Ieri, per la prima volta siamo riusciti a fare un’escursione con una meta. Finora ci siamo limitati a passeggiare nel bosco, fermandoci per tornare indietro quando eravamo stanchi. Ieri no. Ho seguito il vostro consiglio e siamo andati alla grotta delle fate.
Ora. Esiste una regola fondamentale in montagna. Si arriva ala meta un attimo prima di scoppiare in lacrime per stanchezza e frustrazione. Quando sei lì, in salita, con le gambe che ti esplodono, i piedi che implorano pietà, e pensi che hai fatto una cazzata, che non riuscirai mai a scendere a valle in tempo per il pranzo, e che comunque sei troppo stanco per ritornare indietro, e morirai sui monti, cazzo, ecco, a quel punto lì, col magone in gola, appare la meta.
Piccola prova fotografica.
Per il resto, c’è vita nel parco nazionale d’Abruzzo. Dopo il misterioso Animale del Verso (ah, nella Val Fondillo, due sere fa, ne abbiamo sentito un altro, probabilmente un cervo), ecco a voi…il topino!
Stava tra le radici di un albero. S’è fermato, c’ha guardati, s’è fatto fare due foto due, e poi se n’è andato. Un signore.
Stasera, a caccia di lupi. Passeggiata notturna per il bosco per ascoltare l’ululato del lupo; speriamo di essere fortunati e di sentirlo.
Passeggiare di notte nel bosco è un’esperienza strana. Innanzitutto, noi ometti moderni non siamo abituati alla luce della luna, che è tantissima. E poi il bosco di notte è un posto diverso. Pieno di sussurri, rumori, presenze celate. E la paura fa parte del piacere di un viaggio in territorio inesplorato. Entri in contatto con te stesso, con ciò che eri prima che i veli della tecnologia e della società ti allontanassero dalle tue origini, che sono terra e fango.
È questo il bello di stare qua. Che il corpo ha la meglio. La stanchezza non è mai quel senso di fatica che ti coglie a Roma, la percezione di non farcela; sono le gambe che gemono, i piedi che pulsano. E la mente si riallinea al corpo, e ti domandi perché non possa essere così tutto l’anno.
Stiamo pensando di allungare la vacanza di un giorno, per fare un’escursione alla ricerca dell’orso. Sette ore, di cui un paio di notte e un po’ di appostamento. Per tornare a casa con un bel ricordo di questo posto stupendo.