Archivi del mese: maggio 2008

Astronomica 4 – CMB, il fondo cosmico a microonde

Ritorna oggi Astronomica. Oggi ho scelto la domanda di Giovanni, che mi chiede di parlare della radiazione cosmica di fondo.

La nostra storia inizia nel 1964, quando due fisici che lavoravano per le Bell Telephone Laboratories, Arno Penzias e Robert Wilson, decidono di testare un’antenna per la microonde che verrà usata per le comunicazioni satellitari.
Breve excursus: cosa sono le microonde?
Risposta: qualcosa per certi versi simile alla luce.
Ok, detta così è triviale, ma rende l’idea. Chiediamoci allora cos’è la luce. Onde elettromagnetiche con una certa frequenza e, di conseguenza, una certa lunghezza d’onda. La lunghezza d’onda è la distanza tra due picchi di un’onda, ossia questo

Lunghezza d'onda

mentre la frequenza è il numero di picchi presenti in un determinato intervallo di tempo.
Ora, sia la luce che le microonde sono onde elettromagnetiche: cosa le rende differenti?
La lunghezza d’onda. Quella delle microonde è più grande di quella della luce visibile. Ho trovato questo disegnino che rende perfettamente l’idea
Spettro elettromagnetico

Come vedete, le onde radio hanno lunghezza d’onda maggiore del visibile (sta al centro, quella specie di occhio stilizzato), e la luce visibile ha lunghezza d’onda maggiore dei raggi X che si usano per fare le radiografie.
Le microonde stanno tra il visibile e la radio.Chiusa parentesi.Torniamo ai nostri Penzias e Wilson. Dicevamo della loro antenna, questa
antenna Penzias e Wilson

I due accendono l’antenna per iniziare a testarla e si accorgono di misurare un segnale alla frequenza di 160.2 GHz, pari ad una lunghezza d’onda di circa 1.9 mm. Pensano ad un qualche errore, o a un disturbo esterno. Spengono, riaccendono, si lambiccano il cervello cercando di eliminare tutte le possibili fonti di rumore. Leggenda vuole che ad un certo punto, disperati, inizino a credere che sia colpa della cacca di piccione che si deposita sull’antenna, e che per questo puliscano ossessivamente lo strumento. Niente. Provano a orientare l’antenna in altre direzioni. E fanno la prima grossa scoperta. Il segnale è identico in tutte le direzioni. Per altro è anche omogeneo cioè uniforme, “senza imperfezioni”, ovunque. E ha anche una forma caratteristica; quella di un perfetto corpo nero. Non scenderò nel dettaglio di cosa sia un corpo nero; a volte un’immagine vale più di mille parole, per cui ve lo faccio vedere direttamente
corpo nero

