Archivi del giorno: 1 dicembre 2008

L’edificante ed esemplare storia del blogger non anonimo

Il blogger non anonimo è in principio un forumista. Si firma nome e cognome dovunque vada perché non ha ben capito questa storia dell’anonimato. Si vanta di mettere la faccia sotto le sue opinioni, non capisce perché non dovrebbe farlo.
Durante l’adolescenza ha riempito pagine e pagine di diario, convinto che “un giorno lo farò leggere ai miei figli/marito/moglie/genitori”. Perché al blogger non anonimo piace scrivere ed essere letto.
Il blogger non anonimo (ancora in fieri) scopre il meraviglioso strumento dei blog. Cazzo! Scrivo e c’è pure gente che mi sta a sentire! Se mi dice culo magari mi fa anche i complimenti!
Il blogger non anonimo si apre allora un account su una piattaforma di blogging ed è pronto a partire. Si fa il suo bloggettino, e inizia a riempirlo di fatti suoi, dalla disavventura in montagna ai drammi quotidiani della casalinghitudine. Sotto c’è la sua firma. Nome e cognome. Voglio dire, che male c’è?
All’inizio è una gran figata. Pubblico simpatico, nessuna limitazione di argomento, qualche applausino qua e là.
Poi però le cose cambiano. Gli anni passano, gli argomenti toccati aumentano, e diciamo anche che il nostro blogger non anonimo cresce, e gli succedono un tot di cose. Lo leggono parecchie persone, non esclusi i conoscenti, e lui vuole continuare ad essere carino e divertente. Diciamo anche che è un personaggio pubblico, e, in quanto tale, molti pensano che di lui si possa dire un po’ di tutto, dall’insulto più o meno velato alla lode sperticata.
Così, fatalmente arriva la prima mattina in cui si siede e si rende conto che la cosa di cui ha veramente voglia di parlare è un fatto grave della sua vita privata. Diciamo una cosa che coinvolge terzi, tanto per complicare il livello di difficoltà. E si accorge che non ne può scrivere. Perché ci sono terzi coinvolti, innanzitutto, e lui firma i suoi post, tutti sanno chi è e cosa fa. Perché dovrebbe violare la privacy di un’altra persona mettendo i suoi fatti in piazza? E poi perché improvvisamente percepisce che non ha voglia di leggere i commenti che di certo arriveranno, che non vuol dare le proprie lacrime in pasto a detrattori e ammiratori, e che, insomma, ha voglia di scriverne, ma non in modo che lo leggano tutti. Perché lui è non anonimo, ricordiamolo. E allora o non scrive, o scrive d’altro.
Un bel giorno, il blogger non anonimo si rende conto che ha un sacco di voglia di scrivere che quel determinato detrattore che l’ha insultato gli sta sul culo. Sì, testuali parole. Ha già pronto un post al vetriolo. Ma, calma. Dar contro a chi ha evidentemente insultato per scatenare un flame-war è da idioti, è fare il gioco del nemico. Tanto più che è anche una battaglia persa in partenza. Cazzo. Fosse stato anonimo lo sfizio se lo poteva pur passare. Uno sfogo senza firma sotto e senza faccia a corredo, ma così…e allora lascia perdere e parla d’altro.
E si va avanti così ad libitum, assommando giornate sempre identiche che finiscono puntualmente che quel che scrive non è quel che pensa, e coltivare il blog è diventato un enorme diversivo in cui si evitano gli argomenti caldi (gli unici interessanti) e si parla delle solite frivolezze. Perché ormai la mattina del blogger non anonimo è più o meno così:
“Oh, di che parlo oggi? Vediamo…
- in questo periodo penso tantissimo al fatto a. Ma, calma. Il fatto a è una cosa piuttosto privata, e tu sei un personaggio pubblico. Voglio dire, vuoi davvero che Tizio, Caio e Sempronio al lavoro sappiano del fatto a? Ok, il fatto a ti ossessiona, e l’unica cosa che ti interessi adesso, ma no, non ne puoi parlare.
- no problem, c’è il fatto b. Calma, il fatto b tira in ballo un tuo caro/a amico/a. Se ne parli puoi lui/lei chissà come la piglia, magari si incazza che hai spiattellato pubblicamente una faccenda tra te e lui/lei…No, no, per il bene dell’amicizia soprassiedi
- ok, ma tanto c’è il fatto c. No, aspetta. Il fatto c tira in ballo tutta quella gente lì che ti ha diffamato sulla rete. E, ehi, tu quelli non li devi sfiorare manco da lontano. Voglio direi, lo sai quanto pallose sono le discussioni che vertono sull’argomento, poi ti tocca mettere in quarantena il blog per un mese. No, no, lascia perdere

- vabbeh, oggi parlo delle chiavi di ricerca”.
E improvvisamente il blogger non anonimo prende in mano i diari di quando aveva quindici anni. Quelli che un giorno avrebbe fatto leggere a cani e porci, e cui ha negato l’accesso finora a chiunque, compresa la moglie. Anzi, quando i genitori c’hanno messo il naso dentro si è incazzato come una iena. E finalmente capisce perché la gente in genere i cazzi propri li racconta ad un diaro con sopra un lucchetto bello grosso, al riparo da troll, amici e parenti.

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