Archivi del giorno: 27 novembre 2008

Maschere

Ieri avevo scritto un post di cui ero davvero orgogliosa. Mi ero divertita un fracco, mi sembrava interessante e ben fatto, e l’avevo programmato per le nove di stamattina. Parlava della strategia del terrore, di come la paura venga usata a fini politici. Sì, ok, niente di nuovo sotto il sole, è un tema che ho già trattato molte altre volte, ma, non so, stavolta mi convinceva di più. Poi però è successa questa cosa dell’India, e, come dire, mi è sembrato inopportuno. E l’ho congelato. Ora giace nel limbo dei post salvati, e non so se e quando lo pubblicherò.
Sono quattro anni che ho un blog. Quando l’ho aperto avevo un bisogno fisico e impellente di scrivere. Avevo post scritti in testa per riempire mesi e mesi di blog. Se rileggo adesso quella roba stento a riconoscermi, e non capisco come potessi trovarli persino belli, interessanti. Poi i miei libri hanno venduto tanto, ed è comparso questo specie di muro tra me e questo posto. Quando entro qua dentro e inizio a scrivere la mia parte scrittrice prende il sopravvento sulla mia parte umana, e quel che dico non è più quel che io nella mia interezza sento, ma quel che Licia Troisi autrice de Le Cronache del Mondo Emerso filtra, e scrive.
Credo sia questa la cosa più strana e fastidiosa del successo. Che costruisce maschere. Finisci per vederti così tanto negli occhi di chi ti legge, di chi ti ama, che ti sdoppi. E comprendi perfettamente che c’è un tuo io pubblico, e un tuo io privato. Questo accade anche a chi non scrive o non è famoso. Ce lo ha insegnato Pirandello un sacco di tempo fa. Ma quando così tanta gente crede alla tua maschera, quando così tante persone ti costruiscono addosso questo alterego, allora l’avatar finisce per diventare qualcosa di terribilmente tangibile, di vivo e vero.
Perché non sono io che mostro la parte più piacevole di me in pubblico. È la gente che decide, tutta assieme, di guardare in me il riflesso di ciò che ha provato quando mi ha letta. Sono gli altri che mi costruiscono, che mi vedono per quel che forse non sono.
E questo si riflette su questo posto. A parte quando parlo di politica o del mondo (e lì l’io pubblico e quello privato si danno allegramente la mano), quando scendo nel privato mi sento improvvisamente fuori posto. Proprio perché la gente costruisce la mia maschera, più stringente diventa il bisogno di celare qualcosa agli occhi del pubblico. E non perché sia vergognoso, o dia di me un’immagine che non mi piace. Semplicemente perché è intimo. Ci sono cose importanti, belle e brutte, che mi sono successe e che non ho mai scritto qui sopra. Cose da cui esco pian piano solo ora (e dio voglia che se ne possa uscire definitivamente, prima o poi) che mi hanno cambiata, che hanno radicalmente modificato il mio modo di percepire le persone che amo, ma che non trovano posto in questo blog. E più passa il tempo più il novero delle cose di cui mi sento di parlare qui sopra si riduce. Non sono neppure riuscita a raccontare davvero i tre giorni coi miei amici, o il mio compleanno. Perché in un mondo che reclama le mia storie e la mia vita, che a volte sembra succhiarmi via linfa vitale, io ho bisogno di tenere delle cose per me.
Ora, cosa tutto questo voglia dire non lo so. Non sto scrivendo l’epitaffio di questo posto, che continuo ad amare troppo per poterlo abbandonare, ma sto solo seguendo il cambiamento. E forse sono un po’ influenzata anche dalla visione di Dexter, che altro non è che un lunghissimo discorso sulle maschere e sull’identità, che ci invita a interrogarci su chi siamo, su quanto possiamo agire su quel che siamo e su come dobbiamo rapportarci con i costumi che la gente ci cuce addosso. Alla fine Dexter È ciò che gli altri vogliono. Così abituato a fingere, a dissimulare, resta al suo posto e sopravvive non per reale amore per la vita, ma per gli altri, per quel che Rita, Deb e gli altri vedono in lui. E so già che alla fine ci sarà identità perfetta tra la sua immagine, faticosamente costruita, e il suo io. Perché a volte fingere è essere.
Ecco. Per me non sarà mai così. Ci saranno sempre luoghi oscuri a me sola noti, in cui potranno entrare poche persone, le sole cui tenga veramente, perché la mia faccia la mostro solo a chi amo.

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