Ieri, appena tornata dalla Sardegna, non mi sentivo poi tanto bene. Così mi sono messa direttamente a letto. Dopo un po’ è venuto anche Giuliano, e ci siamo messi a vedere Ludwig (bellissimo film, per altro). Ed era già tutto perfetto. I primi freddi, il tramonto alle 18.00, persino l’odore dell’aria.
Mi sono alzata per mettere il polpettone in forno, dopo una mezzoretta sono andata a controllare la cottura.
Io: “Giu, a me pare fatto”
Giuliano: “Controlla dentro”
Io (armeggiando con forchetta e coltello): “Mi pare i sì, ma vieni a buttare un occhio anche tu”
Giuliano è arrivato, s’è messo a controllare il polpettone.
Giuliano: “No, dentro è ancora crudo”.
Poi si è fermato un attimo, e ci siamo guardati.
Io: “Che c’è?”
Giuliano: “No, è che…l’autunno, il fresco, io e te litighiamo sul grado di cottura del polpettone…è come a Monaco”.
Ed era vero. Come a Monaco. L’autunno che arriva presto, la poca luce, la casa piccola, i film visti a letto.
È buffo che sia successo proprio ora. Ora che in qualche modo da un po’ si riparla di Monaco. Che si pensa di farci un salto a dicembre, per vedere i mercatini e la neve, sperando ci sia. Ora che le cose si consolidano, o no, ora che si prendono decisioni, si fanno progetti.
Per una volta mi viene da ringraziare questa città, che mi ha dato tanto, davvero, e cui io tutto sommato do davvero poco in termini di affetto, di appartenenza: la ringrazio per questi giorni di un autunno perfetto, per questa breve e fallace illusione, che davvero, per una volta, per qualche giorno, Roma sia un posto mio.