Questa per altro è proprio la forma del corpo nero misurato da Penzias e Wilson.
La svolta si ha quando i due scoprono che una radiazione identica a quella da loro misurata è prevista da alcuni modelli cosmologici. Non stanno quindi misurando un rumore, ma un segnale di origine cosmologica: il fondo cosmico a microonde, CMB (Cosmic Microwave Background, in inglese) per gli amici, che qualcuno poeticamente chiama l’eco del Big Bang.
Il primo a predire questa radiazione fu Gamow, un fisico geniale di origini russe. Il Nobel però venne conferito solo a Penzias e Wilson, gli scopritori del segnale, e non a lui. Le malelingue vogliono che Gamow fosse russo, e la cosa non piaceva molto in epoca di Guerra Fredda…Comunque. Cos’è questo segnale?
Per spiegarlo occorre tornare indietro nel tempo. Indietro in senso proprio stretto, perché andiamo a collocarci all’origine del tempo: il Big Bang. In quel momento la materia dell’universo, tutta concentrata in un unico punto, inizia ad espandersi violentemente. Dal caos iniziale pian piano emergono forme che conosciamo: le prime particelle (protoni, elettroni, neutrini) e fotoni. Mandiamo in fast forward il videotape della creazione dell’universo, e stoppiamo a 300 000 anni dopo il Big Bang. Siamo ad almeno 13 – 14 miliardi di anni fa, anche se non conosciamo ancora con esattezza l’età dell’universo.
E insomma, a 300 000 anni dal Big Bang l’universo è opaco: vuol dire proprio quel che credete. La materia è ancora molto densa, e per questo i poveri fotoni, le onde-particelle che compongono la radiazione elettromagnetica, rimbalzano impazzite da una particella all’altra. È come stare nella nebbia; in quel caso la luce rimbalza sulle particelle d’acqua e viene diffusa, con l’effetto che non si vede niente. Ma proprio 300 000 anni dopo il Big Bang succede un fatto: l’universo si sta espandendo, la materia diventa meno densa, e contemporaneamente gli elettroni e i neutroni iniziano a mettersi insieme per costituire i primi atomi di idrogeno e elio. L’effetto è che i fotoni trovano meno ostacoli sul proprio cammino, e iniziano a poter percorrere più strada senza andare a sbattere contro nessuna particella. La nebbia si sta diradando. Questo fenomeno si chiama disaccoppiamento, e implica che finalmente l’universo diventa trasparente.
Il fondo cosmico viene da lì. Come voi sapete, la luce viaggia a 300 000 km/s. Questo significa che che se sto a 900 000 km da qualcosa, la sua luce ci metterà tre secondi ad arrivare a me, ossia io non lo vedrò com’è ora, ma com’era tre secondi fa. Questo implica che guardare lontano significa anche guardare indietro nel tempo. Quando un astronomo guarda una stella che dista 50 anni luce da noi (ossia la sua luce impiega 50 anni a giungermi) non la vede com’è ora ma com’era 50 anni fa.
Capirete bene che questo vuol dire che costruendo telescopi sempre più grandi è possibile andare sempre più indietro nel tempo. In teoria, se fossimo abbastanza bravi potremmo vedere il Big Bang? No. Perché fino a 300 000 anni dopo il Big Bang l’universo non era trasparente alla luce, era immerso nella nebbia. Insomma, il fondo cosmico a microonde è la cosa più lontana nel tempo che possiamo “vedere”. Oltre, non c’è letteralmente nulla da vedere.
Mi rendo conto che il concetto è complicato, e sto sudando le sette camicie per mettervela giù semplice. Spero di esserci riuscita :P .
Donc, con gli strumenti attuali, il fondo cosmico appare così
CMB

Quest’immagine è stata presa con un satellite dedicato, WMAP. Come vede, ne risulta una mappa non proprio uniforme come vi dicevo prima. Ci sono piccole disomogeneità. Penzias e Wilson non le vedevano perché avevano la loro antenna non glielo permetteva, ma coi nostri strumenti queste cose si possono misurare. Considerate che le dimensioni di queste disomogeneità sono molto piccole: sono piccole “increspature” del fondo dell’ordine di una parte su centomila. “Ondine” veramente trascurabili. Ebbene, noi veniamo da lì. Tutto ciò che vediamo nell’universo, stelle, galassie, sono nate da quelle increspature microscopiche. Incredibile, eh?
È che quelle piccolissime variazioni di densità sono cresciute col tempo per collasso gravitazionale (ossia in una zona più densa c’è più gravità, di conseguenza altra materia ci viene attirata sopra e così via) fino a dare origine a tutto ciò che vediamo. Vi renderete conto che capire perché si siano originate queste piccole anisotropie, è questo il nome scientifico, è assolutamente fondamentale per ricostruire la storia dell’universo. E di teorie al riguardo ce ne sono svariate.
Il fondo cosmico a microonde è importante per un sacco di cose: ad esempio, le sue caratteristiche sono legate a determinati parametri cosmologici: conoscere con grande dettaglio il CMB significa di conseguenza mettere dei paletti ben determinati ai valori di tali parametri. Per altro, anche il CMB congiura a dimostrare che esiste la materia oscura. In effetti le anisotropie del fondo cosmico a microonde non sono abbastanza grandi da permettere la creazione delle strutture che osserviamo oggi nel cosmo se queste ultime fossero composte solo di “materia normale”. C’è bisogno anche di materia oscura per spiegare quel che vediamo a partire dal CMB.
Tutto qua. 

