Archivi del mese: ottobre 2008

Corsi e ricorsi storici

23 Ottobre 2008
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno. [...]In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. [...]Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che…
«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano»

Cossiga in un’intervista

29 Ottobre 2008

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Babbo Natale arriva in anticipo

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Germania mon amour

Mi accorgo che sto trascurando questo posto. In pratica non scrivo fisicamente un post da lunedì scorso. Non so se è mancanza di argomenti o di tempo. Di sicuro il fatto che tra mezz’ora esco non aiuta.
Certo, avrei da raccontarvi della Germania, ma tutto sommato non c’è nulla da dire che non sappiate già. Sì, è andata bene, fan, dediche, letture di brani di libri e qualche gaffes con l’inglese. Ma a contare di più sono state la atmosfere di quella parte di mondo che amo così tanto. Il freddo, che lì si attesta già su livelli che a Roma si definiscono invernali, l’odore del cibo che riempie le strade, persino la forma dei palazzi, o il colore degli alberi. Ogni volta che credo che la mia infatuazione sia passata, che il ricordo dei tre mesi a Monaco sia pian piano svanito, finito nel cassetto polveroso dei bei ricordi, rimetto piede in terra teutonica, e mi ricordo perché la amo. Come tutti gli amori, è un sentimento fatto di piccole cose stupide e insignificanti, la somma delle quali disegnano i contorni di un sentimento che non ne vuole sapere di finire.
Il silenzio nei luoghi pubblici, i colori delle foglie d’autunno, il vento tagliente, il cielo grigio.
Mi chiedo sempre se amo la Germania perché non ci sono nata, e non sopporto Roma perché ci ho passato tutta la vita. Fossi nata tedesca, probabilmente invidierei il caldo e il sole dei paesi mediterranei.
E invece, la mattina, quando alzo la serranda in cucina e vedo l’ennesimo spicchio di cielo azzurro, penso che questa città sembra volerci costringere ad una falsa e perenne allegria. Perché c’è il sole e fa caldo, e quindi devi essere contento, ti devi sentire pieno di energia. E invece in autunno ho voglia solo di cieli bianchi e atmosfere silenziose, di piogge sottili e sferzate di vento freddo, tra turbini di foglie gialle.
Le due persone che con cui ho fatto il mio tour erano così contente quando ad Hannover è spuntata una giornata di sole radioso. E le capisco; quando hai il sole un giorno su dieci, il cielo azzurro è un evento. Ma io preferivo la nebbia di Vienna, la pioggia di Norimberga.
Tra un mese e mezzo ho intenzione di tornare. Voglio vedere i mercatini di Natale della Baviera, mi mancano da impazzire. Un ritorno al passato in piena regola, a tutte quelle cose che mi sono lasciata indietro un gelido febbraio di quasi tre anni fa. Continuo a dirmi che nella vita si avanti, e quel che è passato non torna. Ma ogni volta che sento l’odore dei crauti e delle salsicce alla stazione di Monaco, penso che poi forse non è così vero. C’è qualcosa di mio che è rimasto da quelle parti, e lo ritrovo ogni volta che torno.

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Comunicazione di servizio

Breve comunicazione di servizio (è pur sempre domenica, no?). Ho aggiunto la pagine delle FAQ. Mi sono accorta che ci sono delle domande ricorrenti nelle vostre mail, per cui ho pensato di raccoglierle e rispondere pubblicamente. Cercherò di tenere la pagina il più aggiornata possibile. Si accettano anche consigli su cosa aggiungere; del resto sono le vostre domande, quindi è giusto che le scegliate voi.
Sto anche aggiornando la sezione dei link, cercando di mettere ordine tra le varie edizioni straniere dei miei libri. Per altro sono uscite un bel po’ di interviste francesi, per cui chi conosce questa lingua può divertirsi a vedere cosa dicono di me oltralpe.
Buon fine settimana!

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Segnalazioni telegrafiche

Sono tornata da qualche ora dal tour tedesco. Adesso proprio non ce la faccio a raccontarvi, per cui tenetevi occupati con questo: recensione de I Dannati di Malva su Mangialibri.
Poi potrei parlarvi anche di questo, oppure di questi deliri da denuncia, ma sono appena tornata, e almeno fino alla mezzanotte voglio conservare l’illusione che questo sia un paese in cui è bello ritornare.
Au revoir.

