiofonico della Gialappa’s, 2) non c’è modo che io convinca mio marito a guardare il Festival, neppure sotto minaccia di tortura.Il risultato è che mi priverò del piacere di sparlare; leggerò i commenti acidi, ma parlerò d’altro.L’altro, ahivoi, è un tema prettamente femminile. La Licia’s Production è lieta di offrirvi…

…L’Annosa questione del Pelo Superfluo(Sottitolo: e con questa mi sono definitivamente giocata ogni pretesa di credibilità di questo blog)

Come sapete, il lunedì in palestra c’è un baldo giovane a guidare gli zompettii di noi ragazzuole. Ricorderete anche che la cosa mi genera un vago senso di imbarazzo, connesso al mio essere una donna profondamente latina (leggi: dedita ad un’instancabile quanto vana lotta contro la peluria superflua).Lunedì sono andata a comprarmi un nuovo completo per la palestra. Un top nero e un paio di fuseaux lunghi al polpaccio. Io ho polpacci che quelli di Maradona mi fanno un baffo, indi per cui il fuseaux si attesta sulla linea del ginocchio, e più in giù di là non scendono.Lieta dell’acquisto, sono andata in palestra. Nello spogliatoio, l’ora della verità. Sotto gli impietosi neon della sala, mi accorgo che la depilazione delle mie gambe non è esattamente ottimale. Ovviamente, il fuseaux, con la sua tipica conformazione, non nasconde il difetto. Sospiro. E vabbeh, mi nasconderò nelle retrovie. Cosa che puntualmente faccio appena entrata in sala. Mi sembra di essere abbastanza dietro, quando la lezione inizia, e le signore davanti a me si aprono tipo Mar Rosso. Non so per quale becero trucco, mi ritrovo praticamente in prima fila. E ari-vabbeh, bisogna essere davvero delle meledette egocentriche per essere convinte che l’istruttore ti verrà a guardare i polpacci.La mia timida speranza si infrange al decimo minuto di lezione, quando su una serie di leg curl l’omino mi passa accanto urlando “su quei polpacci!” e gettando un’inquietante occhiata ai miei. Cazzo.Mi viene anche un po’ da ridere, perchè che io ricordi in due mesi di lezione non sono mai stata oggetto di alcun interesse o sprone da parte dell’istruttore. Vabbeh.Ma è solo l’inizio. Esercizi a terra. Sbaglio i sollevamenti. L’omino mi viene vicino e mi spiega come fare, e per farlo, ovviamente, gode di una meravigliosa visione frontale dei miei stinchi. Ma non è pago, perchè al momento dello stretching si mette in testa che dobbiamo piegarci tutte in due tipo Carla Fracci, e ci spinge le gambe tese sul petto, godendo quindi anche della vista dei miei irsuti polpacci.Una tragedia greca.Giovedì c’è lei. Una donna come me, che suppungo comprenda il dramma dell’avere 365 giorni all’anno un grado soddisfacente di depilazione. Ma forse ricorrerò in ogni caso ai fuseaux lunghi.

P.S.
Non credo debba dirvelo, ma mi farebbe piacere ricevere commenti su I Dannati. Se quando l’avrete letto vi andrà di darmi un vostro parere, scrivetelo pure da queste parti :)

26
febbraio 2008

Oggi temo che non avrò tantissimo tempo per curare il blog, per cui vi ricordo solo che escono I Dannati di Malva e vi segnalo questa mia intervista al riguardo. Poi, se ci riesco, dopo ci risentiamo :)
Ah, e per chi può e vuole, ci vediamo stasera a Via delle Botteghe Oscure!

25
febbraio 2008

Oggi tento la via irta e complessa del dibattito dotto.

No, è che in verità mi sono svegliata chiedendomi con ansia di cosa avrei parlato, e poi mi sono imbattuta in qualcosa che mi ha dato uno spunto, e mi ci sono gettata su a pesce.
Oggi su Fantasy Magazine è uscito questo interessante articolo. È interessante confrontarsi con chi ha idee diverse dalle nostre, no? Poi quella di Harry Potter è veramente una vexata quaestio, forse non dovrei nemmeno mettermici…Ma l’ho fatto. Per amor di discussione, di polemica, non lo so. O forse perchè mi fa davvero male vedere la ragione, che è poi l’oggetto del mio lavoro quotidiano, tirata per la giacchetta in contesti in cui si ammette l’esistenza di roba irrazionale come la magia nera. Per cui ho scritto una risposta che ho pubblicato nella discussione. Ve la reincollo qua. Magari parte un bel dibattito su un argomento tutto sommato letterario, una cosa inedita per il mio blog, che di letterario non ha veramente nulla :P