Qualche fonte
Introduzione alla Cosmologia, Francesco Lucchin, Zanichelli
http://www.mporzio.astro.it/~amendola/cmb.html
Le figure invece sono prese da
http://it.wikipedia.org/wiki/Spettro_elettromagnetico
http://lnx.astrofiliveronesi.it/index.php?pagina=l-origine-del-cosmo
http://physics.infis.univ.trieste.it/~monaco/node31.html
http://www-xray.ast.cam.ac.uk/xray_introduction/Clusters_intro.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Lunghezza_d’onda 

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El talisman

Si preannuncia un inizio di settimana piuttosto intenso. Stamattina piscina, oggi pomeriggio incontro con l’amico architetto, domani acquisto casa, dopodomani convegno a Tor Vergata. Poi ovviamente ci sono i soliti impegni: scrivere le varie cose che sto scrivendo, mettere a punto le idee per quelle nuove, trovare tempo per Bianchina e per una vita sociale.
Mi perdonerete allora se stamane sarò piuttosto sintetica.
È che per la verità c’è una sola cosa che mi preme farvi vedere.
Trattasi di questo:

talismano.jpg

Sono stata a Nuoro per una serie di presentazioni, sabato. È andato tutto molto bene, anche se mi sono un po’ stancata, ma son cose che metto sempre in conto. E insomma, alla fine del tutto una dei miei ospiti mi si avvicina con una scatolina da gioielleria. La apre, e dentro c’è il Talismano del Potere, esattamente come l’ha disegnato Paolo, con tutte le pietre al posto giusto. L’ha fatto il marito orafo di una di loro.
Ripeto qui quello che ho già detto a loro l’altroieri: una cosa del genere fino a sabato mi limitavo soltanto a sognarla. Qualche volta in cui lasciavo la mia fantasia senza freni pensavo addirittura di farmi realizzare il talismano da qualcuno. Ma erano appunto fantasie. Ecco. Adesso il talismano ce l’ho. E sapete che cosa indosserò d’ora innanzi a tutte le mie presentazioni.

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Io e la meccanica

Non ve l’ho raccontato, ma in quel di Teramo ci hanno tamponato. Pioveva che dio la mandava, e l’asfalto era pure viscido per via di una specie di sapone di dubbia provenienza. E quindi nulla, questo tizio ci è venuto addosso.
Ma la sfiga automobilistica non è finita, e ieri ha segnato un altro punto a proprio favore; mi si è scassata la 600.Premessa; la mia macchina è la 147 di cui vi ho parlato anche altre volte, ma da quando ho smesso di lavorare uso anche la 600 dei miei, che per la verità ho usato quasi sempre solo io.
E insomma stavo andando verso Monteporzio, all’osservatorio, quando la macchina ha iniziato a fare dei rumori assurdi. La cosa inquietante però era che non entravano le marce. Immaginate che bello: io appena fuori dall’autostrada rimango inchiodata al sedile, spinta solo da quella meravigliosa forza che è l’inerzia, cercando con disperazione di mettere una cosa qualsiasi, dalla prima alla quinta.
Riesco miracolosamente a mettere la seconda e mi faccio tutta la strada che rimane così.Ma non finisce qui. Appurato che non sono io paranoica (leggi: fai guidare la macchina anche a Giuliano), realizziamo insieme che va portata dal meccanico. Giunge in nostro soccorso un nostro amico all’osservatorio, che ci indica un’officina a Frascati. Ma ci dobbiamo arrivare.In un impeto di inspiegabile eroismo (o forse dovrei chiamarlo masochismo…) decido di guidare io la 600, mentre Giuliano mi seguirà con l’Alfa.Metto in moto e la macchina fa un rumore di ferrovecchio, mentre il cambio continua a fare le bizze. Ma va tutto più o meno bene fino a Frascati: sto sulla destra con le quattro frecce, avanzo pian pianino…Il dramma è che mi perdo l’officina. Cazzo, devo fare inversione. Entro in uno spiazzo e mi convinco che non devo mettere la retro. Prima c’ho provato e la situazione sembra essere peggiorata. Mi imbarco dunque in questa straordinaria impresa: inversione a U senza retromarcia in un parcheggio. Mi sono venuti due bicipiti da culturista, oltre ad aver sudato le proverbiali sette camice. Che poi non è manco servito a molto, visto che all’ennesimo incocciamento in una macchina parcheggiata ho gettato la spugna e ho messo la retro, tra spernacchiamenti del motore e il cambio che non ne voleva sapere.
Poi sbaglia via Giuliano, e a quel punto perdo il lume della ragione. Sono bloccata davanti alla porta di un cantiere, su una salita strettissima che farla in retro sarebbe complicato con una macchina sana, figurarsi con una scassata, e Giuliano insiste che devo andare da lui. Il buon gusto mi impone di tacere su cosa è uscito dalla mia boccuccia di rosa, ma credo quello di ieri sarà un giorno che i santi del paradiso ricorderanno a lungo.
Stamane mi chiama il meccanico. S’è rotto il cambio.
“I tempi della riparazione si allungano”.
Io con la macchina ci vado in palestra, ci faccio la spesa, ci vivo, damn.
Ora, considerato che:
. in un mese è la seconda volta che ho problemi con le macchine
. che in un anno e mezzo l’Alfa ha subito quattro incidenti
. che, se vogliamo allargare l’orizzonte, manco due mesi fa il mio hard disk esalava l’ultimo respiro binario
delle due l’una: o emetto fluidi capaci di scassare la roba tecnologica, o forse è il caso che andiamo a farci benedire da qualche parte.
P.S.Nuovo video per il contest, da parte di cicobio.

