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15
agosto 2008

Certo che a voi proprio non si può farla :P
Avete indovinato così presto che inizio a dubitare di averlo detto in qualche post del passato: ebbene sì, sono nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Non è la prima volta. È la seconda, per la precisione. È un posto che mi piace tantissimo, è fresco ed è ad un tiro di schioppo da casa. E poi è fantasy. Perché l’attività principe che si svolge da queste parti è camminare per boschi, proprio come fa ad un certo punto il protagonista di una qualsiasi storia fantasy che si rispetti.
Ieri, passeggiata soft per la Val Fondillo, oggi arrampicata verso il rifugio di Jorio.
Ora, ieri era un delirio; essendo la Val Fondillo un posto molto bello e in cui i percorsi a piedi sono piuttosto agevoli, era strapieno di gente. Io, che ormai sono una misantropa che levati, ho passato un’ora a lamentarmi dei turisti della domenica (manco io fossi Messner, ma vabbeh). Oggi, essendo il percorso più impegnativo, non c’era un’anima. Ma veramente.
I boschi dell’Abruzzo mi sono sempre sembrati tutto sommato ameni; rassicuranti faggete, ampie piste in pietra calcarea, dolci rivi da cui è piacevole bere. Ecco.
Oggi, ci inoltriamo nel sentiero. Ai lati, una faggeta così densa che non si vedeva ad un palmo. E silenzio. Un silenzio ostile. Uno pensa al bosco come ad un posto pieno dello stormire delle fronde e del cinguettio degli uccellini. Non stamattina. Stamattina gli alberi tacevano, e gli uccellini erano stranamente silenziosi. E noi ci muovevamo facendo il minor rumore possibile, inoltrandoci in un luogo che non sembrava volerci. Era l’apoteosi della natura per come la intendo nei miei libri: altra, diversa, inconoscibile. Mi sembrava che dietro ogni faggio, ogni masso, ci fosse qualcuno che mi spiava. E avevo paura, perché è giusto così. Perché l’ammirazione non può essere scevra di un po’ di timore reverenziale.
Per cui, nulla, ad un certo punto, mentre ci arrampicavamo, abbiamo sentito un verso. Vicino. Una mezza specie di muggito. Ma non era una mucca. Le mucche hanno i campanacci, e comunque lì non c’erano pascoli. Siamo rimasti inchiodati dove stavamo. Vi spiego; all’ingresso del sentiero c’era un cartello che avvisava di non inoltrarsi nel bosco, perché la zona è particolarmente gradita agli orsi per la presenza di una bacca di cui vanno molto ghiotti, e se ti inoltri gli dai fastidio con la tua presenza.
Ok, capirete quindi che ero un po’…suggestionata. Ecco, io non conosco quasi nulla di zoologia. Ma ovviamente appena abbiamo sentito questa specie di brontolio abbiamo pensato potesse essere un orso.
Ora, non lo so cosa fosse. Ma era qualcosa.
Da lì in poi, per una buona oretta per me è stato un fiorire di rumori strani. Un grufolare da qualche parte, una specie di soffio, rami smossi, e via così. Lo confesso: ho anche pensato di scendere a valle.
Per fortuna mi sono fatta convincere dai nervi saldi di Giuliano (e anche dalla vergogna per la mia fifoneria :P ) e abbiamo continuato a salire in mezzo a questo silenzio arcano, il suono del mondo senza l’uomo.
Il risultato è che siamo morti. Letteralmente. Ieri sui 6 km di passeggiata, oggi 8, io non sono una gran trekker, per cui giaccio sul letto con le gambe a pezzi. Mi fa male il crociato del ginocchio destro, il tendine d’Achille di ambo le gambe, ho una vescica sull’alluce.
E ripenso a stamattina. Quando sono stata a tanto così da incontrare l’animale del mistero. Vedremo domani.

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