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Dexter

Un po’ di tempo fa vi avevo promesso un post su Dexter. Il povero Valberici, ho saputo, si era preparato un commento acconcio :P . Giunse infine il momento tanto atteso: Dexter.
Ho iniziato a vederlo (in inglese, preferisco, almeno faccio un po’ di esercizio) perché me l’aveva consigliato Sandrone. Poi anche mio cugino mi aveva detto che valeva la pena, e quindi, finito Californication, mi sono dedicata a questo nuovo passatempo. Confesso che non avevo grandi aspettative. L’idea di base mi intrigava mediamente, ma non ho poi questa gran passione per i thriller. E invece.
Innanzitutto, l’idea di base non è carina, è FE-NO-ME-NA-LE. Sarà che l’attore è azzeccato, non lo so, ma il serial killer dei serial killer funziona dannatamente bene. Così bene che l’empatia per il personaggio è immediata. E, rendiamocene conto, qui si tratta di empatia per un sadico privo di qualsiasi sentimento, un mentitore che finge con tutti: coi colleghi di lavoro, con la sorella, con la fidanzata e i suoi figli. Ammetterete che rendere simpatico uno così è impresa degna di uno sceneggiatore coi contro-attributi.
Il fil rouge che collega tutta la serie, il caso del killer del camion frigorifero, è intrigante, appassionante: il gioco al gatto col topo tra Dexter e il suo “nuovo amico” è fenomenale: l’ammirazione di Dexter per il “maestro”, la simpatia che il killer mostra nei riguardi del Nostro, il giochetto psicologico che si instaura tra i due funziona come un meccanismo perfetto.
Le singole puntate, poi, riescono ogni volta a ribaltare le prospettive: l’evoluzione dei personaggi funziona alla grande, con uno svelamento graduale e ottimamente dosato delle varie psicologie, le interazioni sono vere, l’ambientazione particolare, caratteristica.
Alla fine credo che Dexter sia un discorso sull’umanità: cosa fa di noi esseri umani? Dexter è meno umano di noi? Quanto di Dexter c’è in ciascuno di noi? Perché il colpo di genio è spostare la prospettiva: sarebbe stato facile concentrare la serie sul senso di colpa, sulle vittime, se vogliamo. Si poteva mettere al centro il rapporto tra Dexter e le persone che uccide, il suo modo di porsi nei confronti dell’omicidio, e sarebbe stata una banale storia di redenzione, o di caduta agli inferi, a seconda dei casi. E invece no. Non c’è alcuna analisi morale su quel che Dexter fa: Dexter semplicemente uccide, e la cosa ci viene fornita nei termini di una semplice caratteristica del personaggio. Sherlock Holmes suona il violino, Maigret fuma la pipa, Dexter ammazza.
No, l’attenzione è concentrata sul modo in cui Dexter vede il mondo. Dexter è un alieno; si muove tra di noi fingendosi uno di noi, ma non lo è. Guarda le cose da un’ottica tutta sua, dall’alto della sua assenza totale di sentimenti e di empatia ci guarda stupito, perplesso, a volte ammirato. Mi ricorda un altro personaggio con uno sguardo personale, il Christopher de Lo Strano Caso del Cane Ucciso a Mezzanotte, anche lui incapace di comprendere l’umano, diverso da noi.
Ma allora perché ci si immedesima in Dexter, che da noi è così diverso? Perché in verità siamo come lui: ognuno di noi ha la propria personale visione del mondo, ognuno di noi finge con gli altri di essere normale, ognuno di noi veste una maschera che ci renda accettabili per gli altri. Anche noi, come Dexter, ci muoviamo in un ambiente che non comprendiamo. E poi Dexter è circondato da persone che lo amano, e la sua caduta significa la caduta di tutte quelle persone. Lo spettatore non vuole che Rita e i suoi figli soffrano, o che lo faccia Deb. E allora si tifa per Dex, per loro.
E poi stavo pensando che c’è qualcosa di eroico nel modo in cui Dexter finge. Per le persone normali è naturale, innato, provare affetto e amore. Per Dexter no. Lui sceglie di provare affezione, si sforza di fare cose che naturali non gli vengono per niente. Certo, lo fa per salvarsi, per continuare a sopravvivere, ma in verità potrebbe benissimo evitare di essere gentile, carino, premuroso: le persone normali spesso non lo so sono.
Infine, Dexter funziona perché è un supereroe. Pensateci. Si nasconde tra di noi, ma non è come noi. A suo modo ha anche un superpotere, e combatte contro i cattivi. Credo sia anche questo che ce lo fa amare così tanto.
Insomma, io sono completamente catturata, tanto che credo che farò di tutto per seguire anche la seconda stagione. Dexter è la mia nuova personale ossessione, in attesa del ritorno di Lost.