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Paura

Mi limito ad allineare gli spunti.
Poi traete voi le conseguenze.

Le notizie:
Vendetta dopo il tentato sequestro
Il sondaggio

Due opinioni:
Alberto Prunetti su Carmilla
Io ieri a Fahrenheit

A me francamente quel che sta diventando questo paese fa molto, ma molto più paura degli extracomunitari e dei rom.

Postilla.
Questa notizia qua oggi è quattordicesima sulla pagina di Repubblica. Facciamo un quiz: a che posto stava se si fosse tratta di un’italiana stuprata da un romeno?

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L’omo de fero

Ieri sono andata a vedere Iron Man.
Finalmente. Per svariati motivi.
Finalmente, innanzitutto, lo sono andato a vedere. Avrei voluto farlo il 1°, il giorno della prima (Dio, è uno slalom tra i giochi di parole, questo post…), ma io e Giuliano siamo stati posseduti da un supremo fancazzismo, quel giorno, per cui ciccia.Finalmente una colonna sonora che mi piace. E basta con ‘ste trombe, ‘sti archi, ‘sti cori angelici che in genere fanno da sfondo a tutti i film del filone fantastico. Stavolta un po’ di sano e buon metallo, che ci sta tanto bene, vista la “vita al massimo” del nostro, tanto pre che post rapimento e conseguente conversione sulla via di damasco.
Finalmente una storia d’amore che non si perita di finire nel letto entro i canonici 120 minuti. Che cuocia un po’ a fuoco lento, la povera Pepper.
Finalmente un film che diverte senza pretese, che si permette un paio di trovate interessanti in sceneggiatura, che ha l’ironia dove deve stare, che dura il giusto, e ha quasi tutte le cosine messe esattamente dove dovrebbero stare.E finalmente un film e un protagonista truzzo nel profondo. Anche la coattaggine, tra macchine strafighe, alcool a fiumi, gnocca come se piovesse, ha la sua consacrazione un po’ cinica e molto ironica.Poi quel che volete, e il cattivo debole (ma manco tanto), e il combattimento finale che non s’è capito com’è che Obadiah finisce arrosto e Iron Man no, e la conversione del Nostro che è un po’ ingenua, ma le cose funzionano, ah se funzionano, e io ieri sera mi sono veramente divertita.
Tanto che forse oggi riuscirò a sopportare di saltare la mia amata lezione di palestra del giovedì per discettare alla radio di (e questa è un’anteprima, tenetevi forte) scrittura e fantasy.

