Archivi del mese: novembre 2008

Ffffffffffatto? direbbe Mucciaccia

Un po’ di tempo fa vi avevo detto che si stava organizzando qualcosa per Le Leggende del Mondo Emerso, e che a breve vi avrei fatto sapere. Finalmente il momento di sciogliere le riserve è giunto.
Immagino vi ricordiate del contest che è stato organizzato per l’uscita del primo volume de La Ragazza Drago. Ebbene, eccone uno nuovo di zecca che ha preso il via il 4 Novembre a Lucca. Qui trovate tutti i dettagli, ma per i più pigri riassumo la cosa.
Si tratta di confezionare un costume ispirato ad uno dei personaggi del mio nuovo libro; per ora sul sito trovate un po’ di anticipazioni sull’aspetto della protagonista, Adhara, che per altro è la tipa della copertina. A partire dal 18 Novembre troverete informazioni anche sugli altri personaggi. Una volta fatto il costume, scattatevi una bella foto e speditela all’indirizzo che trovate sul sito che vi ho segnalato.
Per chi avesse avuto dubbi sull’efficacia del sistema di votazione del precedente contest si tranquillizzi: si stan studiando soluzioni che permettano a tutti i concorrenti di essere votati per lo stesso periodo di tempo. Per altro la “giuria popolare” sceglie solo i dieci finalisti. Il vincitore lo decreta invece una “giuria di qualità”.
Cosa si vince? La gloria. Più o meno. Il vincitore, ovviamente costume-munito, farà una presentazione assieme a me.
Bon, questo è quanto. Mettetecela tutta, tirate fuori forbici, colla, ago, filo, cartoncino e tutto quel che vi viene in mente per esprimere la vostra creatività e buon divertimento!
Intanto, io vi faccio un regalino…

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Un Destino tra le mie mani

Manca esattamente una settimana al’uscita. Essere l’autore, però, ha i suoi vantaggi, per cui sabato, alla fnac di Milano, tra le mie mani si è materializzata una copia de Le Leggende del Mondo Emerso – Il Destino di Adhara. Questa

La vedrete sabato prossimo a Genova (sempre che ci arrivi, visto che ho un fantastico volo Alitalia, sob) e a Torino.
Mi fa uno strano effetto avere il libro tra le mani. Ieri, in aeroporto, ogni tanto gli davo una scorsa, andando a leggere quando…, oppure quando… E ho capito che la mia luna di miele con quel che scrivo finisce quando il libro non è più un file scrivener sul mio computer, ma diventa un oggetto che posso stringere tra le mani. Perché a quel punto sono già andata oltre, e sono finita intrappolata in qualche altra storia.
Quest’ultimo libro che ho scritto è ancora quello che mi piace di più, tra tutti i miei. Penso ancora che l’idea è potente, che ci sono almeno un paio di personaggi da cui non vorrei più staccarmi e che ci sono due o tre trovate di cui sono orgogliosa. Ma già ci sono altre cose che cambierei. Segno che sto continuando a camminare, cosa che è positiva. La crescita si paga con un’eterna insoddisfazione, ma è il prezzo giusto per continuare a scrivere, ad avere cose da dire.
Adesso non mi resta che aspettare il vostro giudizio. A quel punto il libro finirà definitivamente di essere mio, e sarà completamente vostro.

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Prima o poi doveva succedere