P.S.
For all my readers in Hannover: this evening, 7.30 pm, I’ll be at Buchhandlung Leuenhagen & Paris, Lister Meile 39 for a reading. All of you are invited!

P.P.S.

Da una postazione internet di fortuna, vi segnalo solo questa lunga intervista su Fantasy Magazine. A presto!

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Wall-E

Domenica sono andata a vedere Wall-E. Lo aspettavo da quando vidi il primo trailer, qualcosa come un anno fa. Ero stata persino tentata di costruirmi il modellino di carta, e ho anche una foto vicino al modellone in cartone che hanno messo al cinema sotto casa mia. Per cui, mi sono fiondata a vederlo appena ho potuto.
Ora. In effetti domenica ero in una situazione emotiva un po’ particolare, sono sicura che le signore all’ascolto mi capiranno: quei giorni lì in cui attaccheresti a piangere alle 8.00 di mattina e staccheresti giusto giusto per andare a dormire, ma non per un motivo particolare, eh? No, è che ti senti “sensibile”. Ecco. Io domenica, se non mi fossi contenuta, avrei iniziato a piangere sulla sigla d’apertura e avrei smesso sul disegnino della scarpa, alla fine.
Voi questo film DOVETE vederlo. Perché porta l’animazione occidentale su un altro livello.
Da bambina i film Disney mi piacevano; poi, boh, hanno iniziato a diventare tutti uguali, e ho perso la passione. Poi ho conosciuto Miyazaki, e allora non ce n’è più stata per nessuno. I film di Miyazaki sono “oltre”. I film di Miyazaki sono maledetti capolavori. E, mi spiace, finora non c’era nessun film d’animazione occidentale che potesse stare al pari del maestro nipponico. Fino a Wall-E.
Wall-E ha un’animazione favolosa: le scene iniziali della terra sono da brivido, di una potenza evocativa straordinaria, un cazzotto allo stomaco, e sembrano vere. Wall-E ha una musica fantastica: prendete il pezzo del viaggio nel cosmo, o la danza con Eve. Brividi. Wall-E ha le più belle immagini del cosmo che abbia mai visto in un film; il mio cuoricino di astrofisica ha battuto a più non posso sulle immagini del flare. Wall-E soprattutto ha una storia meravigliosa.
Il problema dei alcuni film di animazione è che sono convinti che la morale te la debbano sbattere in faccia; in tanti dannati film sembra che il regista, dall’alto della sua esperienza di vita, si cali fino ai suoi piccoli spettatori per dar loro “la verità”, stantia e preconfezionata. Wall-E una morale ce l’ha eccome, ma è fatta di domande, di spunti di riflessioni, ed è una specie di inno all’anarchia, alla giocosità del caos. A vincere alla fine sono i perdenti, i robot malati, brutti, sporchi; persino Eve, per salvare gli umani, deve per perdere un po’ della sua candida lucentezza, e sporcarsi della polvere di Wall-E, piccolo, bruttino e dimenticato. E gli umani devono rinunciare alla perfezione di vite rigidamente controllate, in cui il divertimento è canalizzato, imbrigliato, reso innocuo. E Wall-E invece è la curiosità verso la vita, l’occhio ammirato che guarda ogni giorno al mondo come se lo vedesse per la prima volta, Wall-E è il bambino che è in noi e cui non dovremmo mai permettere di crescere, Wall-E è la gioia di sporcarsi le mani con la vita.
Ma poi ci sono miriadi di altre chicche, dalle citazioni, alle velate critiche: a parte le strizzatine d’occhio ai maccisti (in sala sul dong che segnala l’avvenuta carica di Wall-E abbiamo riso solo io e Giuliano), si pensi al presidente della Terra che è anche il proprietario della BnL, ai due umani che per parlare tra di loro usano gli schermi, sebbene siano gomito a gomito, alle numerose citazioni da 2001 Odissea nello Spazio. E, mi raccomando, restate fino alla fine della sigla di chiusura: se avete visto la sigla di Nausicaa, ecco, quella di Wall-E ha la stessa struggente poesia, la stessa delicata e disperata carica di speranza.
Wall-E è un capolavoro. È poetico, divertente, splendido e resta nel cuore. Passa con leggerezza e profondità su temi importanti, invita ad una riflessione attenta, e ci tocca il cuore nel profondo, senza patetismo e con una delicatezza rara. Fatevi il regalo di andarlo a vedere. Io intanto a Lucca andrò a caccia del pupazzetto di Wall-E, che adoro dal profondo del cuore :P

P.S.
For all my readers in Nürnberg: I remember you that this evening, at 7.00 pm, I’ll be at Ultra Comix, Vorderer Sterngasse 2 for a reading. All of you are invited!

