Gli ultimi quattro giorni sono stati un unico, ininterrotto delirio, durante il quale non ho praticamente avuto tempo per altro che non fossero viaggi, presentazioni e interviste. Così adesso mi ritrovo con un mare di cose da dire, e l’impossibilità fisica di raccontare tutto.
Come quella sera sulla Moscova, fermi ad un semaforo, si è affacciato un ragazzo russo da una limousine lunghissima, e ci ha offerto dello champagne. Lui parlava solo russo, noi solo italiano. Dovevano star festeggiando qualcosa, perché dentro si sentiva un casino colossale, e lui era abbastanza alticcio.
Come le passeggiate al tramonto, quando Mosca diventa viola, e i palazzi iniziano ad accendersi e le strade sono piene di vita, e tutto sembra così elegante, sottile, antico e moderno.
Come la mattinata al Cremlino, tra cattedrali e icone, quando all’improvviso, dentro una delle chiese, quattro cantanti hanno intonato un inno, e improvvisamente s’è fatto silenzio. E io ho pensato a tutte le preghiere del mondo, che alla fine sembrano somigliarsi tutte; inni di dolore di creature che vagano in un mondo che non capiscono, alla ricerca di un dio che sia un senso o che offra anche solo un istante di sollievo.
Come il pomeriggio alla Fiera del Libro, piena da scoppiare, con tanta gente che mi ha chiesto un autografo. Dovevo farmi scrivere i nomi, perché ero terrorizzata di sbagliare la traslitterazione. E io, davvero, non avrei mai creduto che qualcuno potesse voler bene alle mie storie anche fuori dai confini patrii, e per di più in un posto che mi appare così lontano, così diverso. Ma c’era, invece, e mi sorrideva, di uno di quei rari sorrisi che ogni tanto i russi ti regalano, tra le loro facce chiuse e pensose.
Come della vodka che mi son goduta l’ultima sera a Mosca, lentamente, sotto il getto di un condizionatore, pensa un po’. Vodka d’estate. Ed ero stanca, stanchissima, e lei scendeva giù consolante, ad addormentarmi gambe e braccia e a spegnermi nel torpore dell’alcool la stanchezza di una giornata lunghissima.
Come i due giorni a Mantova, una girandola di eventi e facce. A rimbalzare come una palla per le vie di una città meravigliosa, stracolma di gente manco fosse un concerto rock, e invece era un festival sui libri. Incontri con persone note, con altre che hai conosciuto solo dai libri, il piacere di ritrovarsi, quello di conoscersi. E ancora tante firme, tanto affetto, tante domande. Ho inaugurato la Moleskine degli autografi; adesso ci stanno quelli di Brian Selznick, Francesco Gungui e Andrea Valente. Mi piace mettere su carta qualcosa che mi ricordi le persone che conosco, le esperienze che mi capitano.
Così, sono tornata a roma con un bagaglio traboccante di esperienze. I ricordi della Russia, le immagini di Mantova, le persone e le cose. E così poche parole per poter raccontare tutto.
Per chi vuole farsi un’idea da solo, ecco qualche pillola delle mie presentazioni mantovane.
Ah, sul prossimo numero di Vanity Fair (o quello dopo, ancora non è sicuro) ci sarà una mia foto che mi hanno fatto a Mantova. Una foto che mi piace anche un sacco, devo dire. Se siete interessati…