L’estate è lunga, febbraio è lontano, e questo ci induce spesso a fare follie. Tipo comprarsi Lost: Via Domus come premio per la fine della prima stesura del mio prossimo libro, e giocarci freneticamente per due giorni.
L’avevo puntato da parecchio, ma non avevo mai avuto il coraggio. Poi, complice il fatto che fossi vestita in modo improponibile (la gonna svedese) e fossimo fuori per festeggiare, lunedì l’ho preso. E ieri l’ho quasi finito. Il che la dice lunga.
Sarò sincera. È veramente un giochillo mediocre. La trama si tiene su abbastanza con lo sputo, e gli enigmi sono vietati ai minori di dieci anni. C’è questo cavolo di pannello elettrico che devi riattivare mettendoci su dei fusibili che è una presenza ricorrente, si ripropone peggio della peperonata. Però…però niente, girare per la Swan è comunque una cosa figa, mettere i numerelli sul computer dà un inusitato senso di potenza, nascondersi dal fumo nero è eccitante. Per dire, sono arrivata proprio in un pezzo in cui ce l’ho alle calcagna e corro come una pazza. Un pazzo, in effetti, essendo un uomo. Ieri sera ho desistito alle duemillesima morte atroce.
E poi c’è il bonus. Per chi di voi segue Lost, vi ricordate la parete di cemento del Cigno? Quella che non sapremo mai cosa c’è dietro? Ecco, io lo so. Pa pa pero.Come so cosa sono i numeri, essendo stata accanita giocatrice della Lost Experience.
Oggi penso che lo finirò. Cavoli, non c’ho mai messo tre giorni per finire un videogioco. E adesso? Poi mi tocca stare de-lostizzata per otto mesi e passa?
P.S.
La mia mattinata è stata tirata su da due cose:
un film che potrebbe potenzialmente essere una clamorosa genialata (ma anche una vaccata di quelle storiche)
una notizia ai limiti del paranormale (ora mi si spiegano tante cose sul mio rapporto con la musica dei Muse…)