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Nuova sezione

Sono dir poco sfinita. Non pensavo che questa cosa mia avrebbe preso la bellezza di quattr’ore…O vio web designer, avete tutta la mia comprensione.
Dunque, ho aperto la sezione foto. Ci trovate appunto delle foto. In particolare, son quelle del mio matrimonio, di svariate presentazioni e di alcuni cosplay.
Voi dateci un’occhiata, che io vado a riposare le mie stanche membra sul divano fino alle 17.30

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Sempre più cose

Ieri è stato mandato in onda il mio intervento a Farhenheit. Ero agitatissima. Ho dovuto iperventilare un po’ prima di iniziare, e dopo mi tremavano le mani. Credo sia perché ho una certa idiosincrasia per i miei interventi a ruota libera. Fino a quando mi vengono fatte delle domande mi sento tutto sommato sicura; non sono io a condurre il gioco, sono un soggetto passivo, le redini sono in mano ad un altro. Ma quando devo andare a ruota libera…E poi c’è la consapevolezza che ci sono altri prima e dopo di me. Come se la sono cavata loro? Di cosa hanno parlato? Sarò troppo banale? E il mio stile?
C’è una pagina del sito dedicata a questi Farheblog, e ovviamente ci sono anche io. Per ora ancora non potete ascoltarmi, ma credo che l’audio verrà uploadato presto. Allora saprete dirmi come sono andata ieri. Se poi vi interessa, parlo anche oggi alle 17.30. Per ora ho avuto un solo commento, quello di mia madre, complessivamente positivo. Ma la cosa che mi è rimasta in mente è che ha detto che leggo da schifo :P .

Mi sono arrivate altre foto di Torino. Ve ne posto due, poi cambierò sistema di visualizzazione delle foto. È che questo blog sta diventando pesantissimo da aprire, e così non va. Per cui credo che aprirò una sezione apposita del sito, dedicata solo alle foto delle presentazioni. So già che sarà un lavoro lungo, ma oggi dovrei avere un po’ di tempo. Comunque.
Innanzitutto, una foto coi due autori di Kill the Granny. Vorrei anche postare il disegno con dedica che mi hanno fatto, ma mia madre s’è rubata il fumetto per leggerselo e ancora non me l’ha ridato, sob…
imag0020-1.JPG
La seconda foto invece è una curiosità. A Torino c’è un negozio con la seguente insegna
742.jpg
Mi dicono che la proprietaria s’è fatta dare il nome del libro dopo che qualcuno le aveva fatto presente la coincidenza. Che dire, le devo devolvere parte degli incassi XD.

Infine, nuovo trailer per il Contest. Trattasi del
trailer di kdogs2000

Ora io vi saluto; mi aspettano la pulizia di casa, la messa a punto dei Farheblog di oggi, domani e dopodomani, la scrittura, la chitarra, l’aggiustamento del sito e un po’ di sano gioco con la Wii fit. Sì, perché dovete sapere che oggi io e Giuliano festeggiamo otto anni insieme. Per ringraziarlo della sua sconfinata pazienza con me gli ho regalato la Wii Fit. Regalo per nulla interessato, ovviamente… :P .
A oggi pomeriggio!

