Il mio rapporto con la fede, e soprattutto con la Chiesa, lo conoscete. Devo dire però che con l’andar del tempo le mie posizioni si stanno lentamente spostando, conducendomi sempre di più al di fuori di ogni definizione. Anche perché ormai essere cattolici come vuole la Chiesa e contemporaneamente sentirsi bene con se stessi e la propria coscienza è una mission impossible.
No, è che due giorni fa è uscita questa notizia.
Commentarla è persino inutile. Voglio dire, la mia prima reazione è stata: “Capperi, il papa vorrà far carriera come muezzin, dato che gli unici paesi in cui ricordi che l’omosessualità è un reato sono islamici”.
Poi ho letto le motivazioni. E lì è scatta l’ilarità. Quindi, per evitare che gli stati in cui l’omosessualità è reato, poveri, vengano discriminati dagli altri, lasciamo pure che i gay vengano uccisi, magari per lapidazione, condannati all’ergastolo, ai lavori forzati, deportati o frustati. È risaputo che l’orgoglio nazionale vale molto più della vita umana. È anche questo che viene detto ripetutamente nel Vangelo, assieme a non usare contraccettivi, non usare le cellule staminali e non praticare l’eutanasia. Cos’era, il vangelo di Matteo?
Fino a quando tra una tirata sul profilattico e l’altra il papa diceva anche cose serie (non lo so, l’attacco alla mafia, per dirne una) potevo ancora sentirmi bene ad entrare in una Chiesa e definirmi cattolica. Ma adesso che ogni esternazione degli alti vertici del clero è, se va bene, inopportuna, se va male uno sputo in faccia a milioni di persone che nel mondo vengono uccise, schernite e discriminate, allora no, mi spiace, il gioco non vale più la candela.
Quel che trovo più fastidiosa è stata la diluizione e lo stravolgimento del messaggio evangelico con l’andare dei secoli, per cui ormai del senso del cristianesimo è rimasto ben poco, se non un’enorme struttura di potere che sembra devota solo a perpetrare se stessa.
Sì, è vero, ho conosciuto e conosco preti di tutt’altra levatura, e so che la chiesa cattolica non è solo il papa o la CEI. Ma questo non basta. Perché il papa è la più alta carica spirituale nel cattolicesimo, è lui che decide cosa è cattolico e cosa no, non la miriade di preti di periferia combattivi che ho conosciuto nella mia storia.
Per cui, non lo so. Ma mi è sempre più evidente che una cosa è la chiesa, che tutto sommato è solo un apparato profondamente secolare, assai poco interessato alle istanze spirituali degli uomini, e un’altra è la fede, un fatto intimo e personale di ogni uomo.