Archivi del giorno: 7 luglio 2008

Bilanci

Questo fine settimana sono stata in Calabria. Considerando la rapidità della mia permanenza, dovrei dire che sono stata in Calabria un giorno, ma manco. Sono arrivata alle 15.00 di sabato e sono partita alle 10.30 di domenica, che fanno 19 ore e mezza, di cui otto passate a dormire.
Per un volta ho preso il treno. L’aereo mi stanca moltissimo, e poi comunque non è che si guadagni tutto questo tempo. Tra viaggio verso l’aeroporto, attesa nel medesimo, arrivo e trasferimento alla meta finale non voglio dire che se ve lo stesso tempo del viaggio in treno ma quasi. Per cui, treno.
Non l’avevo mai preso per andare là, e quindi non sapevo quale fosse il tragitto. Verso Salerno, mi sono resa conto con un tuffo al cuore che avremmo fatto la litoranea.Quando ero bambina coi miei andavamo in vacanza più o meno in questo periodo, e il 90% delle volte andavamo in Calabria. Ci siamo fatti una buona parte della costa tirrenica del cosentino. Ricordo questo viaggio lunghissimo ed estenuante, con un caldo allucinante e spesso code invereconde sulla Salerno Reggio Calabria, che all’epoca aveva due corsie per senso di marcia senza corsia d’emergenza. Ricordo il transito per la Basilicata, all’interno, seguendo il percorso del Noce, lungo il quale ci fermavamo a pranzare coi panini preparati la mattina. Lì vidi per la prima volta un airone cinerino, che prese il volo a due metri da me mentre mi avvicinavo in calzoncini alla riva. E poi il sollievo di avviarci lungo la costiera; a quel punto sapevo che eravamo quasi arrivati, che tutto quel caldo si sarebbe stemperato in un bagno pomeridiano. Sarei corsa lungo la breve spiaggia di ciottoli, fino a quel mare limpido che diventava subito profondo, mare per chi sa nuotare, mare per gente tosta. E lungo quelle ultime decina di chilometri di strada che ci separavano dalla meta delle vacanze, correva il treno.Quando siamo usciti dalla prima galleria, e ho rivisto la costa tirrenica, i ricordi sono tornati tutti assieme. Da quanto mancavo da quei posti? Almeno dieci anni. E non ricordavo che il mare fosse così dannatamente azzurro, così bello quando è leggermente mosso, e si colora di mille sfumature; dal celeste chiaro vicino alla spiaggia al blu intenso al largo, una striscia netta contro il cielo.Ho riconosciuto ogni palmo di strada. Il vecchio residence in collina, con le case dai colori improbabili, che prendevamo in giro ogni volta che lo avvistavamo. E poi Diamante, coi suoi murales e il bellissimo lungomare, dove passeggiavamo la sera, dove andavamo a prenderci il gelato in coppa, il rito immancabile della fine delle vacanze. Amantea, Belvedere, Guardia Piemontese. E poi Fuscaldo. Siamo andati a Fuscaldo per almeno otto anni. Ci piaceva il mare, ci piaceva il piccolo albergo raccolto. Tutti gli anni lì, ogni anno gente diversa e nuove avventure. La cotta per il ragazzino poco più grande di me, le prime volte che andavo a ballare in discoteca, la volta che sono andata appena più al largo col pedalò, e facendomi il bagno mi sono imbattuta in un banco di marmore.C’era. L’albergo dove andavo da bambina c’era, accanto al fratello più grande, che all’epoca aveva più o meno la stessa gestione. Due secondi netti, durante i quali, tra gli alberi della massicciata ferroviaria, ho rivisto a sprazzi il bianco dell’intonaco, il celeste degli infissi, e lui, il fu Il Vascello. Ho ripescato stamane il sito dell’albergo. È cambiato da morire, dentro. Non vedo più il vascello nella teca, che mi incantavo a guardare da bambina. C’è una piscina nuova, al posto di quella che il mare si portò via durante una mareggiata invernale.
Perché sembra sempre di aver perso qualcosa, quando si cresce? Quelle estati, quei profumi, l’odore di salsedine e della paglia delle stuoie, le ho lasciate indietro, le avevo completamente perdute. Dov’è quel senso di avventura, persino quella paura di nuovi mondi da affrontare, dov’è quella ragazzina che passava le ore in acqua con la maschera calcata sugli occhi, a guardare i pesci sul fondo?
Ricordo il rumore che faceva il treno quando passava, durante i pomeriggi uggiosi in cui giacevo sfatta sul letto, stanca di mattinate infinite passate a mollo. Non avrei mai creduto che un giorno quel treno l’avrei preso, non avrei mai immaginato, mentre lentamente mi addormentavo, il pensiero fisso del mio primo ragazzo in testa, che avrei ripercorso quella costa e quei ricordi per lavoro, da scrittrice.
Alla fin dei conti, quanto ho perso e quanto ho guadagnato?

P.S.
Mi accorgo adesso che non vi ho segnalato l’uscita di un’intervista che ho rilasciato qualche tempo fa.
Licia su Toysblog
Noterete che sotto ci sono i soliti commenti. La noia mi dilania. No, perché, fateci caso, ogni volta che segnalo una mia intervista online, e la suddetta intervista si può commentare, spunta sempre quello che deve alzare la polemica, dandomi più o meno velatamente della, nell’ordine: puttana/raccomandata/idiota. Non che me ne freghi qualcosa. Se dio vuole, almeno in questo son cresciuta in questi quattro anni. Per cui, dicessero pure sul mio conto quel che vogliono. Con gli amici ci facciamo sempre svariate risate sull’argomento.
No, quello che veramente mi schianta è la noia. Mi piacerebbe che per una volta sotto una mia intervista si parlasse di quello che ho detto, o magari delle tematiche che tento di trattare quando scrivo. Macché. Aridaje con le solite cose, che fossero almeno creative. No, sempre uguali. Ma che palle…

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