Archivi del giorno: 7 marzo 2008

Sì, viaggiare

L’avevo detto un po’ di tempo fa, quando tornai dal mio viaggio di nozze. O forse l’avevo solo pensato. Che bisogna viaggiare. Perché è bello e importante, perché serve. La vita è breve, il mondo gigantesco. Bisogna riempirsi gli occhi di immagini, le orecchie di suoni, prima che sia troppo tardi e il viaggio finisca per forza.
Uno queste cose le pensa di ritorno dal viaggio di nozze, pimpante e allegro, poi però si scontra con le ferie che non sono mai abbastanza, coi soldi, che per viaggiare ce ne vogliono molti, e con gli impegni. E allora ci rinuncia, e si dice che guardare il mondo da uno schermo forse può bastare.
Per fortuna però io faccio due lavori che prevedono ampi spostamenti in giro per il mondo. Per cui, alla fine credo che questo sarà l’anno dei viaggi, o almeno lo spero.
Nel giro di una settimana ho saputo che quest’anno se tutto va bene visiterò quattro paesi. Lasciamo perdere che in tre già ci sono stata. Non sono stata nelle città che visiterò.
Le danze si aprono ad aprile. C’è un workshop su Gaia, il satellite che sto studiando, a Barcellona. In verità è una riunione del gruppo di lavoro col quale collaboro; visto che siamo diffusi su tutto l’orbe terracqueo (tre di noi stanno a Roma, due a Teramo, due in Olanda, svariati altri in Inghilterra), ogni tanto fa piacere vedersi non in videoconferenza ma live. Il caso ha voluto che il workshop si terrà intorno al 14 aprile, che, se ricordate, è il mio anniversario di nozze. Ve la faccio breve; staremo una settimana a Barcellona. Seguiremo il workshop per i due giorni in cui si terrà, poi Giuliano si prenderà un paio di giorni di vacanza, e ci gireremo la città. In Spagna in effetti ci sono già stata, a Madrid l’anno scorso, ma vidi solo l’albergo, per di più dal letto in cui giacevo con 38 di febbre. Vabbeh. Spero che stavolta andrà meglio.
A giugno, poi, sembra che il mio libro uscirà in Francia, e per l’occasione mi hanno invitata ad andare a Parigi. Ci sono già stata due volte. La prima, fu la mia prima vacanza senza i miei; si trattava di un campo scuola di due settimane in cui avrei studiato meglio il francese. La seconda è stata con Giuliano e i suoi. Devo confessare che Parigi non mi esalta. Prima che mi saltiate alla gola, preciso che è una questione di miei gusti personali, e che confesso anche di averla vista sempre di fretta e male, anche quando ci son stata quattro giorni sani. Tutto sommato però ci torno con piacere. Magari ci faccio pace e stavolta mi piace.
Poi ci sono le vacanze estive, e voi sapete qual’è il mio progetto in proposito…Giappone. Ci penso da un mese. Ne avrei proprio un sacco voglia. Andare a vedere questo posto che ha partorito così tante storie che mi hanno appassionata. È anche grazie ai manga che scrivo. Mangiare il sushi lì, provare le okonomiyaki, oppure prendere il ramen per strada. Guardare la torre televisiva di Tokyo, farsi un giro per le strade di Kyoto. Speriamo di riuscirci. Al limite, non sarà per quest’anno faremo il prossimo.
Infine, a quanto pare a settembre andrò in Russia, sempre causa libro. Ci sono già stata quest’estate, a San Pietroburgo, per la precisione, ma un po’ en passant, e praticamente senza la possibilità di mettere seriamente il naso in giro. Non avevo il visto, e se non hai il visto devi stare tassativamente col gruppo, o tipo ti arrestano, o qualcosa del genere, non mi è mai stato ben chiaro. Comunque. Stavolta andrei a Mosca. Farà freddo a settembre a Mosca? Che dite, lo vado a vedere la buonanima di Lenin o mi astengo? :P . La Russia mi sa di esotico quasi quanto il Giappone, e Mosca avrei sempre avuto voglia di vederla. Spero la cosa concretizzi sul serio.
Insomma, me ne vado in giro per il mondo. Nuove strade da battere, che magari porteranno a nuove storie da raccontare. Vivere per raccontarla, dice Marquez, ed è vero. Dopo un po’ che scrivi, la vita diventa spesso un pretesto per raccontare storie. Non vivi più solo per te, ma per la massa di lettori cui regalerai frammenti della tua esistenza. E ti illudi che serva, che insieme a loro imparerai qualcosa della vita. E forse serve sul serio, o non staremmo qua ancora a scrivere dopo seimila anni.

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