Archivi del giorno: 25 febbraio 2008

Harry Potter vs Dio

Oggi tento la via irta e complessa del dibattito dotto.

No, è che in verità mi sono svegliata chiedendomi con ansia di cosa avrei parlato, e poi mi sono imbattuta in qualcosa che mi ha dato uno spunto, e mi ci sono gettata su a pesce.
Oggi su Fantasy Magazine è uscito questo interessante articolo. È interessante confrontarsi con chi ha idee diverse dalle nostre, no? Poi quella di Harry Potter è veramente una vexata quaestio, forse non dovrei nemmeno mettermici…Ma l’ho fatto. Per amor di discussione, di polemica, non lo so. O forse perchè mi fa davvero male vedere la ragione, che è poi l’oggetto del mio lavoro quotidiano, tirata per la giacchetta in contesti in cui si ammette l’esistenza di roba irrazionale come la magia nera. Per cui ho scritto una risposta che ho pubblicato nella discussione. Ve la reincollo qua. Magari parte un bel dibattito su un argomento tutto sommato letterario, una cosa inedita per il mio blog, che di letterario non ha veramente nulla :P

C’è un punto di tutto l’argomentare che sinceramente non riesce ad entrarmi in testa, che proprio non riesco a capire. Il discorso secondo il quale Harry Potter travia le menti dei giovani perchè li convince che la magia è qualcosa che può essere usato a buon fine. Se ho ben capito, secondo il professor Rialti questo indurrebbe i giovani ad avvicinarsi alla magia nella speranza di poter compiere il bene tramite essa. Qui secondo me c’è un chiaro equivoco di fondo.
La magia nei libri della Rowling è lo sfondo, l’ambientazione. È l’equivalente della Terra di Mezzo di Tolkien, un mondo immaginario nel quale le storie hanno luogo. Nessuno legge Il Signore degli Anelli e si convince che esiste la Terra di Mezzo e che gli Hobbit adesso vivono nelle nostre dispense come omini così piccoli e rapidi nei movimenti da essere invisibili. Perchè alla base della fruizione di un’opera di fantasia c’è la consapevolezza che l’autore ci sta raccontando una storia, qualcosa parto della sua fantasia. Anzi, il godimento viene proprio da questo: che la storia è ambientata in un altrove, un posto molto diverso dalla realtà in cui viviamo, in un mondo in cui la fantasia è libera di esprimersi in piena libertà. Così, chi legge la Rowling, anche i bambini, sa che stiamo parlando di un mondo immaginario. La Rowling non pretende mai di dirci che la magia esiste. Ha inventato un mondo ricco di elementi fantastici, in cui la magia è una vera e propria scienza, e c’ha infilato dentro personaggi credibili, presi dal nostro, di mondo. Ma non vuole certo imporsi sui giovani come maestra di stregoneria, colei che coi suoi libri ti insegna l’uso della magia bianca. E che il mondo della Rowling non sia il nostro, neppure quando sembra sovrapporsi alla realtà con cui facciamo i conti tutti i giorni (Londra, Privet Drive e così via) lo dimostra il modo in cui ella tratteggia i personaggi, diciamo così, più reali. Voi avete mai visto nel mondo reale gente come i Dursley? Io sinceramente no. La realtà stessa è rappresentata in termini giocosi e grotteschi, e questo attrae il lettore, e contemporaneamente gli dà la dimensione del distacco tra ciò che sta leggendo e il mondo in cui invece vive.
Per questo non credo proprio che un bambino che legge Harry Potter poi si convinca di poter prendere gli oggetti lontani dicendo “accio qualcosa”, soprattutto se il bambino non è lasciato allo stato brado, ma la sua esperienza come lettore viene seguita, come dovrebbe essere, dai genitori, che lo aiutano a capire e a interpretare quello che ha letto.
E poi, secondo me c’è un equivoco di fondo. L’idea che la magia esista. La magia non esiste. Esistono ciarlatani che lucrano sulla credulità popolare, esistono persone annoiate che si danno all’occultismo, ma non esiste la magia. E i libri della Rowling non cercano certo di affermare il contrario. Credere altrimenti vuol dire non ammettere che in un’opera di fantasia esiste il piano dell’immaginario e quello della realtà. Se si racconta una storia non si hanno sempre pretese di verità: i fantasy sono sempre ambientati in parte in mondi fantastici, e quindi non parlano di qualcosa di reale. Supporre che non sia così vuol dire essere incapaci di distinguere la realtà dalla finzione, una capacità che si acquisisce durante l’infanzia. È verso i sei anni che il bambino riesce a distinguere tra realtà e fantasia, e verso gli otto questa capacità si consolida. Quando inizia a leggere, un bambino ormai capisce perfettamente che quel che legge non è reale, ma è una storia.
Salto a piè pari i due esempi sui pedofili e i cannibali. Sinceramente li trovo davvero eccessivi, perchè confrontano cose non commensurabili. La pedofilia e il cannibalismo fanno vittime, ma non conosco nessuno che abbia ucciso il proprio compagno di classe con l’Avada Kedavra.
Se mi è permesso infine esprimere la mia personale interpretazione dei libri della Rowling, la magia in essi è una metafora, che nulla ha a che fare con l’oroscopo e l’occultismo. Per altro, la visione della Rowling è estremante materialista, e forse è questo che davvero disturba la chiesa. Harry è solo, non c’è un Dio ad aiutarlo, il suo è un mondo immanente, senza fughe nel trascendente. Ma questa non è cosa da condannare, questa è semplicemente la visione atea del mondo, una visione che si può non condividere, ma che occorre rispettare.
Mi piacerebbe poi sapere quali valori morali (al di là della questione magia) vengono pervertiti dalla Rowling, è cos’abbia di così immorale la fine de I Doni della Morte.

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