Il mio anno nuovo comincia alle 2:30 del due gennaio. Sono piegata in due dal più forte mal di stomaco degli ultimi anni. Continua alle 2:50, quando vengo ammessa al pronto soccorso come codice verde. Un prelievo di sangue, due flebo e un mezzo svenimento dopo mi ricoverano per sospetta pancreatite.
Di recente i miei punti saldi hanno iniziato a vacillare: nel 2007 scopro che le cose brutte non capitano solo agli altri, ma anche alle persone che conosci e cui vuoi bene. L’inizio del 2009 si porta dietro il mio primo capello bianco e la consapevolezza che anch’io non sono indistruttibile e posso finire all’ospedale.
L’ospedale resta quel posto che entri e diventi un malato. Prima hai solo il mal di stomaco, dopo sei un ricoverato in ciabatte, lontano dal resto del mondo, completamente nelle mani di medici indaffarati. L’odiosa farfallina per le flebo sul braccio, il pigiama e le ciabatte, i minuti che non passano mai, il carosello degli infermieri e dei medoci che si alternano nei turni.
Ora sono al pronto soccorso, in attesa dei risultati delle analisi di oggi, tra un sospetto infarto e una signora con un grosso taglio sulla testa. Scrivo dall’iPhone, facendo una fatica bestiale.
Pare non sia proprio pancreatite, ma il pancreas ha effettivamente fatto le bizze. Non mangio e non bevo da ieri sera, ma tutto sommato mi sento bene. Spero ardentemente che mi dimettano domani, non ne posso già più.
Non so che pensare. Di quest’anno, di questi anni, di tutto. Per ora voglio solo andarmene, la mia prospettiva arriva al massimo al giorno in cui mi dimetteranno. Poi vedremo.