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Prosciutti – Booktrailer

1.
Ieri palestra.
Sono arrivata lì con un’adrenalina addosso che levati. Credo di non essermi più calmata da domenica a pranzo. Per motivi ignoti, mentre mangiavo al Lingotto è iniziata a salirmi un’ansia folle: inspiegabile agitazione per la presentazione, paura di non arrivare in tempo, non lo so…Ieri poi la storia di Farenheit, l’intervista della sera, la terribile consapevolezza che ho una settimana sola per mettere a punto il mio intervento per Tor Vergata, il libro che non va avanti da sabato, le bozze di Aster da correggere, i brani de Le Creature da scrivere…insomma, ero sull’orlo di una crisi di nervi.
Ma una bella sudata in genere risolve tutto. E infatti…ho saltato come una forsennata sullo step e quando di ritorno, a casa, mi sono immersa nella vasca da bagno, le preoccupazioni sono scivolate nell’acqua attraverso i pori della pelle. Lasciamo perdere che stamattina sono i nuovo tutte là, peggiorate da tutta una serie di ulteriori impegni che si sono aggiunti per strada.
Quel di cui volevo parlare è il mio didietro. Sì. Lo facciamo diventare un blog erotico, questo posto.
È che in palestra ce la mettono tutta: ci fanno fare solo glutei e cosce. E vai coi piegamenti sulle gambe, con gli squat, con queste cosce che ti diventano di marmo per l’acido lattico. Ma il mio didietro è sempre lui. Piccolo. Moscio. In compenso ho dei polpacci che Totti mi invidia molto.
Devo dire la verità. Non è che abbia gran desiderio di avere il culo di Jennifer Lopez. Preferirei avere gli addominali da nuotatrice. Ma poi quando faccio palestra è pieno di queste tipe dal culo di marmo, e allora, non so, penso che magari qualche muscoletto in più da quelle parti mi farebbe anche piacere. Effetti collaterali della dieta. Culo rimpicciolito e tette svuotate. Sempre meglio che pesare 20 kg in più.

2.
Esiste un booktrailer ufficiale de La Ragazza Drago. Non è in concorso per il Contest. È solo il booktrailer che ha preparato la Mondadori.
Io lo trovo figherrimo. Per altro voglio conoscere la tipa che ci ha messo gli occhi, perché è veramente uscita fuori dall’illustrazione di copertina.
La cosa che mi fa strano è il mio nome pronunciato alla fine. Non lo so perché, sentire il mio nome pronunciato in contesti non casalinghi mi trasmette sempre una sensazione di straniamento.
Comunque, ecco il trailer anche per voi
Booktrailer de La Ragazza Drago

P.S.
Vi ricordo che per partecipare al Contest dovete caricare il video su Youtube, e nello specifico nel canal apposito aperto dalla Mondadori per questo scopo, ossia questo

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Addendum e altro

Rapide aggiunte al post precedente e qualche comunicazione di servizio.

Diaro del Contest
Due nuovi trailer che vi invito ad andare a vedere e votare
Il trailer di manupelle
Il trailer di KiaFF

Interviste e recensioni
Dunque, nuova, bellissima recensione de I Dannati di Malva. Sta su CartoonMag, e la potete leggere qua.
Poi, arrivo tardi, ma stasera ho rilasciato una lunga intervista per Tele Radio Stereo. Lo so, se ve lo avessi detto due ore fa sarebbe stato meglio. Però esiste un sito della radio, e vedo un po’ di podcast. Magari in futuro metteranno anche me, chissà…non vi prometto niente, ma terrò d’occhio il luogo.
A partire da domani, invece, sentirete la mia vocetta a Fahrenheit; andrò a ruota libera fino a venerdì, nel senso che per tre minuti vi parlerò di quel mi passa per la testa. Un po’ come qua sopra, ma live. Insomma, una cosa devastante :P

Addendum
A Torino non avevo la macchina fotografica, per cui mi sono appoggiata a quelle altrui. Il risultato è che alcune mie foto di ieri sono disperse in varie regioni d’Italia, dietro promesse di invii futuri. Per ora ne ho ricevute solo alcune. Ve ne faccio vedere due significative:

la gente alla mia presentazione…
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the Sandrone & Licia Show
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E adesso, bella gente, buonanotte: domani ho un miliardo di cose da fare e già mi sta salendo l’ansia, mi ci vuole una buona notte di sonno.

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Tante cose

A volte per giorni e giorni non succede tutto sommato niente. La mattina fai colazione e ti domandi se avrai poi davvero qualcosa da scrivere sul blog.
Altre volte la vita accelera, in tre giorni capisci tante di quelle cose, e intanto ti manca la penna, il tempo per buttare giù i tuoi pensieri, forse anche il computer su cui farlo.
Da giovedì a oggi ci sono state un sacco di cose. Ogni giorno lungo come una settimana, e ogni giorno un letto diverso in cui dormire.
Giovedì Teramo. Venerdì Roma. Sabato Teano. Domenica Torino.
Ti domandi se ce la farai a raccontare tutto in una volta sola, senza tirare il fiato mai.
Poi prendi il respiro, e ti tuffi.

