Fab aveva indovinato. Alla fine non riesco a trattenermi dal parlarne anch’io.
Intendo di questo, e anche di questo, il corollario alla vicenda.
La campagna elettorale è iniziata, e passa sopra a tutto, vendendosi persino la vita e la morte della gente. Perché ormai è così che funziona la politica. Berlusconi dice che sua madre dal cielo benedice la sua “unione” con Fini, ma da uno che aveva spergiurato sui figli, in effetti, non dovevamo aspettarci altro. Così, la signora di Napoli ha visto la sua tragedia personale trasformata in uno show da baraccone, nel campo di battaglia in cui si affrontano uomini che, come dice giustamente la Aspesi nel suo articolo di oggi su Repubblica, nulla sanno e nulla vogliono sapere di cosa significhi essere madre.
Una donna che perde il figlio, che pochi giorni prima ha saputo che il suo bambino avrà la vita segnata dall’handicap, viene trattata come un’assassina, mentre i mafiosi siedono in parlamento e i divorziati si mettono a fare i paladini della famiglia. Siamo ai segni dell’Apocalisse.
E credo che qui c’entrino molto poco le convinzioni personali. L’aborto è una di quelle cose di cui non puoi parlare per sentito dire, come fanno tutti. Che ne sai del caos, della disperazione che ti si agita dentro quando sai che tuo figlio sarà malato, che davanti a te e a lui si srotola impietoso un rosario di giorni segnati dalla sofferenza e dal dolore, fisico e psicologico? Che ne sai del travaglio di chi non può dare a suo figlio una vita dignitosa? E che ne sai di cosa pensa dopo una donna che ha abortito, di come fa a convivere con la consapevolezza di non aver fatto nascere suo figlio?
Per questo esiste la 194. Perchè lo stato ammette che come e quando procreare deve essere una libertà della donna, della coppia. Perchè si rende conto che esistono scelte che non può fare lo stato per te, scelte di fronte alla cui enormità devi essere lasciato solo.
Invece vogliamo tornare all’ipocrisia. Agli aborti consumati nella clandestinità, alle cliniche di lusso per chi ha i soldi, e le mammane per chi sta ai bordi della società. Ma l’importante è che tutto avvenga nell’ombra, lontano dallo sguardo della società, che al sole deve presentarsi pulita, immacolata. Non ci piacciono le miserie di chi decide o è costretto ad abortire, lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Perchè la questione non è se far abortire o meno. Da quando esiste la 194 gli aborti sono diminuiti. Il vero obiettivo è che non si sappia che si abortisce. Il vero obiettivo è che il borghese si senta a posto con la coscienza; lui il permesso non l’ha dato. Che poi lo si continui a fare, beh, c’è tanto male, al mondo…
Odio questa ipocrisia diffusa, questo desiderio di buttare sotto al tappeto i problemi, per mostrare al mondo il salotto buono in ordine. Odio la cultura dell’apparire, che inizia ad infiltrarsi anche nella morale, per cui non conta quel che davvero fai, ma come ti presenti: mondo, immacolato agli occhi del mondo, gretto, meschino, nella quiete del tuo tinello. E anche lì, parli a denti stretti, perchè i vicini non ti sentano, e non abbiano a pensare male.
Io voglio invece la verità, magari una verità sporca e puzzolente, ma con la quale puoi fare i conti, che puoi affrontare e cambiare. Ma il vento tira in tutt’altra direzione.