Archivi del giorno: 6 maggio 2008

Dettagli su Torino

Salve a tutti.
Allora, la situazione qui a Teramo è meno rosea del previsto, connettivamente parlando. Non ho facilità a connettermi, e il congresso è molto denso e interessante, per cui non mi lascia molto tempo per gestire questo posto.
Adesso che ho due minuti, quindi, ne approfitto. Allora, si aggiunge un nuovo appuntamento per Torino. Domenica 11 Maggio, ore 11.00, sarò nello Spazio Autori di Torino Comics; saranno messe in vendita stampe A3 della copertina de La Ragazza Drago. I ricavati della vendita saranno devoluti all’associazione Lavoriamo Insieme, nello specifico per il Progetto Maternity. Mi raccomando, quindi, venite numerosi.
A presto!

PARTE II
Altro buchino libero :)
Dell’Osservatorio Astronomico di Teramo vi ho già parlato, ma non ve l’ho mai fatto vedere. Poco fa ho fatto un po’ di foto, per cui…scene da un congresso

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Il poster che abbiamo portato io e Giuliano

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La foresteria dell’osservatorio

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L’osservatorio stesso

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La cupola e il telescopio Cooke

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Io nella cupola, davanti al telescopio.

E poi, nel museo, antiche lastre, strumenti d’ottone, resti di un tempo in cui l’astronomia aveva forse anche qualcosa di eroico, di romantico. Foto sbiadite dal tempo di un congresso del 1922, un busto di Cerulli, il fondatore dell’osservatorio, e un filmino dell’inaugurazione dell’Osservatorio di Campo Imperatore. In un bianco e nero che pare arrivare direttamente da una vita fa, una voce stentorea da cinegiornale racconta il viaggio per raggiungere il Gran Sasso. In un filmato che alla fine di scientifico non ha nulla, l’operatore si incanta a riprendere contadini attoniti, monti aspri, torrenti limpidi. Di sottofondo, Aranjuez, la Moldava, e la cima spoglia e meravigliosa del Gran Sasso, che anche stanotte veglia su Teramo. Giovani astronomi sconosciuti, una Hack come al solito entusiasta. Quasi mi commuovo. Per la gioia di quegli astronomi, qualcuno morto, qualcuno invecchiato, che festeggiano il nuovo osservatorio, per il candore di quel racconto, per quell’Italia che non esiste più. E per i monti che esistono ancora ed esisteranno sempre. Per quel che eravamo, per quel che siamo, per questa nostra scienza bistrattata, che ci esalta e ci avvilisce, che ci chiede tanto ma ci dà anche molto. Perché forse, nonostante adesso nessun astronomo metta più l’occhio al telescopio, e al posto delle lastre ci sono le CCD, c’è ancora qualcosa di eroico nel nostro lavoro.

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