Archivi del mese: marzo 2008

Ora pro illo

In queste ore dramattico…
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ehm, no, quello era un altro personaggio. In queste ore drammatiche, il povero hard disk del mio MacBook giace in un freddo scatolotto, nel retrobottega dell’Apple Store. Stanno praticando su di lui un’operazione a disco aperto. Da stamane sta attaccato alle macchine, è proprio il caso di dirlo, che stanno tentando di estorcergli qualche file, una cartella, o appena un bite di byte. Le ultime notizie sono che il server lo vedeva come un disco da 2 TB, quando lui, povero, è sempre stato un onesto 120 GB. 
E insomma, le mie residue speranza giacciono lì, all’Apple Store. Che dire. Innalziamo una preghiera al dio del silicio…

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AVVISO 2 PARTE

Nell’olocausto di ieri ho perso tutti i dati sulle mie presentazioni di questi giorni. Ricordavo di averne una oggi, e credevo di essere riuscita a ricostruire in quale scuola fosse e a che ora. Purtroppo non è così. La scuola che ho sentito non si ricorda di me e dice che non ha in previsione alcun incontro con me. Mi spiace, ma sono quindi costretta a cancellare l’incontro di stamane. Non ho il numero di telefono della persona che mi aveva contattata, solo l’indirizzo di email che è andato perduto. Farò un altro paio di tentativi di ricostruire gli estremi di questo incontro, ma ho poche probabilità di successo.In caso qualcuno potesse aiutarmi, si trattava di un incontro con una scuola di Grottaferrata, mi pare di ricordare un liceo che si chiamava Benedetto qualcosa. Mi risulta che l’unica scuola con queste caratteristiche di Grottaferrata sia il liceo classico Benedetto XV, che ho contattato e non ha in programma alcun incontro con me.  Mi spiace enormemente, appena riuscirò a ricostruire il tutto mi metterò d’accordo per una nuova data. Perdonatemi ancora. 

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AVVISO

Questo post solo per dirvi che stamattina l’hard disk del mio Macbook ha deciso di bruciare. Ho perso tutte le mail, per cui non riuscirò a rispondere a chiunque mi abbia scritto dopo il 29 febbraio. Mi spiace, ma al momento il disco non parte, ho provato a collegarlo ad un altro computer, a far partire il disco di diagnostica, ho provato in tutti i modi, ma il disco neppure parte. Proverò a dare il disco a qualche società per il recupero di dati corrotti, anche perché sopra c’è il primo capitolo del mio nuovo libro, che ho scritto ieri in treno e non ho salvato, insieme ad altri 100 GB di cose che mi sono assolutamente vitali.

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Problemi con la news letter

Allora, mi hanno fatto notare che la newsletter arriva spesso con caratteri illegibili. Vi chiedo di aiutarmi a risolvere la cosa. Chiunque di voi abbia caratteri illegibili nella mail di oggi me lo dica qua sotto, per favore specificando se ha usato un programma per scaricare la posta (mail, outlook et similia) e in caso di risposta affermativa quale.
Grazie e scusate per l’inconveniente

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Ulteriore Addendum

Perdonatemi, sono veramente una rimbambita. Mi sono dimenticata di segnalarvi questo

Intervista su Generazione X 2.0

L’ho fatta in quel di Roma, quest’autunno, durante la fiera Più Libri Più Liberi. Notate la colonna sonora :P .
EnjoY!