Giovedì.
Teramo. 

Specola Vaticana
 
Mi inchiodo davanti ad una foto. Sta sulla brochure della Settimana dell’Astronomia. Cieli stellati, osservatorio di tutt’Italia, e lui, la Specola Vaticana. L’osservatorio del papa a picco sul Lago di Albano.
La foto è splendida, e mi parla.
Dopo quattro anni, la laurea e otto libri, io sono ancora così. Sono l’osservatorio sul lago di Albano. Il lago, al centro del mio ultimo libro. L’osservatorio, le stelle.
Ma io chi sono?
Io cosa sono?
Un ragazzo a Teramo mi ha riconosciuta per strada.
“Ma sei Licia Troisi?”.
Ci siamo fermati a parlare due minuti due, gli ho firmato un pentagramma.
Al congresso era più la gente che mi chiedeva dei libri di quella che mi chiedeva di Gaia, il lavoro che presentavo con un poster composto da me, in parte anche scritto da me.
E allora sono una scrittrice? È questo che sono?
Ma l’astrofisica è là, dentro lo stomaco e sotto lo sterno. È nella mia capacità di commuovermi ancora quando guardo il Cooke di Teramo, è nel mio ascoltare con passione tutti i talk, da quelli sul mio campo, l’astrofisica stellare, a quelli sulle alte energie, sulla dinamica del sistema solare, sui pianeti extrasolari. È nel mio pensare al dottorato, nel mio volerlo ancora fare questo lavoro, nonostante tutto.
Sono un astrofisico?
Non lo so chi sono. So che ci sono due strade parallele, ci sono sempre state, forse ci saranno sempre. So che sono due e sono una, so che forse la scrittura è più intima, è più antica e necessaria, ma anche l’astrofisica è ancora una promessa.
E allora, guardando quella foto, capisco improvvisamente perché sto scrivendo quel che sto scrivendo, quale grumo mi ha fatto partorire quella trama, quale nodo, quale ossessione sto mettendo stavolta su carta.

Venerdì.
Roma.

Da quando sono sposata il nostos ha un altro senso. Voglio tornare a casa. Ne ho bisogno. Il mio letto, le lenzuola profumate, il divano, le tre puntate quotidiane di Scrubs.
Dormo tranquilla, serena, dormo bene, come non ho dormito a Teramo. Questa piccola tana, di cui mi sono lamentata tante volte, che ho stentato a riconoscere come mia, infine è diventata davvero una casa

Sabato.
Teano.
 

