Io e Giuliano abbiamo l’abitudine di guardare telefilm durante i pranzi e le cene. Non so come c’è venuta. Abbiamo iniziato la prima volta che abbiamo vissuto insieme, ossia durante una splendida vacanza a Verbania, e da lì non c’è più passata.
Considerando che i nostri ritmi sono di tre puntate a sera, capirete che consumiamo serie televisive alla velocità del lampo. Abbiamo visto tutto Scrubs, tutto Lost, House fino alla terza stagione, e poi Naruto, e un sacco di altra roba che ora neppure ricordo.
Ormai siamo alla disperazione. Ci siamo visti tutto.
A Pescasseroli, una mattina, in edicola vediamo il primo DVD di Stargate SG-1. Avevamo visto qualche puntata sparsa, il film c’era piaciuto parecchio, abbiamo deciso di fare un tentativo. E l’abbiamo preso.
Dentro c’è il pilota, che è una puntata doppia, e altre due puntate. Quanto basta per farsi un’idea.
Ora. L’idea di base c’è. C’era nel film, ergo…certo, non è originalissima. Siamo dalle parti di Star Trek: un tot di tipi viaggiano nello spazio, solo che non hanno un’astronave, ma questi Stargate. Per di più, in giro per l’universo sanno già che troveranno principalmente umani, strappati ai loro paesi in tempi antichi dai Goa’uld e sparsi qua e là sui vari pianeti. Quindi, viaggiare con lo Stargate è anche un po’ viaggiare indietro nel tempo. Nel film i nostri si imbattevano negli antichi egizi, nella puntata che ho visto l’altra stasera se la devono vedere con i Mongoli.
Insomma, con doti minime di sceneggiatura era possibile tirare fuori non dico qualcosa di clamoroso, ma quanto meno di gradevole.
Invece queste prime tre puntate sono veramente desolanti.
Innanzitutto i personaggi: direttamente dal film abbiamo Daniel, interpretato da un palestrato biondino con occhiali di ordinanza che fanno lo stesso effetto di un cappello da marinaio su una scimmia, per altro dotato di monoespressione catatonica (vabbeh, anche James Spader non era esattamente Vittorio Gassman, però, boh…), e O’Neil, interpretato dall’inossidabile McGuiver, sempre lode. Nuovi personaggi sono Sam Carter, bionda astro-soldatessa, e Tael’c, l’alieno convertito al bene.
L’unico che si regge è O’Neil, forse perché mi ricorda McGuiver (sempre lode). Gli altri personaggi sono la sciapezza personificata. La bionda esordisce col solito piglio à la “so’ donna ma spacco il culo ai passeri uguale, quindi non mi sottovalutate”, conditi anche da un paio di cazzate di fisica veramente clamorose (“si vedono ad occhio le fluttuazioni dell’orizzonte temporale!”, “l’espansione dell’universo fa sì che i pianeti si allontanino l’uno dall’altro” AAAAAAARGH!!!!). Parentesi: non costa molto assoldare un laureando qualsiasi che ti dice “questa è una cazzata, questa no”, specie se stai facendo una serie fantascientifica. Ma vabbeh. Torniamo alla bionda. Petulante, sottuttoio, protofemminista. In una parola: odiosa. Daniel è una statua di cera, per cui non so bene come giudicarlo. Veniamo a Tael’c, da me e Giuliano soprannominato Tikrit. Tael’c decide di passare al lato luminoso della forza. Questo delicatissimo passaggio esistenziale viene così gestito.
Tael’c guarda un paio di volte male Apophis, l’alieno cattivo cattivo. Poi, durante una scena in cui i Goa’uld sacrificano un po’ di innocenti O’Neil fa a Tael’c: “Aiutaci, so che vuoi farlo (?), noi possiamo salvarti! (?)”.
Tael’c: “Molti prima di te l’hanno detto, ma forse tu hai ragione” (?), e via botte da orbi contro i cattivi.
La puntata successiva, Tael’c è già pronto a dare il culo per salvare i terrestri.
“Vi giurerò fedeltà, vi salverò dai cattivi, vi ramazzo anche la cucina dopo cena”.
Senza che ci sia un reale motivo per tanta abnegazione.
Per il resto delle puntate, Tael’c manterrà il suo cipiglio un po’ incazzato, facendo palesemente la parte del Data della situazione.
Perché SG-1 si ispira a Star Trek, è evidente. L’esplorazione, la terza puntata ha anche una tematica molto à la prima direttiva. Ma manca proprio il succo. Intendiamoci: non sono una fan sfegatata di Star Trek, ma ne ho apprezzato molte puntate, e poi c’è sempre un tentativo di approfondimento delle tematiche trattate, un evidente tensione ad andare oltre la patina superficiale. In SG-1 no. Punto.
La recitazione è desolante. Sono tutti sotto i minimi storici. Hanno una, al massimo due espressioni, e tendenzialmente almeno una delle due dice chiaramente “che cazzo ci faccio qua?”. Perché, per altro, la sceneggiatura è veramente al di sotto dei minimi storici.
Lo spettatore si fa migliaia di domande: perché, se hai un verme dentro, in alcuni casi la tua coscienza viene posseduta in altri no? Chi ha portato i Mongoli sul pianeta della terza puntata? Che fine hanno fatto?
I personaggi queste domande non se le fanno. Vanno avanti per inerzia. Sul pianeta dei Mongoli, per dire, ci sono andati per capire qualcosa di più dei gao’uld, giusto? Pare invece siano in scampagnata, e salvata la bionda (alla quale dosi abbondanti di contatto intimo col mongolo selvaggio avrebbero giovato assai, per non parlare di quanto la sua prematura dipartita avrebbe giovato al telefilm) se ne vanno da dove sono venuti, senza aver manco sentito parlare dei gao’uld.
Nel pilota nessuno riesce a capire come si usa l’arma gao’uld, la quale ha un pulsante grosso quanto una casa sul manico che serve proprio a farla funzionare. Ma ci vuole l’eroico O’Neil per capire che se pigi l’arma spara.
Vabbeh. Non si può giudicare da tre puntate. Magari dopo il telefilm è un capolavoro. Io però preferisco tenermi il dubbio e non guardare oltre. Perché in ogni caso il pilota è il biglietto da visita di una serie televisiva, la puntata che in genere viene mandata in onda proprio per capire se la serie piacerà, e che dunque viene curata particolarmente. Il pilota di Lost letteralmente ti cattura, ti impedisce di smettere la visione, in un’ora e mezza ti fa capire chiaramente di cosa si parla, su che livelli sarà la serie. Il pilota di Lost ogni volta che lo vedo mi strappa gli applausi. Ma per davvero.
Il pilota di SG-1 è noioso e mal fatto. Per cui, nulla, mi sa che ci tocca trovare qualcos’altro da vedere durante le prossime cene…
P.S.
Pecionata: s. f., vernacolo romano – 1. prodotto realizzato in modo raffazzonato, abborracciato. 2. SG-1