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Genitori e figli

Da un po’ mi sono appassionata a questo programma di MTV, Black Box. Già vi vedo schifati. È che il dopopranzo per me è sempre stato il sacro momento divano; mi stendo e guardo qualcosa di poco impegnativo in tv. Poi mi tiro su, e lavoro. Ecco, Black Box espleta perfettamente il compito; stimola i miei bassi istinti da comare di paese, ma non troppo, è breve, e relega la parte beceramente reality alla rete, là dove è mia scelta partecipare al dibattito o meno, e, manco a dirlo, io i commenti sotto i video praticamente manco li leggo.
Ma il punto non è Black Box. Ieri c’era la storia di questa diciannovenne. Non vi sto a dire tutto, vi dirò solo che ogni tanto partiva in quarta contro i suoi che non la capivano. Probabilmente lo faceva a ragione, non posso giudicare. E lì ho avuto l’illuminazione. Sono passata dalla parte del nemico. Quando sento un adolescente parlare male dei suoi genitori, inizio a sentirmi irritata, e, senza ragione alcuna, tendo a prendere le parti dei genitori.
È che i miei anni da figlia sono agli sgoccioli, e quelli da madre sempre più vicini. Il tumulto dell’adolescenza, le liti furibonde, sono alle mie spalle, e li considero infine con un certo distacco, con l’occhio obiettivo che all’epoca non avevo. E intanto penso a quando avrò un figlio, a come farò a tirarlo su decentemente senza comunicargli le mie nevrosi, a che dannata responsabilità è quella di tirar su da zero una vita.
Forse sto invecchiando. Forse ho già dimenticato come mi sentivo a tredici, sedici, diciannove anni, e ho perso il contatto con quella generazione. Forse sono già una “matusa”, come si diceva troppi anni fa, sono un’adulta e ho rinnegato il mio passato. O forse è che adesso capisco più cose, cose che a sedici anni non ti passano neppure lontanamente per la testa. E mi pare di aver finalmente intuito perché genitori e figli finiscono per non capirsi. Perché i genitori sanno qualcosa che i figli non comprenderanno se non molti anni dopo. I genitori sanno la fatica, il dolore, la paura di crescere qualcuno, di essere il suo punto di riferimento per lunghi anni, di avere la sua vita in mano. Ma un figlio che ne sa di quel che pensi prima ancora di decidere di averlo, un bambino? Che ne sa di quel che hai sentito mentre ti cresceva dentro, e quel che viene dopo, del dubbio di star sbagliando tutto che ti seguirà per anni e anni? Non lo sa. Lui giustamente vive nell’epoca in cui tutto gli è dovuto, in cui gli sbagli non sono ammessi, e si pagano a caro prezzo.
Ci passerò anch’io. Anche lui o lei mi sbatterà la porta in faccia, mi dirà che non capisco. E ci sarà quel muro enorme degli anni che ci dividono, della vita che io avrò vissuto e lui/lei no a separarci. Poi forse, un giorno, come a me ora, anche a lui/lei capiterà di ripensare a quegli anni con sgomento, e domandarsi come avesse fatto a non capire.
Duro mestiere, quello dei genitori.

Postfazione
No, non sono incinta e non ci sto neppure pensando, almeno non nell’immediato futuro.

Post-Postfazione
Vi ricordate la presentazione di stasera alla fnac di Roma, ore 18.30,  sì? No, perchè per chi verrà ci sarà anche questa.

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No, non è che mi allegano ad ogni copia. Intendo la maglietta. Vi aspetto numerosi, eh?

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Letture e citazioni

In verità non sto avendo poi molto tempo per leggere. Estasia 2 mi sta catturando tutte le sere, e poi fino a ieri sono stata alle prese con le bozze de La Ragazza Drago. Insomma, pochi fumetti questa settimana. Solo due, ma che vi recensisco con gran piacere. Vi ricordo che stiamo sempre parlando del bottino mantovano, che mi sto pian piano centellinando.

Fafhrd e il Gray Mouser: una scoperta. Mi sa che a breve mi fionderò in libreria per procurarmi la versione libraria di Leiber. Due personaggi che lasciano il segno, una fantastica ambientazione, un tratto originale e piacevole. Molto interessante la scelta dei colori, con una decisa predilizione per i toni spenti del marrone, adattissima al contesto metropolitano in cui le storie si svolgono. Un fantasy molto à la Howard, e quindi divertentissimo. Resto un po’ perplessa per le sceneggiature, che ogni tanto mi sono risultate un po’ confuse. Forse sono io che mi perdo in un bicchier d’acqua, ma ogni tanto non capivo cosa stesse accadendo. Ma è peccato veniale
Voto: 8

