Quando prendi qualcosa come almeno quattro aerei al mese, prima o poi ti devi imbattere in una di quelle tipiche situazioni da aeroporto, è statistica.
Per cui, eccomi qua, seduta sulla mia stessa valigia, fregando la corrente ad una presa trovata per caso, dentro l’aeroporto di Verona.
Dovevo essere a Roma un’ora fa. Peccato che il mio volo è stato cancellato perché l’equipaggio del volo Alitalia qua a Verona non è mai arrivato. Sciopero. Forse. Non si sa. Mah. Perché, al solito, nessuno sa niente. Rimborso? Forse. Ma a Roma come ci arriviamo? La risposta, gentile e desolata, può essere riassunta in due parole: cazzi vostri.
Alle 16.55 dovrei avere un volo Meridiana. Si spera che almeno questo parta.
Sono incazzata nera. Io capisco quel che ti pare, capisco le rivendicazioni sindacali e quel che vuoi, ma questo no, lo sciopero selvaggio, che può andar bene se sei sotto dittatura, francamente no. Per altro nella giornata di sciopero di tutti i mezzi di trasporto possibili e immaginabili, per cui già so che atterrata alle 18.00, se tutto va bene, a Roma mi toccheranno due ore di coda sul raccordo per arrivare a casa. Giornata di lavoro persa.
Basta. Veramente basta. Sono veramente stanca di questa vita da profugo, girando tutti gli aeroporti d’Italia, su voli che il 90% delle volte sono in ritardo almeno di trenta minuti. Ho bisogno di una pausa, di una lunga pausa. E penso proprio che a breve me la prenderò.