Ho qualcosa come dieci minuti per fare un post! Clamoroso! Approfittiamo di questa fantastica occasione.
Allora, l’altro ieri vi avevo promesso di parlarvi di cinema d’antan, gettando alcuni di voi nel panico: ‘azz’ è il cinema d’antan? Semplice a dirsi: il cinema di qualche anno fa.
È che da un paio di settimane io e Giuliano ci siamo dati ai grandi classici. Tipo, qualcosa come quindici giorni fa ci siamo visto Godzilla. Non quello di Emmerich. Quello di Hishiro Honda del 1954. In giapponese coi sottotitoli in inglese. Roba che manco La Corazzata Potemkin in Fantozzi. È che eravamo reduci da Cloverfield e volevamo tornare alle origini.
Ora, il film comincia col botto. Prima scena, affonda una nave. Passano cinque minuti di scene concitate, tra parenti delle vittime disperate e marina giapponese nel panico, e…booom! Schioppa la seconda nave, mandata a vedere cosa è successo alla prima. Tempo un minuto, e pure una terza nave vola nel paradiso della marina. Insomma, un film che non perde tempo.
Peccato che poi il tutto rallenti. Ora, il fatto è che per vedere Godzilla occorre dimenticarsi dei cinquant’anni di film di fantascienza che ci separano da lui. Occorre tornare ingenui e puri. Perchè in Godzilla c’è tutto l’armamentario tipico, armamentario che presumibilmente ha messo in campo per primo, ma che poi è diventato topos, si è trasformato in banalità. Lo scienziato che vuole proteggere e studiare il bestio, l’impetuoso assistente innamorato della figlia dolce e carina, tutto concentrato sul futuro e sulla sopravvivenza dell’umanità, lo scienziato giovane che ha scoperto l’arma-fine-ti-monto. Tutte cose che ci fanno storcere il naso, ma che all’epoca con ogni probabilità erano innovative. Poi tutto il sottotesto (manco troppo sotto, a dire il vero…) contro il nucleare e per un uso etico della scienza…
E poi gli effetti speciali. Allucinanti. Godzilla che è palesemente un omino dentro uno scafandro di lattice, tutto rigido. La casette che sono evidentemente modellini di cartapesta, e i tram che sono probabilmente presi dal trenino elettrico del figlio del regista. Ma tutto ciò non ha importanza, ovviamente. Piuttosto, forse sono io che sono troppo smaliziata, ma a parta un paio di cosine, non è che il film mi abbia inquietata particolarmente. Ho perso la capacità di avere uno sguardo innocente sulle cose, sob…
Ma non finisce qui. Martedì sera abbiamo visto un cult: L’Armata delle Tenebre. Ce n’avevano detto tutti un gran bene, per cui ce lo siamo procurato. Cioè. Veramente al di là di ogni limite. Assurdo, eccessivo, esilarante, pieno di perle. Rimpiango solo lo scarso uso della motosega da parte di Ash; mi attendevo faville da quell’attrezzo. Ma per il resto…
E poi in quanti hanno rubato da quel film? Non so, secondo me Jackson s’è un po’ ispirato per il fosso di Helm. E poi le locandine…manco i Manowar nei loro dischi avevano mai osato tanto. Capolavoro, direi.
Ora, abbiamo Il Labirinto del Fauno che ci attende, che non è in effetti cinema d’antan, ma ugualmente ci allieterà una serata. Poi, vabbeh, sono secoli che vorrei rivedere Leon e V For Vendetta. Se riesco a sopravvivere a questa settimana di fuoco forse riesco anche a vedermeli…