Archivi del giorno: 12 maggio 2008

Addendum e altro

Rapide aggiunte al post precedente e qualche comunicazione di servizio.

Diaro del Contest
Due nuovi trailer che vi invito ad andare a vedere e votare
Il trailer di manupelle
Il trailer di KiaFF

Interviste e recensioni
Dunque, nuova, bellissima recensione de I Dannati di Malva. Sta su CartoonMag, e la potete leggere qua.
Poi, arrivo tardi, ma stasera ho rilasciato una lunga intervista per Tele Radio Stereo. Lo so, se ve lo avessi detto due ore fa sarebbe stato meglio. Però esiste un sito della radio, e vedo un po’ di podcast. Magari in futuro metteranno anche me, chissà…non vi prometto niente, ma terrò d’occhio il luogo.
A partire da domani, invece, sentirete la mia vocetta a Fahrenheit; andrò a ruota libera fino a venerdì, nel senso che per tre minuti vi parlerò di quel mi passa per la testa. Un po’ come qua sopra, ma live. Insomma, una cosa devastante :P

Addendum
A Torino non avevo la macchina fotografica, per cui mi sono appoggiata a quelle altrui. Il risultato è che alcune mie foto di ieri sono disperse in varie regioni d’Italia, dietro promesse di invii futuri. Per ora ne ho ricevute solo alcune. Ve ne faccio vedere due significative:

la gente alla mia presentazione…
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the Sandrone & Licia Show
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E adesso, bella gente, buonanotte: domani ho un miliardo di cose da fare e già mi sta salendo l’ansia, mi ci vuole una buona notte di sonno.

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Tante cose

A volte per giorni e giorni non succede tutto sommato niente. La mattina fai colazione e ti domandi se avrai poi davvero qualcosa da scrivere sul blog.
Altre volte la vita accelera, in tre giorni capisci tante di quelle cose, e intanto ti manca la penna, il tempo per buttare giù i tuoi pensieri, forse anche il computer su cui farlo.
Da giovedì a oggi ci sono state un sacco di cose. Ogni giorno lungo come una settimana, e ogni giorno un letto diverso in cui dormire.
Giovedì Teramo. Venerdì Roma. Sabato Teano. Domenica Torino.
Ti domandi se ce la farai a raccontare tutto in una volta sola, senza tirare il fiato mai.
Poi prendi il respiro, e ti tuffi.

Giovedì.
Teramo. 

Specola Vaticana
 
Mi inchiodo davanti ad una foto. Sta sulla brochure della Settimana dell’Astronomia. Cieli stellati, osservatorio di tutt’Italia, e lui, la Specola Vaticana. L’osservatorio del papa a picco sul Lago di Albano.
La foto è splendida, e mi parla.
Dopo quattro anni, la laurea e otto libri, io sono ancora così. Sono l’osservatorio sul lago di Albano. Il lago, al centro del mio ultimo libro. L’osservatorio, le stelle.
Ma io chi sono?
Io cosa sono?
Un ragazzo a Teramo mi ha riconosciuta per strada.
“Ma sei Licia Troisi?”.
Ci siamo fermati a parlare due minuti due, gli ho firmato un pentagramma.
Al congresso era più la gente che mi chiedeva dei libri di quella che mi chiedeva di Gaia, il lavoro che presentavo con un poster composto da me, in parte anche scritto da me.
E allora sono una scrittrice? È questo che sono?
Ma l’astrofisica è là, dentro lo stomaco e sotto lo sterno. È nella mia capacità di commuovermi ancora quando guardo il Cooke di Teramo, è nel mio ascoltare con passione tutti i talk, da quelli sul mio campo, l’astrofisica stellare, a quelli sulle alte energie, sulla dinamica del sistema solare, sui pianeti extrasolari. È nel mio pensare al dottorato, nel mio volerlo ancora fare questo lavoro, nonostante tutto.
Sono un astrofisico?
Non lo so chi sono. So che ci sono due strade parallele, ci sono sempre state, forse ci saranno sempre. So che sono due e sono una, so che forse la scrittura è più intima, è più antica e necessaria, ma anche l’astrofisica è ancora una promessa.
E allora, guardando quella foto, capisco improvvisamente perché sto scrivendo quel che sto scrivendo, quale grumo mi ha fatto partorire quella trama, quale nodo, quale ossessione sto mettendo stavolta su carta.

Venerdì.
Roma.

Da quando sono sposata il nostos ha un altro senso. Voglio tornare a casa. Ne ho bisogno. Il mio letto, le lenzuola profumate, il divano, le tre puntate quotidiane di Scrubs.
Dormo tranquilla, serena, dormo bene, come non ho dormito a Teramo. Questa piccola tana, di cui mi sono lamentata tante volte, che ho stentato a riconoscere come mia, infine è diventata davvero una casa

Sabato.
Teano.
 

