Sento che con questo post mi attirerò una salva di vaffanculo, forse anche un po’ a ragione. Però per una volta voglio essere coraggiosa, va’. Allora, martedì parto e vado ad Edimburgo, per starci fino a domenica. Vi ricordo che fino a venerdì scorso ero a Mosca. Poi sabato 27 sono a Sassari. L’11 ottobre sarò a Cagliari, e poi, preparatevi, il 21 sarò a Vienna, il 22 a Norimberga, il 23 ad Hannover. Olé.
Ora. Viaggiare è una cosa splendida. Vedere nuovi posti, conoscere nuove culture, battere vie inesplorate e guardare negli occhi gente nuova. Considerate che inizio a pensare che sia ora di visitare qualche paese fuori dall’europa, per dire…Però anche stare a casa è bello. Voglio dire, farsi un weekend in casa, a poltrire e basta, cucinare per me e Giuliano, vedersi un film…Sono cose che quando le fai pensi che siano pallose, che i pensionati stanno davanti alla tv la domenica pomeriggio. Quando però non le fai ti mancano. Ti manca avere radici, un posto in cui rifugiarti ogni tanto, il tuo bozzolo caldo in cui ti senti protetto. Perché ogni volta che arrivi a casa, finisce che ci stai poco, e quel poco lo passi a pulire e a darle un aspetto decente.
Due cose iniziano a darmi fastidio: gli aeroporti e le valige.
A Mosca ho capito perché gli aeroporti siano non-luoghi. Entri, e non sei più in nessuno stato. Sì, ok, i cartelli a Mosca sono scritti in cirillico, a Roma in italiano, in Francia in francese. Ma quella è l’unica differenza. Per il resto sono tutti uguali. Le stesse facce, gli stessi orribili duty free, le stesse poltrone su cui consumi il tuo calvario. Sei nel limbo, né di qua né di là, e, come in tutti i limbi, aspetti. L’essenza dell’aeroporto è l’attesa. Consumi il libro che stai leggendo, anche se vorresti chiuderlo, che gli occhi ti cascano, ma meglio leggere che guardare il vuoto. Ti fai un giro per i negozi, compri riviste che nel mondo reale non degneresti manco di uno sguardo, guardi gli aerei. Per andare ad Edimburgo dovrò fare scalo ad Amsterdam. L’idea mi angoscia. Sono stanca di girare per aeroporti, sono stufa pure di prendere aerei. Voglio il teletrasporto.
E poi le valige. Odio farle, odio usarle. Perché sbaglio sempre. A Mantova ho dovuto comprare due top perché avevo portato solo cose calde per Mosca. Come fai a prevedere tutto quello che può tornarti utile? Come fai a sapere cosa avrai voglia di mettere? E poi sono disordinata, le stanze d’albergo in cui sto scivolano nell’entropia più totale dopo mezz’ora che ci sono entrara, e le valige sono dannate bocche sempre aperte, che vomitano mutande, calzini, camice. Se sto più di un tot uso gli armadi, che almeno mi danno l’illusione di essere a casa.
Intendiamoci. Se avessi fatto altro nella mia vita, se non avessi mai pubblicato e non fossi stato un astrofisico, e avessi passato tutti i weekend a casa, non sarei stata più contenta di così. Considero questi viaggi una splendida opportunità. Ma casa resta sempre casa, e mi manca sempre di più.