Quando prendi qualcosa come almeno quattro aerei al mese, prima o poi ti devi imbattere in una di quelle tipiche situazioni da aeroporto, è statistica.
Per cui, eccomi qua, seduta sulla mia stessa valigia, fregando la corrente ad una presa trovata per caso, dentro l’aeroporto di Verona.
Dovevo essere a Roma un’ora fa. Peccato che il mio volo è stato cancellato perché l’equipaggio del volo Alitalia qua a Verona non è mai arrivato. Sciopero. Forse. Non si sa. Mah. Perché, al solito, nessuno sa niente. Rimborso? Forse. Ma a Roma come ci arriviamo? La risposta, gentile e desolata, può essere riassunta in due parole: cazzi vostri.
Alle 16.55 dovrei avere un volo Meridiana. Si spera che almeno questo parta.
Sono incazzata nera. Io capisco quel che ti pare, capisco le rivendicazioni sindacali e quel che vuoi, ma questo no, lo sciopero selvaggio, che può andar bene se sei sotto dittatura, francamente no. Per altro nella giornata di sciopero di tutti i mezzi di trasporto possibili e immaginabili, per cui già so che atterrata alle 18.00, se tutto va bene, a Roma mi toccheranno due ore di coda sul raccordo per arrivare a casa. Giornata di lavoro persa.
Basta. Veramente basta. Sono veramente stanca di questa vita da profugo, girando tutti gli aeroporti d’Italia, su voli che il 90% delle volte sono in ritardo almeno di trenta minuti. Ho bisogno di una pausa, di una lunga pausa. E penso proprio che a breve me la prenderò.

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Il migliore dei paesi possibili

Ora, stamane io potrei farmi il sangue amaro a parlarvi dell’ultima, divertentissima battuta del nostro presidente del consiglio, che contestualmente ha anche dato dell’imbecille chi non apprezza il suo sottile umorismo, ma veramente non ne vale la pena. Voglio dire, significa solo dare importanza alle parole di un uomo piccolo piccolo, di un pupo per sbaglio messo a giocare in mezzo ai grandi. E io in questo bel paese ormai ci sono bloccata (tanto per rispondere a chi dice “se non vi piace andatevene”: ci si prova, non credere, ma non sempre ci si riesce), per cui preferisco fare come ieri sera, quando Giuliano ha voluto per forza sentire Berlusconi che dà dell’abbronzato a Obama: mi sono tappata le orecchie e ho iniziato a fare “blablablabla”.
Per cui.
C’è una novità nel sito. Suppongo l’abbiate colta. A breve aggiornerò anche le foto delle mie presentazioni, con qualche immagine da Lucca. Quel che voglio segnalarvi, però, è soprattutto l’apertura ufficiale del sito di Paolo Barbieri. Ragazzi, mi sono sentita come una bimba in un negozio di caramelle: c’è una marea di roba. Prendetevi un po’ di tempo per guardare tutto, perché vale davvero la pena.
Tutto qua. Ora vado a adempiere ai miei compiti di casalinga nel migliore dei paesi possibili.

P.S.
Una gran verità sul blog di Sandrone.

