Alla fine questa settimana si è ridotta ad una sola, lunga attesa. A questa cosa c’ho pensato spesso, e mi sono detta che alla fine tutta la vita è attendere qualcosa. Possono essere cose stupide (una telefonata, il giorno in cui mangi il tuo piatto preferito) o cose importanti (il matrimonio, un referto medico). Quando smetti di aspettare qualcosa, qualsiasi cosa, vuol dire che non va, che il meccanismo si è rotto. Significa che sei impantanato, e hai smesso di pensare al futuro come una collana di piccole promesse.
Io questa settimana ho aspettato cose sceme. Segno che il momento è buono, che le cose stanno girando bene.
Ho aspettato martedì e l’incontro col mio amico architetto, che mi ha fatto vedere i rendering di casa, e da allora ogni tanto li piglio e mi li rimiro, e penso a che sensazione proveranno i miei piedi sul parquet, a come sarà vedere la televisione in soggiorno o suonare la chitarra nello studio.
Ho aspettato oggi e il mio pranzo di lavoro, per il piacere della cosa cosa in sé, per la soddisfazione di indossare una cosa comprata da poco, per stare con Giuliano un giorno intero, per rivedere un amico.
Ho già iniziato ad aspettare altro. L’8 giugno vado a Parigi per lavoro. Stanotte ho sognato l’albergo. E mentre l’attesa ricomincia, mi faccio partecipi di un’anteprima. Ecco come apparirà tra qualche mese il salotto di casa mia
