La testimone della sposa la sera prima non dorme bene. Ha sempre avuto l’angoscia da sveglia, quella paura insana che la fa svegliare alle sei del mattino convinta che siano le dieci passate, e il treno che doveva prendere, l’esame che doveva passare, il corso che doveva seguire, sono già iniziati. Ma quella mattina lì è peggio, si sveglia tre volte, si gira nel letto. E sogna. Che tutto vada male. Che arriva tardi. Che non ha il vestito. Sogna i guanti, l’elemento eccentrico che si concederà il giorno dopo.
La testimone della sposa si sveglia alle otto, la mattina del sì, e si muove per la casa deserta. Gli altri dormono, il legno del pavimento le scricchiola sotto i piedi. In bagno fa freddo, l’acqua calda ci mette un po’ ad uscire, ma lei resiste stoicamente. Quando ha fatto, e sono le otto e dieci, non ha voglia di tornare a letto. Si mette lo smalto in bagno mentre legge.
La testimone della sposa si agita alle 10.00, quando suo marito è ancora in pigiama e lei non ha neppure iniziato a vestirsi. Si trucca con la trousse in bilico sul termosifone, accanto al suo amico che si rifà il nodo alla cravatta almeno dieci volte.
La testimone della sposa si scapicolla fuori dalla macchina prima di tutti, anzi si fa lasciare per strada prima che gli altri parcheggino. Scivola sulle pietre del lastricato perché i tacchi non li porta mai, e cammina decisa, perché deve arrivare presto.
La testimone della sposa quasi si commuove quando la sposa arriva in barca, ed è ancora più bella di quanto non sia di solito. La testimone della sposa è tutta compresa nella parte mentre siede accanto alla sposa. Perché è convinta di ricoprire un ruolo importante, anche se sotto sotto sa che non è vero, e allora ascolta con attenzione gli articoli del codice civile, e si domanda se i guanti non le impediranno di firmare per bene. Si commuove quasi sull’adagio di Marcello, in sottofondo, e pensa che la vita è preziosa, se l’era quasi dimenticato, ed è semplice. Se l’è persa in due anni di lavoro continuo, di viaggi in giro per mezza Italia. Ma per quanto abbia girato l’europa e l’italia, sta vivendo più ora che in questi anni.
La testimone della sposa abbraccia la sposa salendo sulle punte, perché la sua amica è alta, e una scarpa le scivola via, ma non che abbia poi molta importanza. Vestita con un abitino troppo leggero per i sei gradi dell’inverno novarese, si mette al sole, un po’ in disparte, per riuscire a riscaldarsi. Guarda il lago e la sposa, guarda: “Licia e Giuliano!”, e questo vale più di ogni altra cosa. Ma vallo a spiegare a chi le invidia il successo.
La testimone della sposa dà spettacolo, come sempre. Cappello sulle ventitré, mantella e guanti lunghi, gira per il ricevimento cogliendo la sua immagine negli specchi appannati dagli anni, pensando che è grassa, interrogandosi sulla matita intorno agli occhi e sul mascara. La testimone della sposa si toglie le scarpe e si butta a terra sul tappeto, si appoggia alla finestra per cogliere il caldo di un raggio di sole, si attacca al condizionatore e chiude gli occhi mentre l’aria calda le sale su per la schiena.
La testimone della sposa è stanca e contenta, la testimone della sposa è orgogliosa. Da quanto tempo non succedeva? Un sacco. Non se lo ricorda. Le viene in mente l’ultima volta che è stata per un po’ coi suoi amici, in un casolare perduto sotto al Terminillo. Forse è da allora. Da prima di Monaco. Da prima. Si sveste dei panni eleganti, si toglie l’ombretto dagli occhi, pensa alla giornata. Spera che il regalo sarà gradito dagli sposi. E poi ringrazia. Non sa bene chi. La sposa, gli amici, dio. Perché le è capitata in sorte una vita come questa, in cui c’è gente come i suoi amici, c’è uno come suo marito, e una sposa che si chiama Ninna e le ha chiesto di farle da testimone.