Archivi del giorno: 6 ottobre 2008

Italiani brava gente

Avrete sentito tutti la storia del cinese picchiato da quei ragazzini a Tor Bella Monaca, l’ultima di una serie di accadimenti sempre più squallidi. Ne parlavamo l’altra sera a cena, noi che da quelle parti ci abitiamo o ci abbiamo vissuto per ventitrè anni. Noi che i cinesi li abbiamo come vicini di casa, e andavamo a scuola con ragazzini come quelli.
Stamattina mi sono imbattuta in questo articolo. Tralasciando, per ora, le dichiarazioni aberranti dei vari politici, sono quasi d’accordo. Non c’è emergenza. Perché non è cosa di questi giorni lo stillicidio dell’odio per gli stranieri, per gli immigrati. Solo che adesso i giornali, improvvisamente, ne parlano. Perché la polizia ha picchiato il negro sbagliato: non il venditore ambulante, l’irregolare senza permesso di soggiorno, che il lusso della giustizia non può permetterselo, ma un ragazzo con le carte in regola, uno “inserito”, che non ha paura a denunciare, che ingenuamente in questo paese e in questo stato ancora ci crede, abbastanza per passare attraverso le forche caudine di un processo.
Ma non è una cosa recente. E se ci pensate, anche voi ricorderete qualche fatto, nel passato. Il compagno di classe che fa il saluto nazista davanti ad una svastica esibita durante uno spettacolo di classe sull’olocausto, un conoscente che mostra apprezzamento verso quelli che vanno a fare i raid contro i campi nomadi, o quella frase, ripetuta, un tempo sussurrata e ora esibita con orgoglio: “io non sono razzista, però…”. È che un tempo ci si vergognava ancora. Era ancora considerata una cosa tutto sommato disdicevole avercela coi neri, coi gialli, con gli stranieri. Adesso no. Adesso è cosa buona e giusta. Ed è tutta qua la differenza: che non ci vergogniamo più, che il razzismo ha una sua giustificazione sociale, che ormai siamo un popolo intero che non è razzista, però… Basta ascoltare qua: quelli che giustificano, quelli che “non sanno cos’è il razzismo” (non lo sai tu che cos’è il razzismo, “cinese di merda” mi pare un’ottima definizione), quelli che “gli immigrati sono privilegiati”. Io ricordo i cinesi che abitavano affianco casa mia, in venti in uno stanzone che era fabbrica e casa, a lavorare quindici ore al giorno tutti i giorni, domeniche comprese. Bei privilegi davvero.
Ma la gente parla, la gente dice ciò che pensa perché si sente autorizzata dal luminoso esempio dei nostri politici.
Maroni: “Non penso che in Italia ci sia un’emergenza razzismo. Ci sono episodi che vanno colpiti e che saranno colpiti come ci sono delle montature, ad esempio il caso della donna somala, che vanno colpiti allo stesso modo”.
E insiste anche Gasparri: “Fa bene ad esempio il Viminale a reagire alla somala che probabilmente mente attaccando la polizia. Tra la sua parola e quella degli agenti non ho dubbio a credere alla seconda”
Ci dicano Maroni e Gasparri perché la somala ha mentito. Ci forniscano le prove. Perché non è che non ci credo, eh? È possibile. Come è possibile un po’ tutto al mondo, ma se si accusa una persona di mentire, un’accusa, lo ammetterete, infamante, si dovrebbero produrre delle prove che vadano oltre il “di principio ha ragione la polizia”, un atteggiamento molto, ma molto fascista. Io, ad esempio, sto con le vittime. Perché, del resto, la polizia è al nostro servizio, o sbaglio? La polizia è pagata per proteggerci, o sbaglio? E proprio per questo, quando c’è il sospetto che non adempia a questo compito, per il bene dello stato e della democrazia andrebbero aperte indagini serie, andrebbe capito chi e se ha sbagliato, invece di insabbiare perché il solo fatto di portare una divisa automaticamente fa di te “un buono”, e se picchi qualcuno, beh, se l’è cercata.
Ma Gasparri va oltre, dicendo una cosa che davvero mi gela il sangue nelle vene: “Prima di alimentare campagne strumentali sul razzismo – sostiene – ci si ricordi della lunga serie di violenze subite da italiani da parte di stranieri.”.
Beh, ha ragione. Non si parla mai di violenze degli stranieri su italiani. Nessuno ha fatto titoloni clamorosi per la morte di Giovanna Reggiani , assolutamente, è una cosa passata sotto silenzio. Qui ho trovato un esempio di questo colpevole silenzio.
I giornali non si dimenticano mai di indicare la nazionalità, quando viene commesso un crimine: rumeno stupra, camerunense ammazza, e così via. E ogni volta tutti a tuonare, Gasparri e i suoi a invocare giustizia, morte e sangue. Poi succede una cosa come questa: un italiano uccide una bambina polacca di cinque anni.
Io non ricordo nessuno che si sia indignato. Nessuno che abbia fatto una cazzo di marcia di protesta o di solidarietà, niente.
Siamo un paese razzista. Punto. È un evidente dato di fatto. E lo siamo da un sacco di tempo. E lo siamo a tutti i livelli. Lo è il governo, lo è la gente, dal laureato allo studente di terza media.
Cominciamo a tirare giù la maschera e a presentarci per quello che siamo, a dire chiaro a tutti che i cinesi ci stanno sul culo, che i neri ci fanno schifo, che i rom li vorremo tutti bruciati, che è quello che la maggioranza di noi pensa, nel caldo della sua casa, la sera, col figlio che dorme nell’altra stanza e la moglie accanto.
E pensare che un tempo accusavano noi di essere fannulloni, brutti sporchi e cattivi, quando con le valige di cartone andavamo in america, in svizzera, in germania. Ma, si sa, si fanno i soldi, e le prospettive cambiano. Per cui, se un rumeno stupra un’italiana è una cosa terribile, se un civilissimo soldato americano ammazza venti persone su una funivia mentre gioca a fare top gun è tutto ok, è stato un incidente o un effetto collaterale.
Per quel che mi riguarda, ho la nausea. Della gente che mi circonda, del posto in cui vivo, di quello che stiamo diventando.
A Edimburgo, una mattina, ha attaccato bottone con me e Giuliano un signore anziano. Ci ha chiesto di dove eravamo. “Italia” abbiamo risposto.
“Oh, italians…good people” ha detto lui.
E io avrei voluto dirgli che no, un tempo, forse, o con quelli come me e come lui, con quelli che hanno i soldi, che sono belli, puliti, e vestono come noi. Ma non col resto del mondo. L’Italia è un paese meraviglioso, ma gli italiani hanno smesso da un pezzo di essere brava gente.

P.S.
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