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I migliori anni della nostra vita

Da bambina avevo una cotta clamorosa per Kevin Costner. Era proprio una roba allucinante. Avevo dodici anni, e vidi in tv Balla coi Lupi. Fu una specie di colpo di fulmine, e durò un paio di anni.
Ero proprio cotta, come si può essere cotti di una persona reale, che conosci e incontri tutti i giorni. Avevo un quaderno sul quale incollavo tutte le sue foto ritagliate dai giornali, con intorno cornicette disegnate coi pennarelli e sotto frasi romantiche. Avevo due poster, uno dei quali baciavo appassionatamente ad ogni pié sospinto. Non mi ponevo il problema che fosse un amore disperato; quello che mi piaceva era la sensazione che provavo, il vuoto allo stomaco ogni volta che vedevo un suo film. Era quello che mi esaltava.
Durò fino a quando non arrivai alle superiori; lì mi attendeva C., un anno più grande di me, appassionato rappresentate d’istituto, circondato da un’aura ribelle che mi faceva impazzire. Kevin finì nel dimenticatoio.
L’ultimo suo film che vidi fu Un Mondo Perfetto; gli altri successivi mai visti. Ogni tanto, mi arrivavano notizie su di lui: che aveva divorziato, che s’era risposato. Ieri apro la pagina di gossipblog (lo adoro; non ho interesse per il gossip fine a se stesso, ma lì ogni notizia è trattata con un umorismo acido e intelligente che mi fa impazzire) e scopro che Kevin Costner aspetta un altro figlio. Mi sono messa a guardare le foto.
Lui al matrimonio, lui con la moglie, lui com’è adesso.
Sta invecchiando molto male, direi. Già stempiato quando piaceva a me, ormai i capelli sono un mezzo, triste ricordo. E tutto ad un tratto mi sono ricordata di quegli anni. Anni che forse sono anche stati brutti: la mia adolescenza è stata tutto sommato un bel periodo, ma la mia preadolescenza è stato un dannato dramma, tra assurdi casini esistenziali e angosce varie. Eppure mi fa piacere ricordarli. Gli anni passano, e alla fine resta solo il buono di quel che hai vissuto. Quel sentimento ingenuo che riempiva le mie giornate per un attore che aveva trent’anni più di me, persino la sofferenza di quei giorni. Sarà un sistema di autodifesa che abbiamo dentro, che ci salva, e che ci fa dire, infine, che ne è valsa la pena. Oppure è che la vita la puoi capire solo da lontano, non mentre ci sei ancora invischiato dentro.

Bon, e con questo inizio il mio tour tedesco. Ho scritto un po’ di post che verranno pubblicati in questi giorni in cui non ci sarò; è un primo tentativo di post in differita che spero funzionerà bene. Intanto, vi lascio con un regalino con cui baloccarvi, un regalino che alcuni di voi hanno già visto nella newsletter: ecco a voi la copertina de Le Creature del Mondo Emerso. Per altro, la trovate anche nell’angolino dedicato alle nuove uscite.
Alla prossima settimana!

P.S.
For all my readers in Vienna; I remember you that this evening at 6.00 pm I’ll be at Fantasy Flagship, Börsegasse 6 for a reading. All of you are invited!

