31 dicembre 2008, 14:50.
deliri
In genere, non faccio i consuntivi di fine anno. Da ragazzina per me l’anno finiva con la chiusura della scuola e ricominciava a settembre, quando riapriva. I tre mesi in mezzo erano una specie di festa dei folli, che riempivo ogni volta con sensazioni diverse. A quei tempi ogni anno era diverso dall’altro, le cose erano in continuo movimento.
Anche adesso che non vado più a scuola ho comunque difficoltà a considerare questo l’ultimo giorno dell’anno. E mi tengo alla larga dal tirare le somme. Sì, ok, stamane, mentre tiravo a lucido la casa, ho pensato che è stato un anno un po’ così. Il 2007 è stato probabilmente quello davvero tosto, ma quando ti trovi in mezzo alla bufera lo spirito di sopravvivenza ti tiene a galla. Quando il pericolo passa, invece, lo stress ti cade addosso e in genere crolli. Ecco, forse il 2008 ha risentito un pochino di questo effetto. Ma le mie profonde riflessioni sull’anno che finisce, su che direzione abbia preso la mia vita e cose così s’è arrestato a questo punto.
Sento invece la magia di queste notti di attesa. L’ho sempre percepita e sempre la percepirò. Le ore che lente si consumano in preparativi che sono già festa. Pulire, spolverare, provare il vestito della festa. Il sole che cala, e brucia la skyline di roma dalla finestra del mio bagno (devo farle una foto, oggi, è uno spettacolo straordinario), gli amici che chiamano, il polpettone che rosola in forno.
Percepisco qualcosa nell’aria, un cambiamento, o solo il profumo di un’attesa, la stessa che vivevo da ragazzina la notte dell’Epifania, quando mi svegliavo un po’ prima, le orecchie tese ad ascoltare il rumore di passi, e la paura di alzarmi e sorprendere la befana in salone.
La sera della Vigilia ho avuto una lunga discussione con Giuliano su Babbo Natale. Lui diceva che è un modo per rendere magica la notte di Natale, io insistevo che invece è una crudeltà raccontare ai bambini di Babbo Natale; arriva sempre il momento in cui devi dir loro la verità, e ci restano malissimo.
Ora mi sembra di capire. La magia della notte, delle ore di riposo trascorse a vegliare in attesa di qualcosa. So che l’alba di domani non porterà altro che le facce assonnate dei miei amici, e qualche piatto da lavare. So che non ci sarà niente di diverso da oggi. Lo stesso sole, lo stesso cielo. Ma davvero importa che alla fine dell’arcobaleno ci sia la pentola piena d’oro? L’attesa il più delle volte si nutre di se stessa e in sé si pasce e si soddisfa. La vita intera è una lunga, piacevole o angosciata attesa di qualcosa. Siamo noi a riempire quelle ore di sensi che in sé non hanno, noi a creare simboli e a credere in essi. E non c’è nulla di male, è la nostra natura di uomini. Per cui, stesa sul divano di casa, attendo: che Ninna, l’Orso e Rebecca arrivino a casa, che sia ora di preparare il polpettone, che la mezzanotte porti con sé la promessa di un altro anno.