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Melanconia postelettorale

Questa storia di Obama che ha vinto le elezioni mi ha veramente buttata giù. Cioè. Ieri mattina, appena sveglia, ho subito chiesto a Giuliano chi avesse vinto (ieri la colazione l’ha preparata lui) e ho fatto un sorriso trentadue denti quando mi ha risposto. Insomma, Obama mi piace, sono contenta che l’America abbia deciso di provare a cambiare rotta.
Però…
Ok, faccio outing. Non ho mai subito il fascino degli USA. Il grande alleato, la grande democrazia e via di aggettivi iperbolici. Per me era soprattutto il paese del capitalismo sfrenato, delle armi vendute a cani e porci e del mito del self made man, dell’esistenza vissuta come lotta per la sopravvivenza, in cui il debole soccombe e il forte vince. E non avevo fiducia negli americani, che nella mia visione piena di pregiudizi erano quel che gli italiani stanno diventando: gente rincitrullita dalla tv, senza alcun senso civico ma solo un malinteso senso del patriottismo, facilmente manovrabili dal populista di turno. E invece.
E invece in milioni vanno a votare, facendo la fila ai seggi, convinti che anche un solo voto conta.
E invece non si fanno infinocchiare da “idee vecchie col vestito nuovo” (vedi la Palin) e decidono di credere in quel “we can” che ormai è diventato proverbiale.
E nel day after, non li vedi accapigliarsi tra destrorsi e sinistrorsi, con gli sconfitti che negano pateticamente di aver perso e i vinti che infieriscono sul nemico.
Ho pensato a Obama che nel suo discorso dopo la vittoria ringrazia McCain, gli concede l’onore delle armi, e dice che “noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d’America”. E McCain, di contro, che ammette la sconfitta dicendo “Chiedo agli americani di seguirmi non solo nelle congratulazioni ma nell’offrire al presidente lo sforzo più sincero nel cercare vie comuni, compromessi per unire le differenze e riconquistare prosperità, difendere la sicurezza in un mondo pieno di pericoli e lasciare a figli e nipoti un paese migliore di quello che abbiamo avuto in eredità”.
E ho pensato una cosa terribile. Che noi abbiamo smesso di essere Italia molti, troppi anni fa. Che ormai uno di destra e uno di sinistra non si riescono neppure più a parlare, perché il livello del dibattito politico è diventato così infimo, così basso, che non c’è possibilità di confronto. Che ci sono milioni di italiani come me che non si riescono a riconoscere non solo nella politica del governo Berlusconi, ma neppure nel sentire del proprio vicino di casa. Tra me e uno che è d’accordo nel prendere le impronte ai bambini rom io percepisco un abisso incolmabile.
Gli americani ci hanno fregato, gli americani ci credono ancora nella democrazia. Poi magari quest’avventura finirà male, poi magari le speranze che coltiviamo oggi verranno deluse una ad una, ma l’affluenza alle urne in questo elezioni è un segnale splendido e forte. Un segnale che probabilmente ormai noi qui in Italia non siamo neppure più capaci di comprendere e decodificare.
Sono veramente abbattuta. Quando leggo le esternazioni di Gasparri sul nuovo presidente degli Stati Uniti, quando scopro che la privatizzazione dell’acqua, uno spettro agitato tanto da destra che da sinistra, è cosa fatta. Quando la gente dice che “a destra e sinistra sono tutti uguali” e diserta le urne, perché “votare non serve a niente”. E mentre il mondo quanto meno ci prova, noi restiamo invischiati nel nostro provincialismo, in una politica che è ormai di pura rapina, nell’assenza totale di senso dello stato e preda delle paure, dalle più fondate alle più motivate.
È uno di quei giorni in cui uno, tutto sommato, vorrebbe stare da un’altra parte, anche in un posto che non pensavi avrebbe mai potuto piacerti.

P.S.
Due rapide segnalazioni: una recensione de Le Creature del Mondo Emerso che mi onora, e un po’ di foto dalla presentazione di Lucca. Per altro, nella sezione cosplay del sito trovate un po’ di bellissimi costumi nuovi

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Un pochino di speranza

Ho letto il primo discorso di Obama da presidente. Ho pensato che un’America così, se ci fosse davvero, forse mi piacerebbe anche. Ho pensato che ha detto un sacco di cose che si devono dire, ma le ha dette bene, e ne ha dette anche di belle.
Adesso semplicemente non ci deve deludere. Adesso deve far meglio di quello che lo ha preceduto, e direi che tendenzialmente non è che ci voglia tanto. E ci deve convincere che tutte queste storie del “we can”, del cambiamento, dell’America che ritrova le radici del sogno, sono vere.
Obama, non ci deludere pure tu.

P.S.
Sto diventando sempre più telegrafica, ma sono anche sempre più stanca e impegnata. Abbiate pazienza, prima o poi troverò anche io il mio equilibrio. Spero.

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Pillola di saggezza delle 19.25 + segnalazioni

Giuliano, mentre lava i piatti: “Che poi io dico: visto che pare che gli americani in genere gliene frega poco di andare a votare, e visto l’influenza decisiva che un presidente degli Stati Uniti ha sui destini del mondo, ma io dico, perché non lo facciamo votare da tutti i paesi del mondo?”.