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Una scuola. Melissa, Raffaele, i prof, Giuliano, mia zia e mia cugina. E ancora i miei due lavori. L’incontro comincia con domande di astrofisica, e io mi perdo nel mio antico lavoro di divulgatrice, un lavoro che adoro. E poi il fantasy, e sento di partire per la tangente, di non aver più paura di sembrare seriosa, sciocca. Penso delle cose del mondo, le scrivo, e allora rivendico il mio diritto ad esporre la mia poetica, sì, un termine roboante che significa solo che io voglio dire delle cose coi miei libri. E lo faccio divertendo, ovviamente, raccontando storie, lo faccio inventando mondi, ma questo non significa che non abbia nulla da dire. E Melissa lo sa, e forse lo sanno anche quei ragazzi.
E allora è bello parlare a ruota libera, perché le domande te le sta facendo una persona che ti conosce, che sa di cosa ami parlare, che magari le risposte le sa già, ma ha piacere magari ad ascoltarle di nuovo.
E il piacere di mia zia e mia cugina nella folla, la foto assieme, il dispiacere di riuscire a dedicare loro così poco tempo. I fiori.
Mi sento amata. E forse qualcosa filtra, tra rigo e rigo, tra parola e parola, e arriva. Forse non è così inutile quello che scrivo.
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Domenica.
Torino
.
Ogni volta che vengo a Torino colgo la dimensione di quel che mi sta accadendo. L’affetto, il piccolo, microscopico segno di quel che scrivo stampato sulla faccia di gente che non si vergogna a prendere un microfono e farmi una domanda davanti a due, trecento, quattrocento persone, che si fa una fila di un’ora per farmi un complimento.
Saranno segni piccoli, microscopici, ma sono segni, e per me diventano lettere di fuoco stampate capitali nel libro della mia esistenza.
La consapevolezza di non poter meritare una cosa del genere, manco ad essere Dante o Gandhi, lo stordimento di questo successo.
Ho firmato per un’ora senza alzare gli occhi dal tavolo. Ho riso come una pazza quando Sandrone e i ragazzi dello stand si sono messi a fare cordone intorno a me per cercare di disciplinare la fila.
“E che siamo, in Guardia del Corpo?”.
Ma sono cose che mi stordiscono, che cerco di guardare dall’esterno, come se non mi appartenessero. Perché so che domani ci sarà ancora il foglio bianco e la mia insicurezza, ci saranno le critiche e gli insulti, e nel bilancio complessivo farò valere più quelli del successo di oggi, perché ne ho bisogno, perché è il modo per andare avanti senza montarsi la testa (per cosa?), senza credersi davvero migliori di quel che si è.
E sulla traccia ancora della mia essenza, finisco a salutare Paolo Giordano all’ora di pranzo. Vi faccio un riassunto.
Lui è l’autore di questo libro. Qui non ve ne ho mai parlato, se non per quel disegnino che feci della ragazza di spalle nuda. È un libro che ho adorato. C’è un tale carico di verità dietro quelle pagine, una tale talento, che uno getta la spugna e alza le mani, e posso solo dire che è il libro più bello che abbia letto in questo 2008, uno dei più belli che abbia letto in generale.
E lui è un fisico come me. Ok, un fisico teorico, ma, non lo so, un mio coetaneo, fisico…Non so davvero perché volessi conoscerlo. L’ammirazione per una persona che ti ha dato qualcosa, molto, con un libro. Lo sapete, finora l’avevo fatto solo con Jonathan Stroud. Passare dall’altra parte della barricata e fare la fan. O forse era il desiderio di inseguire le coincidenze della vita. E magari porre a lui quella stessa domanda che mi sono fatta giovedì, lui che magari è a metà come me. E infatti sono partita in quarta con la fisica. Quando incontro un fisico, mi trincero dietro il nostro comune destino, e parlo di Gaia, di spettri a bassa risoluzione, di campi crowded. E ci ho messo una vita per dirgli la cosa vera, quei complimenti che avevo nel gozzo da quando finii di leggere il suo libro, due mesi fa. E l’ho fatto guardando altrove, perché, non lo so, vergogna, pudore o chissà cosa.

Ma la domanda sta sempre là. Cosa sono effettivamente io? Non lo so, e forse non conta nemmeno seriamente saperlo. Io sono divisa a metà, probabilmente la mia forza sta in questo. E più ancora la mia forza sta nel pormi di continuo domande, magari inutili, magari che fanno male, ma che, con un percorso tortuoso e complesso, hanno saputo portarmi fin qua.

P.S.
Gigantesca menzione d’onore a Francesca Mengozzi e Giovanni Marcora. Con Francesca abbiamo avuto una corrispondenza, e abbiamo diviso lo spazio del tavolo durante la sessione di firma copie. Mi spiace essere riuscita a dedicarle alla fine così poco tempo. Ho trascurato tutti, a Torino, una tragedia.
Vi consiglio il suo Kill the Granny. L’ho letto tutto d’un solo fiato ieri sera, e già l’ho passato alla mamma perché apprezzi anche lei. Un tratto divertente, una colorazione giocosa e piacevole, una storia divertentissima e un’idea di base a dir poco geniale. Mi è piaciuto tanto, ho tifato per il povero sfigatissimo gatto, mi sono divertita con Lucy e ho invidiato la fortuna sfacciata della nonna. C’è veramente qualcosa tra quelle pagine, si vede chiarissimo il talento. E io son davvero contenta per lei e per quel che sta vivendo in questo momento.

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