Archivi del giorno: 5 febbraio 2008

Nuove tane

Ho sempre avuto dei feticci architettonici. Mi piace sfogliare le riviste che parlano di arredamento, fin da piccola, e credo di aver preso da lì il mio amore per tre elementi: il soppalco, il camino e la scala.
Sono sempre stata conscia che avere anche uno solo dei tre nella mia casa sarebbe stato difficile, per cui mi limitavo a sognarmeli. Un grosso casolare soppalcato, un salotto con un bel camino scoppiettante, una casetta di montagna con una bella scaletta a chiocciola.
Ma la vita è imprevedibile, quella di tutti e la mia imparticolare, e ora, tutto ad un botto, avrò una di quelle tre cose.
Perchè ieri ho comprato casa. Lo so, fulmine a ciel sereno. Abito qui da un anno, la casa l’ho comprata a maggio del 2006. Già te ne vuoi andare? mi chiedete. È che voi questa casa non l’avete mai vista. Ho un bel salotto e un terrazzone multiuso, ma per contro ho il bagno dei puffi e la cucina dei sette nani. Ecco, la cucina. 1.80 per 1.90. Rendetevi conto. E ci ho anche cucinato per tredici persone!
Con Giuliano abbiamo sentito il bisogno di una casa vera, con uno studio per lui e i suoi cassoni di retrocomputing, uno spazio per me dove scrivere, e una cucina vera, e un posto dove mettere tutta la roba che adesso sta impilata in garage.
Abbiamo girato per una settimana. Poi, sabato, quasi per caso, ci siamo imbattuti in lei. Attico e superattico. Tre stanze, cucina abitabile veramente, due bagni, e la possibilità di fare uno studio sopra. E una scala. Una scala a chiocciola, che adesso è di metallo, ma io già mi vedo di legno, scricchiolante e calda.
Ci saranno un sacco di lavori da fare. Probabilmente non ci metterò piede prima di settembre. Ma già le voglio bene, e la sento mia. Andrei a vederla anche adesso, lei e il suo terrazzone aperto su Roma e sui campi del mio quartiere.
Ogni tanto penso anche a questa casa, che ha visto così poco di me. Ha sentito le mie urla, i miei primi esperimenti con la chitarra, e ha visto gli scherzi dei miei amici, il giorno del mio matrimonio. Forse non sono mai riuscita a sentirla davvero mia, ma l’ho vissuta piuttosto come territorio ostile, il campo di battaglia dei miei esperimenti da casalinga mal riuscita. Sempre in disordine, spesso sporca, si è mangiata molte ore del mio tempo, e mi ha regalato in cambio poco spazio e poca soddisfazione. Ma ora che so che sono gli ultimi mesi che passiamo insieme, la guardo con occhi diversi. La casa della convivenza, la prima casa da sposati. La casa di due capodanni con gli amici, la casa delle belle e delle brutte notizie di quest’ultimo anno, la casa che geme quando tira il vento, in cui quando piove si sente un chiocciare dimesso e consolante.
Forse è stata comunque la mia tana, forse l’ho amata anche se non lo sapevo. È una banalità, il peggiore dei luoghi comuni, ma davvero ci si accorge di ciò che si possiede quando lo si perde, o quando, come nel mio caso, lo si lascia volontariamente.
Ma oggi tutto sommato penso che ieri è stata una bella giornata, che la mia nuova tana mi aspetta, a poche centinaia di metri da qui, che adesso è piena di sole, e sul terrazzo l’acqua dell’acquazzone notturno pian piano si asciuga. E il geppio che vive sul balcone, e di cui abbiamo trovato le borre, forse stanotte tornerà lì a riposare. E sono serena, quella serenità piena che non assaporavo da tanto tempo.

P.S.
Quasi dimenticavo di darvi questa notizia. Vabbeh, questioni editoriali cui siamo abituati un po’ da sempre, no? In conseguenza di questo slittamento, niente presentazione il 15 febbraio. Non temete, è solo rimandata, presumibilmente si farà due settimane dopo. Vi farò sapere la data al più presto :)

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