Archivi del giorno: 11 febbraio 2008

Sto bene

Esco di casa alle 8.00, e fa freddo. Sto intabarrata in un bel maglione viola, una giacca di velluto e uno dei miei poncho. Alle mani pesanti guanti di lana e sulla testa il borsalino. Fuori c’è il sole, ma non mi dà fastidio, anzi, mi mette allegria. C’è un sentore di primavera nell’aria che non mi irrita. Ho voglia d’erba e di fiori, strano a dirsi.
Corro come una pazza per arrivare in tempo, perchè il traffico mi ha bloccata. Mi catapulto sulla metro, ed è una di quelle nuove, pulite e luminose. Il vagone scivola nel buio senza troppo fracasso e con poche vibrazioni, e io sto bene. Mi sento tornata indietro di qualche anno, quando vivevo a Monaco, e ogni mattina prendere la metro era una piacevole scoperta. Come allora ho un libro in mano, e nelle orecchie l’iPod, cui mi sono affidata fiduciosa: modalità shuffle, fai di me quello che vuoi. Lo stridore delle ruote sui binari non copre la musica, intorno a me silenzio, e luce. Sbuco affannata a Piazza della Reppublica, tagliata in due da una lama di sole. L’aria fredda e incerta tra una mezza specie di inverno che finisce e una rapida primavera che comincia. I giapponesi intorno a me, i turisti, i romani. Via Nazionale, pulman e motorini, una moto della polizia che passa ululando. Ma non sono irritata, o stanca. Un po’ agitata, ma di quell’agitazione buona da esame di maturità, quell’agitazione che ho da un po’ prima di interviste e presentazioni.
Al ritorno cammino lenta per le vie di Roma. Penso che è presto, e forse potrei andare a fare un salto a Villa Borghese, a studiarne colori e odori in questo tempo di mezzo. O magari mi fermo più a lungo, e mangio al giapponese lì all’angolo. Roma non mi dà fastidio. La guardo quasi come se mi appartenesse, mentre le scarpe calcano il basalto del marciapiede senza alcuna fretta. E sparisco tra la folla. Sono un fantasma che si muove per le vie, sono l’elemento estraneo del quadro, la straniera che guarda il mondo. Sono tutta occhi, e orecchie, esisto solo per spiare, riempirmi gli occhi del mondo.
Un salto in libreria, l’acquisto immancabile di un libro, e poi di nuovo sulla metro, power metal e Muse nelle orecchie e Palazzolo tra le mani. Quando esco di nuovo fuori l’aria è tiepida e dolce, anche se ho comunque freddo. La musica mi pompa nelle orecchie, e sento di poter fare qualsiasi cosa. Andarmi a sdraiare al parco degli Acquedotti e leggere tra l’odore d’erba; passeggiare per le vie polverose, tra le rovine romane e le ragazza che fanno jogging, e semplicemente ascoltare la musica, e scaldarmi al sole di febbraio. Ma anche andare a casa mi sta bene. Andare a casa, pulire, e scrivere queste quattro righe.
Sto bene. Senza ragione, o forse per troppe ragioni. Improvvisamente mi sembra di capire. Posso essere felice persino a Roma, cui non appartengo e che non mi appartiene. Non importa il luogo. Importa quanta vita riesco a catturare, quanto riesco ad essere padrona della mia giornata, dei miei tempi. Ed ora lo sono. Per una volta non importa neppure per quanto tempo ancora lo sarò. Ma forse oggi pomeriggio, prima della palestra, prenderò su l’iPod, e semplicemente andrò al parco, a sciogliermi sui prati umidi.

P.S.
Una delle più belle recensioni sulle Cronache che abbia mai letto, per cui non potevo non condividere.
Valberici su Amemi

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