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Some bad news

Sono costretta a darvi un po’ di brutte notizie, anticipate ieri sera da un commento ad un post un po’ vecchio. La prima è che non leggerò più inediti d’ora in avanti. Mi è capitato di ricevere mail con allegati racconti sui quali mi veniva chiesto un giudizio, oppure di ricevere manoscritti durante le presentazioni. Ormai ho capito che è assolutamente inutile che vi stia a dire che prima o poi li leggerò: non faccio in tempo. Non mi va di continuare a farvi promesse che non riesco a mantenere, per cui d’ora innanzi non leggerò più inediti. Mi sembra assai più onesto che prendere i manoscritti e poi vederli occhieggiare per mesi sulla mia scrivania.
La seconda brutta notizia è che non posso più garantire di rispondere a tutte le mail. Sono indietro di tre mesi, sto facendo una fatica terribile a cercare di rispondere a tutti, e intanto altra posta si accumula. Avevo anche pensato di mettere in stand by l’indirizzo di posta per un po’, in attesa di smaltire le mail arretrate, ma ho pensato fosse peggio.
Mi rendo conto che non è una bella cosa, ma rispondere alle mail comincia a diventare un lavoro, e io non so più come gestire tutte queste cose assieme. È già difficile riuscire a continuare con l’astrofisica e scrivere, figurarsi farci entrare anche tutto il resto. Le mail sono tante, e spesso, vivaddio, anche lunghe, belle, articolate, e rispondere decentemente mi prende tempo. Perdonatemi. Farò del mio meglio, magari in futuro la situazione cambierà, e riuscirò ad avere con voi un rapporto migliore.
Infine, mi rendo conto che l’atteggiamento che ho verso il mondo e i lettori sta diventando pericoloso. Mi rendo conto che alcuni di voi da me si aspettano molto, e non intendo dai miei libri. Si trattasse solo della responsabilità che sento quando scrivo, non sarebbe un problema: è il mio lavoro, raccontare storie è quel che so fare e sono contenta di farlo. No, voi vi aspettate qualcosa da me come persona. E non sono sicura di potervi dare queste cose.
Io lo so bene cosa vuol dire “essere fan” di qualcuno, o solo ammirarlo, e cosa vuol dire essere delusi da chi ammiri, perché mi è capitato, perché ho vividissimi i miei sedici anni e le aspettative che avevo circa quelli che amavo e ammiravo. Il rischio di deludervi sta diventando alto. Io non sono perfetta, e non credo di poter essere all’altezza dei vostri sogni. Cerco di essere onesta e di non deludervi, ma a volte credo che abbiate su di me aspettative troppo alte.
Non pensavo che avere successo comportasse anche questo: specchiarti negli occhi di chi ti guarda e non riconoscerti. Posso prendermi impegni con voi circa quel che scrivo, ma non circa quel che sono. Per cui, vi chiedo solo un po’ di comprensione: cercate di capirmi quando non sono come mi volete, e soprattutto pensate sempre che ho tutti i limiti e i difetti (magari anche qualcuno in più) delle persone normali.

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Cazzate e cose serie

Ho appena scoperto che nel mio sito è attivo un plugin che lo traduce in inglese, francese, spagnolo, tedesco russo. Automaticamente. Brrrrrrr.
Non so se avete mai usato il traduttore automatico per tradurre una cosa qualsiasi. È qualcosa di straordinario. Homepage tradotto come pagina di casa, mouse che diventano sorci e altre amenità.
Ho dato una scorsa alle uniche pagine per me intellegibili, quella inglese e quella francese, e in effetti potrebbe andar peggio, ma in ogni caso non è né inglese né francese corretto o del tutto comprensibile.
Sono questi i casi in cui penso che dovrei mettermi sul serio a studiare le lingue; la comunicazione è tutto, e l’inglese spesso non basta. Anyway, spero che i lettori stranieri saranno clementi.
Per il resto, dopo l’estenuante discussione sul post di ieri mi ero ripromessa di trattare oggi argomenti un po’ più light, ma poi finisce che uno legge il giornale, e si dice che parlare di roba light a volte è veramente impossibile. Mi limiterò anyway a riportare due articoli.
Ieri, Berlusconi ha voluto dire la sua sul caso Saviano con questa sentita lettera a Repubblica.
Tutto molto bello. Peccato che poi stamattina leggo di Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia, indicato dal ’98 a oggi da cinque collaboratori di giustizia come “uomo a disposizione dei casalesi”. Lo stesso Berlusconi che ieri prometteva lotta dura senza paura liquida la faccenda cosentino con un laconico “Ho assicurazione personale dagli interessati che si tratta di operazioni legate alla politica, e non a quella realtà”. Le stesse assicurazioni personali che ebbe da Mangano, suppongo.
Qualcuno dirà che esiste la presunzione di innocenza. Certo. Ma io mi domando sempre perché i politici accusati di collusione con la mafia siano sempre innocenti fino a prova contraria mentre un rumeno qualsiasi accusato di furto o stupro è colpevole a prescindere.
Poi, proprio per rovinarmi la giornata, mi sono anche andata a sentire gli illuminanti commenti dei giovani di Casale a proposito della vicenda di Saviano. E mi sono ricordata di quando alle superiori la nostra professoressa di lettere ci fece fare un lungo e approfondito lavoro sulle mafie assieme a Libera. E io mi domando: ma i professori di questa gente, i genitori, dove stanno e cosa fanno?

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