Marvel Zombie vs Army of Darkness: Ash J. Williams lo conosco da poco meno di un mese, ma già lo amo, lui e la sua motosega. E in questo fumetto è lui a far da traino ad una storia assolutamente delirante, in perfetta atmosfera da Armata delle Tenebre. Non sono molto edotta in supereoi, lo sapete, e quindi probabilmente non ho potuto cogliere appieno il piacere di vedere il proprio uomo in calzamaglia preferito trasformato in un simpatico zombie. Però ho apprezzato tutto il resto: la comicità, il ritmo, la storia. È un fumetto pieno di perle: l’incontro tra Ash e il Dottor Destino, per dirne una, o lo scontro tra l’armata delle tenebre e i supereroi, o la fine del povero Necronomicon. Geniale.
Voto: 8

Concludo con una segnalazione che ha dell’incredibile. Ogni tanto vado a guardare la mia voce su Wikipedia; a parte che si sta estendendo tipo erba infestante, ho scoperto una cosa allucinante: sto su Wikiquote.
Forse voi non lo sapete, ma io vado su Wikiquote per cercare un po’ di tutto; quella frase di libro che mi piace tanto, quella citazione che non ricordo di chi è…Essere presente da quelle parti mi fa uno strano effetto. Lasciamo perdere che delle citazioni indicate mi piace solo la prima, le altre decisamente poco. È avere una voce dedicata che mi fa piacere. Un ulteriore segno della decadenza dei tempi…

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Brainstorming

Secondo voi è normale che tipo due notti fa ho sognato di essere Sawyer di Lost, e che stringevo teneramente a me Kate?

A Napoli non vogliono andare a votare. Scelta tremendamente intelligente. Così mettono il loro futuro nelle mani di altri. Del resto che significa non andare a votare? Semplicemente delegare la tua scelta a quelli come me che a votare ci vanno. I partiti sentitamente ringraziano, la camorra non ne parliamo. Ma, mi si dirà, non c’è nessuno degno di essere votato, in giro. E allora fate una vostra lista, mettetevi in politica in prima persona. Che però è una cosa che costa molto di più che andare a mare il 13 e il 14 aprile.

Chirurgia estetica per una bimba down. Spero sia una provocazione stupida. Ma in verità l’andazzo è questo: non è la società che deve cambiare per venire incontro ai bisogni dei più deboli, siamo noi che ci dobbiamo adeguare per essere più “appetibili” agli occhi della società. Ricordo che nella casa dove sono nata la mia vicina di casa aveva una figlia down di cinque anni più piccola di me. Io e le altre bambine del palazzo la coinvolgevamo nei nostri giochi, anche se non parlava e molte cose non le capiva. Tutto sommato, probabilmente non ce ne fregava davvero niente che avesse gli occhi a mandorla e il collo grosso. Era una bambina, punto. Ecco, invece di usare il bisturi, non si potrebbe cercare di fare in modo che i bambini siano educati alla diversità?

La tavoletta grafica può essere annoverata tra i regali che mi hanno cambiato la vita.  Ho ricominciato a disegnare dopo che non lo facevo da anni. E per di più mi succede una cosa strana. Che mi viene da disegnare quel che leggo. Prima il desiderio di disegnare Mirta, la protagonista di Non Mi Uccidere, e ora Alice. È che ho letto questo libro meraviglioso, La Solitudine dei Numeri Primi. Ve lo consiglio, è delicato e terribile, intenso e appassionante. E insomma una dei due protagonisti si chiama Alice. A parte che la storia della sua anoressia mi ha inquietata non poco, mi è venuta voglia di disegnarla, com’è verso la metà del libro, quattordicenne sperduta e confusa. È venuto fuori questo. Ho passato ore a cercare immagini su internet, per disegnare i capelli, le gambe, la schiena…ed è stato un piacere. Anche se il risultato è quel che è.

