Archivi del giorno: 25 giugno 2008

Figuracce

Edicola. Ore 14.30. Caldo boia. Il cielo e l’asfalto sembrano sciogliersi e fondersi.
Entro, un prefabbricato con dentro un piccolo condizionatore.
Io: “Salve. Vorrei Rolling Stone di Luglio”.
Edicolante: “Subito”.
Si alza, va, fa, ritorna. Con la copia in mano. Scorgo un simpatico Eddie che mostra il dito medio. Ah capperi. Cioè, proprio in copertina.
L’edicolante getta il numero sul piattino. E io la vedo. Scritta gialla. Il titolo del mio pezzo, e sotto: Licia Troisi. Sorrido.
Edicolante: “2.90 €”
Glieli do.
Edicolante: “Come mai quel sorriso?”.
Cazzo.
Giuro, non l’ho fatto apposta. È che ho sorriso. Non credevo di essere in copertina.
Rifletto. Sparo una cazzata o dico la verità?
Io: “No, è che…cioè…”
Ok.
Giro la copertina, gliela metto a favore di camera, indico il mio nome.
Io: “È che questo l’ho scritto io”
L’edicolante acchiappa il giornale, cerca la scrittina gialla.
Edicolante: “Ma dai! Quindi ti saresti…Licia Troisi?”
Io: “…sì…”
Segue chiacchierata su Eddie the Head, chi è, cosa ho scritto. Mi involo verso la porta.
Edicolante: “Comunque complimenti!”
E vai. Figura di cacca delle 14.40. E anche questa giornata l’abbiamo battezzata.

Due appunti.
Questo sito era troppo figo per non usarlo, per cui ci ho infilato dentro il mio pezzo per Rolling Stone. La “tag cloud” delle parole più usate nel racconto è questa qua
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Secondo poi, per chi ha letto, a storia dei Muse è vera. E adesso siete tutti testimoni del patto diabolico :P

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La fine e l’inizio

Ieri ho preso in mano il Mac alle 15.10. Avevo caldo e la ferma intenzione di andare in palestra alle 17.00. Per questo non mi sentivo poi tanto convinta di scrivere. Sì, magari ci provo un po’, se non va mollo…vediamo…ok, dai, comincia col leggere l’ultimo capitolo.
Poi non lo so cosa è successo. Ho effettivamente letto il capitolo, e quando poi ho alzato gli occhi dallo schermo erano le 18.30, e avevo finito. Cioè, finito davvero. Avevo scritto l’ultima parola del mio nono libro.
Sono stata presa dal vortice. Sono entrata nella testa dei personaggi, ho vissuto i loro drammi, e non ho potuto fare a meno di seguire con le dita il ritmo narrativo. Perché quando le cose precipitano, non puoi interrompere il flusso. Devi prostrarti alla storia, seguirne le regole e i tempi, e raccontarla senza tirare il fiato.
È stata una delle giornate di scrittura più intense della mia vita. Una di quelle cose che a volte pensi ti possano capitare solo quando sei giovane e inesperta, scrivi la tua prima cosa, e quindi tutto è nuovo e bellissimo. E invece.
Era iniziato tra mille tormenti, questo libro, in un periodo un po’ tormentato della mia vita. Idee che non quagliavano, paure che mi paralizzavano, lunghi briefing con Giuliano che mi lasciavano più incazzata di prima.
Poi avevo iniziato a focalizzare, e a scrivere. Il prologo l’ho scritto sul balcone di casa, col sole in faccia che mi impediva di leggere per bene le parole sullo schermo.
E poi è stato un crescendo. E ho paura a dirlo, ma forse sono soddisfatta. Ora. Ovviamente, è solo la prima stesura, cambierà da morire prima della fine, e il lavoro è praticamente solo a metà. Per dire, oggi e domani probabilmente, se riesco a resistere, mi do alla nullafacenza, ma venerdì sul treno inizio la prima rilettura. Però intanto ora la storia esiste, i destini sono stati tracciati.
Mi sento un po’ come dopo aver scritto dell morte di un noto personaggio (chi ha orecchie per intendere…). Svuotata e attonita. Sono davvero a questo punto? Ho per davvero finito di raccontarmi, di vivere questa storia?
La parte istintiva, forse la più bella, è finita. Ora comincia il labor limae, magari saranno dolori, ma è il mio lavoro.
Per festeggiare, magari oggi mi compro Lost Via Domus.

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