Un po’ di tempo fa vi avevo promesso un post su Dexter. Il povero Valberici, ho saputo, si era preparato un commento acconcio
. Giunse infine il momento tanto atteso: Dexter.
Ho iniziato a vederlo (in inglese, preferisco, almeno faccio un po’ di esercizio) perché me l’aveva consigliato Sandrone. Poi anche mio cugino mi aveva detto che valeva la pena, e quindi, finito Californication, mi sono dedicata a questo nuovo passatempo. Confesso che non avevo grandi aspettative. L’idea di base mi intrigava mediamente, ma non ho poi questa gran passione per i thriller. E invece.
Innanzitutto, l’idea di base non è carina, è FE-NO-ME-NA-LE. Sarà che l’attore è azzeccato, non lo so, ma il serial killer dei serial killer funziona dannatamente bene. Così bene che l’empatia per il personaggio è immediata. E, rendiamocene conto, qui si tratta di empatia per un sadico privo di qualsiasi sentimento, un mentitore che finge con tutti: coi colleghi di lavoro, con la sorella, con la fidanzata e i suoi figli. Ammetterete che rendere simpatico uno così è impresa degna di uno sceneggiatore coi contro-attributi.
Il fil rouge che collega tutta la serie, il caso del killer del camion frigorifero, è intrigante, appassionante: il gioco al gatto col topo tra Dexter e il suo “nuovo amico” è fenomenale: l’ammirazione di Dexter per il “maestro”, la simpatia che il killer mostra nei riguardi del Nostro, il giochetto psicologico che si instaura tra i due funziona come un meccanismo perfetto.
Le singole puntate, poi, riescono ogni volta a ribaltare le prospettive: l’evoluzione dei personaggi funziona alla grande, con uno svelamento graduale e ottimamente dosato delle varie psicologie, le interazioni sono vere, l’ambientazione particolare, caratteristica.
Alla fine credo che Dexter sia un discorso sull’umanità: cosa fa di noi esseri umani? Dexter è meno umano di noi? Quanto di Dexter c’è in ciascuno di noi? Perché il colpo di genio è spostare la prospettiva: sarebbe stato facile concentrare la serie sul senso di colpa, sulle vittime, se vogliamo. Si poteva mettere al centro il rapporto tra Dexter e le persone che uccide, il suo modo di porsi nei confronti dell’omicidio, e sarebbe stata una banale storia di redenzione, o di caduta agli inferi, a seconda dei casi. E invece no. Non c’è alcuna analisi morale su quel che Dexter fa: Dexter semplicemente uccide, e la cosa ci viene fornita nei termini di una semplice caratteristica del personaggio. Sherlock Holmes suona il violino, Maigret fuma la pipa, Dexter ammazza.
No, l’attenzione è concentrata sul modo in cui Dexter vede il mondo. Dexter è un alieno; si muove tra di noi fingendosi uno di noi, ma non lo è. Guarda le cose da un’ottica tutta sua, dall’alto della sua assenza totale di sentimenti e di empatia ci guarda stupito, perplesso, a volte ammirato. Mi ricorda un altro personaggio con uno sguardo personale, il Christopher de Lo Strano Caso del Cane Ucciso a Mezzanotte, anche lui incapace di comprendere l’umano, diverso da noi.
Ma allora perché ci si immedesima in Dexter, che da noi è così diverso? Perché in verità siamo come lui: ognuno di noi ha la propria personale visione del mondo, ognuno di noi finge con gli altri di essere normale, ognuno di noi veste una maschera che ci renda accettabili per gli altri. Anche noi, come Dexter, ci muoviamo in un ambiente che non comprendiamo. E poi Dexter è circondato da persone che lo amano, e la sua caduta significa la caduta di tutte quelle persone. Lo spettatore non vuole che Rita e i suoi figli soffrano, o che lo faccia Deb. E allora si tifa per Dex, per loro.
E poi stavo pensando che c’è qualcosa di eroico nel modo in cui Dexter finge. Per le persone normali è naturale, innato, provare affetto e amore. Per Dexter no. Lui sceglie di provare affezione, si sforza di fare cose che naturali non gli vengono per niente. Certo, lo fa per salvarsi, per continuare a sopravvivere, ma in verità potrebbe benissimo evitare di essere gentile, carino, premuroso: le persone normali spesso non lo so sono.
Infine, Dexter funziona perché è un supereroe. Pensateci. Si nasconde tra di noi, ma non è come noi. A suo modo ha anche un superpotere, e combatte contro i cattivi. Credo sia anche questo che ce lo fa amare così tanto.
Insomma, io sono completamente catturata, tanto che credo che farò di tutto per seguire anche la seconda stagione. Dexter è la mia nuova personale ossessione, in attesa del ritorno di Lost.
P.S.
For all my readers in Hannover: this evening, 7.30 pm, I’ll be at Buchhandlung Leuenhagen & Paris, Lister Meile 39 for a reading. All of you are invited!
P.P.S.
Da una postazione internet di fortuna, vi segnalo solo questa lunga intervista su Fantasy Magazine. A presto!