Stanotte ho sognato Lost. Mi ha svegliata Giuliano che urlavo frasi sconnesse. Capitemi: avevo scoperto che Jacob era l’amministrativo che ci rinnova i contratti a lavoro. Io, in compenso, ero Kate. Se. Proprio.
Ieri notte invece ho parlato in sanscrito. E Giuliano m’ha svegliata facendomelo notare. E io: “Ah. Ma tanto cinque minuti e mi alzo”. Poi guaro la sveglia. Le 2.00. Uhm.
No, la verità è che comincio ad avere caldo la notte. Per cui oggi credo che toglierò le coperte.
Poi oggi ho sonno. Giornata intensa, ieri. Fuori a pranzo e a cena. Ed è stato purtroppo piacevole entrambe le volte. Purtroppo perché io non dovrei mangiare così tanto, ma come fai a resistere alla mousse di cioccolato affogata nella crema inglese?
Tira un vento di novità nella mia vita. Oggettivamente, a parte la casa, non c’è niente di nuovo nell’aria. Sì, il libro, ma quello ormai è routine, ogni sei mesi c’è un libro nuovo. Io invece mi sento come se mi risvegliassi da un lungo letargo. Ieri sera ho scelto la mise, mi sono persino truccata. Mi sentivo come quando a diciassette anni andavo in vacanza a mare, e la sera era un’occasione per mettersi un po’ in tiro.
Il vento sulle gambe nude, il venticello fresco dopo una giornata d’afa…tutte queste cose, che le altre estati mi passavano sempre indifferenti, quest’anno mi rallegrano, mi mettono addosso voglia di fare. Che dire. Speriamo che duri.
Intanto, per la premiata saga “la casa che verrà” ecco a voi il salone visto da un’altra angolazione