Archivi del giorno: 28 febbraio 2008

Tv

Sì, ieri avevo detto che non me ne fregava niente, e non voglio certo rimangiarmelo. Però in effetti ieri, posseduta nel primo pomeriggio da una colossale voglia di far nulla, mi sono letta un po’ di cronache del Festival, che fosse tvblog, o la Repubblica o un blog dedicato. E mi sono ricordata quando da piccola invece lo seguivo. Ho questo ricordo, una specie di flash; io che guardo il Festival mangiando delle nocciole tostate con lo zucchero fatte da mia madre. Sarà capitato una volta sola che le abbia fatte in occasione del Festival, ma nel mio ricordo Sanremo è sempre associato alle nocciole con lo zucchero.
Allora era diverso. Allora la televisione la guardavo, la sera era una specie di rito. In tre sul divano a guardare qualcosa. E non ci separava. Era un altro modo di stare assieme, perchè insieme godevamo di quell’esperienza, assieme commentavamo i programmi e i film. Ecco, io penso che Sanremo, per me ma probabilmente un po’ per tutti quelli non più giovani di me, appartenga a quell’epoca lì. L’epoca in cui c’era ancora qualcosa di sacrale nella televisione. Riunirsi la sera davanti alla tv era un rito, e il televisore stesso aveva una sua autorevolezza. I presentatori ingessati di vent’anni fa appresentavano perfettamente un mondo in cui ancora esisteva l’evento televisivo, vissuto come un gran galà a corte. Adesso cosa ha di sacrale la televisione? Innanzitutto, non è più l’unica finestra sul mondo, come era all’epoca. All’epoca quel che diceva il telegiornale era oro colato, non avevi la rete dove andare a cercare un parere alternativo. Adesso il telegiornale è diventato un allegro coacervo di cazzate sui flirt delle veline e interminabili servizi sull’opinione dei politici su qualsiasi argomento, che sia la fecondazione assistita o il derby Roma-Lazio. Se ti vuoi informare, ti devi rimboccare le maniche su internet.
E poi c’è anche stato un progressivo deteriorarsi dell’offerta televisiva. Via i comici, che ci fanno pensare, su le gonne delle veline, largo ai reality in tutte le salse. La televisione non è più un posto dove mantenere un certo atteggiamento, non è più il salotto buono della casa degli italiani. La televisione è il luogo dello sbraco, dove ogni opinione, pure la più insulsa, ha diritto di cittadinanza, il posto in cui andare a cercare i quindici minuti di celebrità di warholiana memoria.
È ovvio che in questo contesto l’evento televisivo non esiste più. Ma davvero c’è qualcuno ancora convinto che la gente aspetti con trepidazione Miss Italia o Sanremo, che seratone del genere siano vissute con la stessa palpitazione da Gran Ballo delle Debuttanti di venti anni fa? Quell’Italia che la pensava così non esiste più, e non esiste più neppure quella televisione. Il Festival è il fossile di ciò che era, ciò che resta di una televisione che aspirava ad essere un elemento importante nella vita delle famiglie, un elemento di unione. Cose come il Festival non si fanno più perchè nessuno crede più all’autorevolezza della televisione.
Poi, io non sono né sociologa né esperta di queste cose, e quindi sicuramente l’emorragia di ascolti del Festival è da ricondursi al fatto che sia uno spettacolo palloso,  che la musica fa schifo, che è troppo lungo, e tutte cose che so per sentito dire, non avendone visto neppure una puntata. Ma so perchè non lo vedo io: perchè da tempo la televisione ha smesso di deludermi. L’ha fatto così tante volte che è gradualmente uscita dalla mia vita, e ora non concepisco più l’attesa di un programma o di un film. Da passiva fruitrice dell’offerta, come ero quindici anni fa, sono diventata consumatrice attiva: se ho voglia di vedere qualcosa, piglio un dvd.
Forse un po’ rimpiango quei tempi lì, che nella mia memoria erano meno volgari, più semplici e puri. Ma coi ricordi funziona sempre così, il diaframma del tempo deforma il volto delle cose e le migliora. E stasera, un buon libro o una pizza con gli amici.

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