C’è un punto di tutto l’argomentare che sinceramente non riesce ad entrarmi in testa, che proprio non riesco a capire. Il discorso secondo il quale Harry Potter travia le menti dei giovani perchè li convince che la magia è qualcosa che può essere usato a buon fine. Se ho ben capito, secondo il professor Rialti questo indurrebbe i giovani ad avvicinarsi alla magia nella speranza di poter compiere il bene tramite essa. Qui secondo me c’è un chiaro equivoco di fondo.
La magia nei libri della Rowling è lo sfondo, l’ambientazione. È l’equivalente della Terra di Mezzo di Tolkien, un mondo immaginario nel quale le storie hanno luogo. Nessuno legge Il Signore degli Anelli e si convince che esiste la Terra di Mezzo e che gli Hobbit adesso vivono nelle nostre dispense come omini così piccoli e rapidi nei movimenti da essere invisibili. Perchè alla base della fruizione di un’opera di fantasia c’è la consapevolezza che l’autore ci sta raccontando una storia, qualcosa parto della sua fantasia. Anzi, il godimento viene proprio da questo: che la storia è ambientata in un altrove, un posto molto diverso dalla realtà in cui viviamo, in un mondo in cui la fantasia è libera di esprimersi in piena libertà. Così, chi legge la Rowling, anche i bambini, sa che stiamo parlando di un mondo immaginario. La Rowling non pretende mai di dirci che la magia esiste. Ha inventato un mondo ricco di elementi fantastici, in cui la magia è una vera e propria scienza, e c’ha infilato dentro personaggi credibili, presi dal nostro, di mondo. Ma non vuole certo imporsi sui giovani come maestra di stregoneria, colei che coi suoi libri ti insegna l’uso della magia bianca. E che il mondo della Rowling non sia il nostro, neppure quando sembra sovrapporsi alla realtà con cui facciamo i conti tutti i giorni (Londra, Privet Drive e così via) lo dimostra il modo in cui ella tratteggia i personaggi, diciamo così, più reali. Voi avete mai visto nel mondo reale gente come i Dursley? Io sinceramente no. La realtà stessa è rappresentata in termini giocosi e grotteschi, e questo attrae il lettore, e contemporaneamente gli dà la dimensione del distacco tra ciò che sta leggendo e il mondo in cui invece vive.
Per questo non credo proprio che un bambino che legge Harry Potter poi si convinca di poter prendere gli oggetti lontani dicendo “accio qualcosa”, soprattutto se il bambino non è lasciato allo stato brado, ma la sua esperienza come lettore viene seguita, come dovrebbe essere, dai genitori, che lo aiutano a capire e a interpretare quello che ha letto.
E poi, secondo me c’è un equivoco di fondo. L’idea che la magia esista. La magia non esiste. Esistono ciarlatani che lucrano sulla credulità popolare, esistono persone annoiate che si danno all’occultismo, ma non esiste la magia. E i libri della Rowling non cercano certo di affermare il contrario. Credere altrimenti vuol dire non ammettere che in un’opera di fantasia esiste il piano dell’immaginario e quello della realtà. Se si racconta una storia non si hanno sempre pretese di verità: i fantasy sono sempre ambientati in parte in mondi fantastici, e quindi non parlano di qualcosa di reale. Supporre che non sia così vuol dire essere incapaci di distinguere la realtà dalla finzione, una capacità che si acquisisce durante l’infanzia. È verso i sei anni che il bambino riesce a distinguere tra realtà e fantasia, e verso gli otto questa capacità si consolida. Quando inizia a leggere, un bambino ormai capisce perfettamente che quel che legge non è reale, ma è una storia.
Salto a piè pari i due esempi sui pedofili e i cannibali. Sinceramente li trovo davvero eccessivi, perchè confrontano cose non commensurabili. La pedofilia e il cannibalismo fanno vittime, ma non conosco nessuno che abbia ucciso il proprio compagno di classe con l’Avada Kedavra.
Se mi è permesso infine esprimere la mia personale interpretazione dei libri della Rowling, la magia in essi è una metafora, che nulla ha a che fare con l’oroscopo e l’occultismo. Per altro, la visione della Rowling è estremante materialista, e forse è questo che davvero disturba la chiesa. Harry è solo, non c’è un Dio ad aiutarlo, il suo è un mondo immanente, senza fughe nel trascendente. Ma questa non è cosa da condannare, questa è semplicemente la visione atea del mondo, una visione che si può non condividere, ma che occorre rispettare.
Mi piacerebbe poi sapere quali valori morali (al di là della questione magia) vengono pervertiti dalla Rowling, è cos’abbia di così immorale la fine de I Doni della Morte.

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