Che poi in effetti direi che è meglio Obama di uno qualsiasi dei politici nostrani, per dire.

Prima di chiudere (abbiate pietà, è stata una giornata veramente pesante), due segnalazioni: bell’articolo sulla mia presentazione a Lucca scritto da Matteo Mazzucca, così anche chi non c’era si fa un’idea di quel che abbiamo detto, e il sito del videogioco sul Mondo Emerso, la cui demo è allegata alla prima edizione de Le Creature. Ne avete di che baloccarvi.
Buona serata!

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Alchimie

Torno da Lucca masticata come un chewing gum, ma quanto meno soddisfatta. Sì, è stata la solita corsa, sì, mi sono stancata da morire, ma è andata bene, e sono addirittura riuscita a girare la fiera domenica mattina.
Ho pensato che le storie di successo alla fine probabilmente sono soprattutto storie di alchimie, di incontri fortunati, di visioni comuni. Me ne sono accorta sabato mattina, mentre presentavo Le Creature del Mondo Emerso insieme a Paolo Barbieri e Sandrone Dazieri. È incredibilmente importante lavorare con persone che la vedono come te, che condividono il tuo stesso immaginario e la tua stessa idea di letteratura di genere. E con le Creature è successo proprio questo; c’era dietro una visione comune, un comune intento, che ha prodotto quelle cento e passa pagine di illustrazioni e testi. Dove la scrittura si ritira, interviene l’illustrazione, e dove l’illustrazione non può arrivare, arriva la scrittura.
Ma se questo discorso vale all’ennesima potenza per Le Creature, è anche vero che resta valido per tutti gli altri miei libri. Penso sempre a quanto fortunata sia stata ad aver incontrato sul mio cammino lavorativo proprio queste persone e non altre: che ci hanno creduto e ci credono ancora, con cui mi sento in sintonia, con cui lavorare è un piacere. Non ci fossero state loro, il Mondo Emerso non sarebbe mai diventato quello che è ora, e sarebbe rimasto un semplice parto della mia mente, uno dei tanti che in quegli anni finivano rapidamente nel dimenticatoio.
Domani il libro uscirà in libreria, e sarà disponibile anche per chi a Lucca non c’era. Così mi farete sapere che ne pensate, qual è la vostra illustrazione preferita, se c’è qualcosa di quel che ho scritto che vi ha colpiti particolarmente. Intanto, se qualcuno di quelli che ha già il volume tra le mani vuole farmi sapere che ne pensa, ogni commento è ben accetto. Per altro, scopro stamane che il libro ha già una voce su wikipedia, corredata da una foto sufficientemente oscena :P
A Lucca c’è stata anche un’altra novità, che però vi accenno soltanto. È stato aperto un contest su Le Leggende del Mondo Emerso, la nuova trilogia il cui primo libro, Il Destino di Adhara, è in uscita il 18 novembre, sul modello del contest de La Ragazza Drago. I dettagli ve li darò quando avrò più materiale.
Per il resto, oggi si apre un nuovo periodo della mia vita: inizio i corsi di dottorato. Ho fatto dei giri enormi per arrivare a questo punto: mi sono persa, ritrovata, ho anche pensato, ad un certo punto, che il dottorato fosse ormai una possibilità al di là della mia portata, fuori raggio. E invece sono tornata esattamente là dove mi ero fermata, quattro anni fa, quando mi laureai. Sono contenta e un po’ agitata. Stanotte sognavo di aver dimenticato di andare ai corsi. Chissà se significa qualcosa. Intanto, mi appresto ad uscire dal bozzolo per non so più quale volta, e ad iniziare una nuova vita, ancora. Sono anche gli ultimi giorni che passo in questa casa. La vita è cambiamento, ma è anche ricerca di stabilità, e per tre anni, da oggi in poi, ne avrò un po’.

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