Mi accorgo che sto trascurando questo posto. In pratica non scrivo fisicamente un post da lunedì scorso. Non so se è mancanza di argomenti o di tempo. Di sicuro il fatto che tra mezz’ora esco non aiuta.
Certo, avrei da raccontarvi della Germania, ma tutto sommato non c’è nulla da dire che non sappiate già. Sì, è andata bene, fan, dediche, letture di brani di libri e qualche gaffes con l’inglese. Ma a contare di più sono state la atmosfere di quella parte di mondo che amo così tanto. Il freddo, che lì si attesta già su livelli che a Roma si definiscono invernali, l’odore del cibo che riempie le strade, persino la forma dei palazzi, o il colore degli alberi. Ogni volta che credo che la mia infatuazione sia passata, che il ricordo dei tre mesi a Monaco sia pian piano svanito, finito nel cassetto polveroso dei bei ricordi, rimetto piede in terra teutonica, e mi ricordo perché la amo. Come tutti gli amori, è un sentimento fatto di piccole cose stupide e insignificanti, la somma delle quali disegnano i contorni di un sentimento che non ne vuole sapere di finire.
Il silenzio nei luoghi pubblici, i colori delle foglie d’autunno, il vento tagliente, il cielo grigio.
Mi chiedo sempre se amo la Germania perché non ci sono nata, e non sopporto Roma perché ci ho passato tutta la vita. Fossi nata tedesca, probabilmente invidierei il caldo e il sole dei paesi mediterranei.
E invece, la mattina, quando alzo la serranda in cucina e vedo l’ennesimo spicchio di cielo azzurro, penso che questa città sembra volerci costringere ad una falsa e perenne allegria. Perché c’è il sole e fa caldo, e quindi devi essere contento, ti devi sentire pieno di energia. E invece in autunno ho voglia solo di cieli bianchi e atmosfere silenziose, di piogge sottili e sferzate di vento freddo, tra turbini di foglie gialle.
Le due persone che con cui ho fatto il mio tour erano così contente quando ad Hannover è spuntata una giornata di sole radioso. E le capisco; quando hai il sole un giorno su dieci, il cielo azzurro è un evento. Ma io preferivo la nebbia di Vienna, la pioggia di Norimberga.
Tra un mese e mezzo ho intenzione di tornare. Voglio vedere i mercatini di Natale della Baviera, mi mancano da impazzire. Un ritorno al passato in piena regola, a tutte quelle cose che mi sono lasciata indietro un gelido febbraio di quasi tre anni fa. Continuo a dirmi che nella vita si avanti, e quel che è passato non torna. Ma ogni volta che sento l’odore dei crauti e delle salsicce alla stazione di Monaco, penso che poi forse non è così vero. C’è qualcosa di mio che è rimasto da quelle parti, e lo ritrovo ogni volta che torno.




