Ho un amico che spesso mi prende in giro, specie quando incontriamo qualcuno che non conosciamo. In genere mi presenta lui, con un pomposo “lei è Licia Troisi, la più grande scrittrice fantasy italiana vivente!”. Non ricordo esattamente da dove è uscito fuori questo inside joke, credo l’avessimo letto da qualche parte, e da allora questa tiritera me la ripete spesso.
Al riguardo, gli ho fatto notare un giorno che quel “vivente” mi fa sempre un brutto effetto: sembra quasi che te la stiano tirando.
Ora.
L’altro giorno ero a telefono con un altro amico, che ad un certo punto ha iniziato a sciorinarmi una mia breve biografia corredata anche da una citazione (“Lo scrittore fantasy è un imbroglione, prende in giro il lettore” blablabla, che se non erro esce fuori da uno dei miei Farheblog). Solo alla fine mi ha detto dove l’aveva trovata.
Il Catalogo dei Viventi.
Sottotitolo: 7247 italiani notevoli.
Cioè, esiste questo libro che racchiude le minibiografie (mini insomma, dipende dal personaggio: Andreotti e Cossiga si meritano sei colonne fitte, Valeria Rossi, quella di Tre parole cinque righe) di un tot, 7247, italiani famosi per i più svariati motivi. Per esempio, c’è Rossin Valentino, qualifica postino, assurto agli onori della cronaca per essere stato arrestato nel 2007 come appartenente alle Brigate Rosse. O Giorgio Caniato, che è ispettore ecclesiastico nelle carceri. Le voci non sono necessariamente enciclopediche; per dire, apprendo dalla voce corrispondente che il colore preferito di Paolo Giordano è il verde acido.
Ecco. A me questa storia fa ridere. Innanzitutto per il titolo. Viventi. Ok, lo so, è una tara mia, ma quando sento qualcuno appellato come vivente, mi sembra di vedere qualcuno che gufa perché diventi presto dipartito. Va anche detto che Catalogo dei Viventi fa molto opera classica latina o greca (che so, il catalogo delle navi dell’Iliade); o anche opera Lombrosiana (cataloghiamo tutti gli esseri umani secondo qualche criterio). Ma è il sottotitolo che mi diverte: italiani notevoli. Ora, giornalisticamente parlando è ovvio cosa sia un italiano notevole. Ma se volessimo dare all’aggettivo un senso diverso, farlo diventare un giudizio di merito, chi dice che scrivere un libro, fare un film, essere un politico ci rende degni di nota? Mi viene in mente la canzone di Caparezza Eroe (storia di Luigi delle Biococche), e più ci penso più credo che sia vero. Che le persone notevoli 90 volte su 100 agiscono nel silenzio e nell’indifferenza, perché passiamo così tanto tempo a cercare il successo altrove che ci dimentichiamo le vie più battute. Se penso alla mia vita fin qui, a quel che ho fatto, sono più orgogliosa della mia piccola vita quotidiana, il marito, la casa, la laurea, che dei nove libri. Il successo è una cosa che qualcuno, per motivi il più delle volte imperscrutabili, ti regala. Una famiglia è una cosa che ti conquisti giorno per giorno.
Tutto questo per dire che mi fa davvero sorridere stare in mezzo agli italiani “notevoli”.
E per farvi capire il senso della cosa, in coda a questo post metto una foto del tutto speculare a quella di apertura, che Ninna mi ha mandato via posta proprio stasera. Mi piace un sacco, anche se mi si vede il naso con la gobba e sono brutta come al solito. Perché esprime proprio quel che dicevo prima: la bellezza straziante delle piccole, gigantesche cose della vita. Quelle per cui tutti, alla fine, ci diamo così tanto da fare su questa terra.






