«Ecco, prova a immaginare» disse Nick. «È un pezzo di carta bianca, ora. Nient’altro che un pezzo di carta bianca. Ma su quel foglio tu puoi scrivere le tue parole. E le tue parole fanno nascere un personaggio. Un uomo, una donna, un bambino. E a quel personaggio tu assegnerai un destino. Di gloria, di tragedia, di vittoria o di sconfitta. E poi verrà un regista. E un attore. E quelle persone saranno filmate. E allora, in una sperduta sala di…non lo so, trova tu un posto di merda, nel culo del mondo…ecco, in quella sala ci saranno delle persone che vivranno il destino che tu hai scelto, e lo sentiranno come proprio, e crederanno di essere lì, in quel posto vero ma immaginario che è uscito da qui, da questo foglio»
Erano 571 pagine bianche. Poi Luca Di Fulvio le ha riempite, e sono arrivate da me. Le ho pescate in un grosso armadio alla Mondadori di Via Sicilia. C’ho messo tre mesi per prenderle in mano e leggerle. E adesso che sono alla fine, vorrei ricominciare da capo senza sapere niente, per godermele di nuovo, per assaporarle in tutta la loro grandezza.
Il titolo è La Gang dei Sogni, ed è uno dei libri più belli che abbia mai letto. Ti entra dentro, ti avvince, non ti lascia più in pace. Fin dalle prima pagine, senti che ti riguarda, che ti interessa davvero di Cetta e Christmas, che non puoi addormentarti la sera senza sapere cosa sta succedendo loro.
È una storia grande e semplice, immensa e piccola, in cui c’è un pezzo di te. Che tu abbia amato disperatamente o no, che tu abbia mai raccontato storie o le abbia sempre solo lette. Da qualche parte, in quelle 571 pagine, c’è qualcosa di tuo. Per questo non puoi smettere di leggere.
Forse ho letto troppo in vita mia, forse sono una dannata cinica del cazzo. Ma era un sacco di tempo che a sera non chiudevo un libro, e poi lo riaprivo perché “dannazione, almeno un altro capitolo, l’ultimo, dai”. Ed era da un sacco che non mi sentivo così profondamente coinvolta da un libro. Ho pianto con Ruth e Christmas, ho pregato per loro, avrei voluto prenderli per mano e portarli l’uno dall’altro. Ho imprecato contro Christmas ogni volta che si perdeva, ho provato il desiderio di abbracciare Ruth ogni volta che la vedevo sperduta, confusa.
E poi ho letto quella frase lì sopra. E l’ho sentita così dannatamente vera. Riguardava al tempo stesso ciò che leggo e ciò che scrivo. Perché un giorno Luca Di Fulvio ha scritto quelle parole, e io, a non so quanti chilometri di distanza e dopo un bel po’ di mesi, sono entrata in quella storia, e non sono più riuscita a uscirne. E ogni giorno, io scrivo storie, sul mio letto, sul balcone di casa mia, in treno. E a chilometri di distanza, e dopo un bel po’ di tempo, qualcuno c’è entrato dentro, e non è più riuscito ad uscire.
Fatevi un regalo e leggetevi questo libro, sono sicura che non ve ne pentirete.