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Una scuola. Melissa, Raffaele, i prof, Giuliano, mia zia e mia cugina. E ancora i miei due lavori. L’incontro comincia con domande di astrofisica, e io mi perdo nel mio antico lavoro di divulgatrice, un lavoro che adoro. E poi il fantasy, e sento di partire per la tangente, di non aver più paura di sembrare seriosa, sciocca. Penso delle cose del mondo, le scrivo, e allora rivendico il mio diritto ad esporre la mia poetica, sì, un termine roboante che significa solo che io voglio dire delle cose coi miei libri. E lo faccio divertendo, ovviamente, raccontando storie, lo faccio inventando mondi, ma questo non significa che non abbia nulla da dire. E Melissa lo sa, e forse lo sanno anche quei ragazzi.
E allora è bello parlare a ruota libera, perché le domande te le sta facendo una persona che ti conosce, che sa di cosa ami parlare, che magari le risposte le sa già, ma ha piacere magari ad ascoltarle di nuovo.
E il piacere di mia zia e mia cugina nella folla, la foto assieme, il dispiacere di riuscire a dedicare loro così poco tempo. I fiori.
Mi sento amata. E forse qualcosa filtra, tra rigo e rigo, tra parola e parola, e arriva. Forse non è così inutile quello che scrivo.
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Domenica.
Torino
.
Ogni volta che vengo a Torino colgo la dimensione di quel che mi sta accadendo. L’affetto, il piccolo, microscopico segno di quel che scrivo stampato sulla faccia di gente che non si vergogna a prendere un microfono e farmi una domanda davanti a due, trecento, quattrocento persone, che si fa una fila di un’ora per farmi un complimento.
Saranno segni piccoli, microscopici, ma sono segni, e per me diventano lettere di fuoco stampate capitali nel libro della mia esistenza.
La consapevolezza di non poter meritare una cosa del genere, manco ad essere Dante o Gandhi, lo stordimento di questo successo.
Ho firmato per un’ora senza alzare gli occhi dal tavolo. Ho riso come una pazza quando Sandrone e i ragazzi dello stand si sono messi a fare cordone intorno a me per cercare di disciplinare la fila.
“E che siamo, in Guardia del Corpo?”.
Ma sono cose che mi stordiscono, che cerco di guardare dall’esterno, come se non mi appartenessero. Perché so che domani ci sarà ancora il foglio bianco e la mia insicurezza, ci saranno le critiche e gli insulti, e nel bilancio complessivo farò valere più quelli del successo di oggi, perché ne ho bisogno, perché è il modo per andare avanti senza montarsi la testa (per cosa?), senza credersi davvero migliori di quel che si è.
E sulla traccia ancora della mia essenza, finisco a salutare Paolo Giordano all’ora di pranzo. Vi faccio un riassunto.
Lui è l’autore di questo libro. Qui non ve ne ho mai parlato, se non per quel disegnino che feci della ragazza di spalle nuda. È un libro che ho adorato. C’è un tale carico di verità dietro quelle pagine, una tale talento, che uno getta la spugna e alza le mani, e posso solo dire che è il libro più bello che abbia letto in questo 2008, uno dei più belli che abbia letto in generale.
E lui è un fisico come me. Ok, un fisico teorico, ma, non lo so, un mio coetaneo, fisico…Non so davvero perché volessi conoscerlo. L’ammirazione per una persona che ti ha dato qualcosa, molto, con un libro. Lo sapete, finora l’avevo fatto solo con Jonathan Stroud. Passare dall’altra parte della barricata e fare la fan. O forse era il desiderio di inseguire le coincidenze della vita. E magari porre a lui quella stessa domanda che mi sono fatta giovedì, lui che magari è a metà come me. E infatti sono partita in quarta con la fisica. Quando incontro un fisico, mi trincero dietro il nostro comune destino, e parlo di Gaia, di spettri a bassa risoluzione, di campi crowded. E ci ho messo una vita per dirgli la cosa vera, quei complimenti che avevo nel gozzo da quando finii di leggere il suo libro, due mesi fa. E l’ho fatto guardando altrove, perché, non lo so, vergogna, pudore o chissà cosa.

Ma la domanda sta sempre là. Cosa sono effettivamente io? Non lo so, e forse non conta nemmeno seriamente saperlo. Io sono divisa a metà, probabilmente la mia forza sta in questo. E più ancora la mia forza sta nel pormi di continuo domande, magari inutili, magari che fanno male, ma che, con un percorso tortuoso e complesso, hanno saputo portarmi fin qua.

P.S.
Gigantesca menzione d’onore a Francesca Mengozzi e Giovanni Marcora. Con Francesca abbiamo avuto una corrispondenza, e abbiamo diviso lo spazio del tavolo durante la sessione di firma copie. Mi spiace essere riuscita a dedicarle alla fine così poco tempo. Ho trascurato tutti, a Torino, una tragedia.
Vi consiglio il suo Kill the Granny. L’ho letto tutto d’un solo fiato ieri sera, e già l’ho passato alla mamma perché apprezzi anche lei. Un tratto divertente, una colorazione giocosa e piacevole, una storia divertentissima e un’idea di base a dir poco geniale. Mi è piaciuto tanto, ho tifato per il povero sfigatissimo gatto, mi sono divertita con Lucy e ho invidiato la fortuna sfacciata della nonna. C’è veramente qualcosa tra quelle pagine, si vede chiarissimo il talento. E io son davvero contenta per lei e per quel che sta vivendo in questo momento.

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