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Qualcosa è cambiato

Piove da giorni e io mi sono rotta le scatole. Mi deprime tutto questo grigio, mi ammoscia tutta quest’acqua.
Non capisco cosa mi stia succedendo. Da dove spunti fuori tutto questo desiderio di vestiti leggeri e colorati e di sole. Persino il rumore dell’acqua che chioccia sulla grondaia mi disturbava, prima, mentre cercavo di recuperare un pochino del sonno perduto di ieri sera.
Improvvisamente quest’anno ho voglia di primavera, una voglia che non riesco a spiegarmi. Per tanto tempo è stata una stagione che mi dava sui nervi. Mi infastidiva questa retorica degli uccellini cinguettanti e del risveglio della natura. A me piaceva il silenzio di certe giornate invernali immobili e gelate, col cielo di un grigio uniforme e gli alberi come tratti di matita a segnare il confine tra una terra infreddolita e un cielo muto e distante.
Quest’anno mi piace crogiolarmi al sole nel parco, mentre faccio quattro chiacchiere con Francesco, o sorseggiare il caffé nel giardino di casa di mio suocero, in un tripudio di api industriose e uccellini che svolazzano ovunque. Ho anche smesso di mettermi il piumino imbottito per uscire, e ho tirato fuori le mie giacchette risicate e le magliette da mettere una sopra l’altra, maniche lunghe sotto, mezze maniche maniche sopra.
Non lo so che mi piglia, cosa è cambiato. È che forse è stato un inverno pesante, e lo sapevo fin da prima che iniziasse. È che spero che con la primavera certe cose prendano la china dei percorsi piacevolmente in discesa. Non lo so. So che quest’anno va così. A volte si cambia, spero non troppo, o almeno in meglio.

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Il Trio ha segnato la mia infanzia. Erano probabilmente la cosa che più mi faceva ridere in televisione. Ricordo uno spettacolo, credo fosse In Principio era il Trio, che letteralmente mi fece ribaltare dal divano. E I Promessi Sposi? Un must. Me lo sono rivisto tutto appena ho saputo che Lopez, Marchesini e Solenghi tornavano insieme. Una settimana di full immersion serotina. Bella Figheira, la fata turchina Lollobrigida, le tette di Agnese con l’antifurto, Manzoni che si incanta…meraviglioso.
Quando si separarono mi dispiacque da morire, e ho sempre sperato tornassero insieme. Perché non c’era altro che mi facesse ridere come loro. La loro separazione segnò probabilmente l’inizio di un cambiamento inarrestabile, che ha condotto da quella televisione alla tv di oggi. Prima se ne andarono loro, poi pian piano anche gli altri. Ricordo che l’ultima volta che mi son fatta risate grasse, ma grasse per davvero, è stato con TuttoBenigni. 1996. Due anni dopo che il Trio si era sciolto. Poi è stato un lento declino, la tv è cambiata, la comicità che ci propina di conseguenza, e forse sono io a non capirla, ma non mi diverte come mi divertivano loro.
Stasera me li sono rivisti in tv. Che dannata nostalgia. Da commozione. Mi spiace non abbiano fatto molte cose nuove, ma forse è anche giusto. Non perché sono vecchi, o perché non facciano più ridere. Il piacere di sentire di nuovo la sessuologa, e gli sketch della radio, c’è ancora tutto, fresco come un tempo. È la televisione intorno che è cambiata. E loro ormai sono teatro. Forse non sarebbe neppure giusto che tornassero insieme dopo tutti questi anni. Era un’epoca che purtroppo è finita. Se c’è una cosa che sto imparando della vita, è che i momenti sono irripetibili. La vita scorre e ti sfugge dalle dita, e devi godere ora e qui di ciò che hai, perché quando lo cercherai di nuovo, non potrai riaverlo.
Loro sono così. Il Trio ci resta su nastri rovinati, su immagini che tradiscono gli anni passati. Ci ricordano quegli anni, l’atmosfera che li permeava. E ci regalano infine queste tre serate, in cui possiamo ricordarci tutto, e rimpiangere, più che loro, il mondo che avevano intorno, e che in qualche modo li aveva prodotti, e li aveva condotti al successo. Ma io li ringrazio lo stesso di questo regalo, e me li godo ora come allora, nella loro stupefacente bravura, nella loro irresistibile comicità.
Bentornati.

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